A. Zampieri

Libero Docente in Semeiotica Medica – Specialista in Storia della Medicina

La scoperta della circolazione del sangue può essere considerata l’avvenimento più importante nella storia della fisiologia ed in questo evento del pensiero scientifico possiamo distinguere tre grandi capitoli: quale era il pensiero degli antichi su questo argomento; cosa scoperto in merito dagli studi anatomici del ‘500; l’opera di William Harvey. Vediamoli ora nei loro punti essenziali.

Dai tempi di Galeno (129-202 d.C.) si riteneva che la vena porta ed i suoi rami portassero le sostanze digerite dallo stomaco al fegato, dove erano trasformate in sangue; dal fegato, centro della circolazione, attraverso le vene, una parte del sangue veniva avviata al cuore destro e l’altra parte distribuita in tutto il corpo. La vena polmonare portava poi all’atrio sinistro il pneuma del polmone, principio fondamentale della vita,  che dall’aria era assunto con la respirazione, ed in questo atrio si mescolava col sangue; l’aorta infine spingeva il sangue e il pneuma per tutto l’organismo. Nei ventricoli, attraverso le porosità del setto, avveniva uno scambio continuo fra pneuma e  sangue. Il cuore quindi era considerato come una specie di serbatoio, che riceveva il sangue da un’apertura e lo inviava da un’altra; i due sistemi venoso ed arterioso erano poi ritenuti come due apparati chiusi ed indipendenti; i due ventricoli comunicavano fra loro attraverso i forami del setto; la vena polmonare infine portava aria al cuore. Il fegato inoltre produceva continuamente dai cibi ingeriti, nuovo sangue fresco.

Questi postulati rimasero come dogmi indiscutibili in campo medico per oltre 14 secoli.

La circolazione sanguigna secondo Galeno. Le vene (in azzurro) costituiscono il sistema sanguigno limitato alle vene; le arterie (in rosso) costituiscono il sistema degli spiriti vitali. I due sistemi sono centrifughi, nonostante le sinastomosi indipendenti.

Nel Rinascimento questo problema fu affrontato e demolito in particolare da insigni anatomici italiani. Si deve però ricordare la figura di Michele Serveto (1509-1553), teologo e medico spagnolo, che nella sua Christianismi restitutio ne intravide la verità; infatti, parlando dello spirito vitale che risiede nel cuore e nelle arterie, afferma che il movimento del sangue che va dal cuore destro al sinistro non attraversa il setto, ma passa dai polmoni per tornare poi al cuore sinistro.

Miguel Servet y Rives

Le sue idee rimasero però a lungo sconosciute perchè, ritenuto eretico, fu bruciato sul rogo insieme a tutti i suoi libri. Realdo Colombo (1516-1559) è il primo studioso che nella sua opera De re anatomica dimostrò la non permeabilità del setto e parlò di circolazione polmonare, il passaggio cioè del sangue attraverso i polmoni. Girolamo Fabrizi d’Acquatendente (1537-1619) portò un ulteriore contributo in merito, descrivendo le valvole delle vene, con le loro concavità rivolte verso l’alto. In questa affascinante storia, un ruolo di grande rilievo è rivestito poi da Andrea Cesalpino (1524 ca.-1602) che per primo parlò chiaramente della grande circolazione in tutti i suoi aspetti.

Andrea Cesalpino

Egli affermò nelle sue opere (Peripateticarum quaestionum e Quaestionum medicarum) che il cuore e non il fegato è il centro di tutto il movimento del sangue; da esso tramite le arterie si diffonde per tutte le parti, risolvendosi questi vasi in tenuissimi capillari e di qui, per le vene, ritorna al cuore; dal ventricolo destro, tramite la piccola circolazione, ritorna alla parte sinistra, e quindi di nuovo nelle arterie, in un continuo movimento; è lui che primariamente usò la parola “circulatio sanguinis”. Dimostrò poi che i vasi, sia arteriosi che venosi, non contengono altro che sangue ed il passaggio di questo dalle arterie alle vene è dovuto alla maggior pressione esistente nel sistema arterioso, necessaria per superare la resistenza del sistema capillare. Famoso inoltre il suo esperimento (ripreso tal quale poi da Harvey) della legatura delle vene per provare il corso refluo del sangue.

