Alice Sanpaolesi de Falena

Dottore Commercialista Revisore Contabile

Il nuovo accertamento sintetico si chiama “Spesometro”, e la parola stessa spiega di che cosa si tratti.

I contribuenti italiani avevano imparato a districarsi tra i coefficienti moltiplicatori del “Redditometro”, sapevano che acquistando un’imbarcazione o una potente autovettura il fisco avrebbe fatto loro i conti in tasca per verificare se il reddito dichiarato consentisse il mantenimento del bene, ma lo spesometro è strumento nuovo e più potente nelle mani dell’Amministrazione Finanziaria.

Esemplificando: ai contribuenti persone fisiche che acquisteranno un bene di valore superiore a 3.600,00 euro iva inclusa (per gli acquisti di beni o prestazioni soggetti a fatturazione la soglia è prevista invece a 3.000,00 euro) verrà richiesto a partire dal 1° maggio 2011 il codice fiscale.

Il negoziante entro l’anno successivo provvederà a comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate tutti i riferimenti della vendita ivi compreso e soprattutto il codice fiscale di chi ha effettuato l’acquisto.

I limiti sono riferiti al valore globale della prestazione (o del bene) ed in caso di pagamenti frazionati, la comunicazione andrà inviata ugualmente.

Questa enorme banca dati affluirà all’Amministrazione finanziaria che potrà comparare i dati già in suo possesso riferiti al reddito del contribuente con le spese da questi sostenute e verificarne la congruità.

Nelle intenzioni del legislatore vi è pertanto la volontà di verificare se un certo soggetto che dichiara un certo reddito annuale abbia la possibilità di sostenere determinati consumi, le informazioni che affluiranno riguarderanno ogni tipo di spesa.

La norma istitutiva ha previsto che anche le operazioni effettuate nell’anno 2010 dovranno essere comunicate, ma con dei limiti: se eseguite tra soggetti in possesso di partita iva e se superiori a 25.000,00 euro al netto dell’iva.

In caso di accertamento, il contribuente potrà comunque giustificare la maggiore capacità di spesa in virtù di ulteriori entrate rispetto a quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi quali: il possesso di titoli finanziari, la presenza di un coniuge con redditi elevati, donazioni e vincite al lotto, entrate che dovranno essere supportare da idonea documentazione.

L’altro tipo di accertamento sintetico, cioè quello da “Redditometro” non è stato sostituito dallo “Spesometro” ma anzi è stato potenziato e sempre più va assomigliando agli “Studi di Settore” strumento ben noto ai titolari di partita iva, applicandosi a campioni di contribuenti selezionati per omogeneità territoriale e composizione del nucleo familiare.

L’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei contribuenti un software con il quale sarà possibile verificare se il proprio reddito è congruo rispetto al redditometro e in caso contrario sarà possibile adeguarsi dichiarando un maggior reddito.

I due metodi di accertamento saranno alternativi precisa l’Agenzia e la scelta su quale metodologia di accertamento applicare verrà fatta in base alle risultanze istruttorie….

(Fonte “Il Sole 24 Ore”)