Si arriva così a William Harvey (1578-1657), al quale va il merito di aver dato un preciso inquadramento a tutto il problema.

Ritratto di William Harvey

Primo di nove figli di un padre ricco commerciante, fu avviato agli studi che seguì con passione, acquisendo un’approfondita educazione umanistica. A sedici anni si iscrisse al College di Cambridge, conseguendo nel 1597 il diploma di laurea. Tre anni dopo si trasferì a Padova, ove ottenne nel 1602 il titolo di dottore in medicina. Tornato a Londra, iniziò ad esercitare la professione; brillante fu la sua carriera. eletto membro del Royal College, lavorò anche a lungo presso il principale ospedale di Londra; nel 1618 venne ammesso a corte, divenendo amico del re Carlo I, al quale rimase fedele durante la guerra civile. Negli ultimi anni, si dedicò allo studio dell’embriologia. Morì di infarto nel 1657 e nel testamento destinò i suoi beni al fine di fondare una scuola, tuttora esistente, nella sua città natale di Folkestone.

Nella sua famosissima opera, Exercitatio anatomica de motu cordis, pubblicata nel 1628, un piccolo volume di 72 pagine con quattro figure in due tavole, in seguito più volte poi ristampato, con geniale intuizione e perizia tecnica, in modo chiaro e comprovato da una serie di prove fisiche, riuscì a dimostrare in una mirabile sintesi tutti gli aspetti di questa circolazione.

W. Harvey, Exercitatio anatomica de motu cordis, Francofurti, 1628

Alcune figure nel libro di Harvey

Il suo pensiero è svolto in 17 capitoli, di varia lunghezza, chiari, scritti con stile rigoroso aderente alla materia trattata, preceduti da un ampio proemio, ove afferma, con rara perizia tecnica e sinteticità di discorsi, che il cuore è una pompa muscolare che si contrae durante la sistole; che il sangue dalla parte destra va ai polmoni e di qui, per mezzo di porosità invisibili, ritorna a sinistra dove tramite l’aorta, viene distribuito in tutto il corpo, da cui poi ritorna al cuore con movimento  circolare tramite le vene; la circolazione infine è un fatto meccanico e dinamico. Le valvole presenti nelle vene sono poi necessarie perchè il sangue defluisse dalla periferia al centro e non dal fegato alla periferia. Tutto ciò enunciato e poi dimostrato per mezzo di vivisezioni in animali e reperti autoptici.

E’ questa quindi una concezione del tutto nuova. Il sangue descrive un circolo chiuso: esso viene mandato dal cuore agli organi e da questi ritorna al cuore nella sua totalità, in un percorso continuo. Punto centrale del suo pensiero è l’idea della conservazione del sangue, invece del suo consumo.

Le idee di Harvey incontrarono allora feroci oppositori e tanti gli si schierarono contro, cercando di dimostrare che aveva sbagliato. Fra questi ricordiamo James Primerose, che pubblicò un libro per contestare i suoi esperimenti, difendendo ancora le teorie di Galeno, poi Guy Patin, Gaspar Hofmann, il milanese Giacomo della Torre, che parlò di scandalo causato da un uomo che intendeva rovinare gli antichi dogmi;

Ritratto di Guy Patin

Giovanni Riolano, professore di anatomia a Parigi, che fu l’oppositore più deciso di Harvey e che dichiarò che quanto da questi affermato era “paradosaale, inutile, falso, impossibile, assurdo e nocivo”.

J. Riolan il Giovane, Les Oeuvres anatomiques de M. Iean Riolant, Parisiis, 1628

Fra coloro invece che accolsero subito le sue scoperte, citiamo il danese Niels Stensen, Richard Lower e Raymond de Vieussens.

Ritratto di Nicolò Stenone e la sua opera stampata a Firenze nel 1667

Richard Lower

L’ultimo tassello, la dimostrazione anatomica dei capillari, avverrà infine successivamente, per mezzo del microscopio, ad opera di Marcello Malpighi.