R. Trivelli Consigliere CAO Pisa – Presidente ANDI Pisa

Precisiamo subito che in materia di autorizzazione e accreditamento di strutture sanitarie e studi professionali  la normativa a cui occorre fare riferimento è il recente decreto del Presidente della Giunta Regionale 24 dicembre 2010, n. 61/R:

“Regolamento di attuazione della legge regionale 5 agosto 2009, n.51 (norme in materia di qualità e sicurezza delle strutture sanitarie: procedure e requisiti autorizzativi di esercizio e sistemi di accreditamento)”.

Ci siamo sentiti in dovere di riportare questa informativa perché sollecitati da alcune richieste di chiarimento da parte di iscritti all’Albo degli Odontoiatri della nostra provincia.

Le continue modifiche delle normative, che pur avendo spesso il merito di integrare e adeguare il sistema legislativo al mutare temporale delle situazioni o a correggerne aspetti incongrui, rappresentano però talvolta momenti di disorientamento nei confronti dell’utente che si perde in una jungla di decreti e commi. La seguente richiesta che ci viene inoltrata per e-mail da una nostra collega, che non chiede altro che di essere in regola con i requisiti autorizzativi per l’apertura di uno studio odontoiatrico, dimostra che spesso anche i servizi preposti danno risposte non univoche.

“ …ti ho accennato un pò la situazione per telefono. Lo studio è già esistente, in un centro studio medico,(….)

Quali  sono i documenti da allegare alla Dia? Sarebbe possibile avere una  documentazione chiara e gli adempimenti per l’apertura di uno studio, in un centro studi medico in Toscana? Sono andata all’Asl di … e mi hanno dato come  riferimento la legge 8/99 ma tale legge, sembra sia stata abrogata e sia stata sostituita dalla legge n. 61, poi mi hanno detto di fare riferimento alla legge 51, del 2009, poi il Suap di vedere la legge 59 per i documenti da allegare , insomma io non so più come uscirne. Poi mi hanno detto, che c’è un articolo, che potrebbe non prevedere la coesistenza di studi medici di base con studi specialistici. Tu ne sei a conoscenza? In attesa di chiarimenti , ti ringrazio.”

La richiesta, alla quale abbiamo risposto direttamente a suo tempo, non è pubblicata per intero per ovvi motivi di privacy. Il nostro compito è quello di aiutare i colleghi in difficoltà, nei limiti delle nostre possibilità, non essendo tecnici della materia.

Il decreto in oggetto apporta innovazioni soprattutto con riguardo all’accreditamento e agli strumenti che lo supportano, dando piena efficacia alle disposizioni contenute nella L.R. 51/99. Conferma invece le disposizioni contenute nella L.R. 8/99, ora abrogata, relative all’apertura degli studi professionali, con l’unica novità della eliminazione della disposizione che prevedeva, in caso di chiusura dello studio, la possibilità di chiedere una nuova autorizzazione o di presentare una nuova DIA solo dopo sei mesi dal provvedimento di chiusura stesso.

E’ possibile accedere al testo integrale attraverso il sito della Regione Toscana.

Vorrei però aggiungere alcune precisazioni che possono risultare utili,  facendo riferimento a circolari regionali che è possibile trovare anche sul sito dell’OMCeO di Pisa:

1. Nel caso di uno studio professionale in cui un professionista cessi la propria attività e lasci i locali, le attrezzature, etc. ad altro professionista abbiamo da un lato la cessazione di uno studio professionale e dall’altro l’apertura di un nuovo studio: non c’è subentro nella titolarità.

2. In caso di studio associato, sempre in considerazione della peculiarità dello studio professionale rispetto alla struttura sanitaria, nella fattura, se intestata allo studio associato, è opportuno che la prestazione sia facilmente riconducibile al professionista che l’ha erogata. Inoltre si ricorda che la denominazione dello studio associato non può che essere “studio odontoiatrico” accompagnato dai nominativi dei componenti, senza nomi di fantasia.

3. Lo studio deve disporre di un accesso per l’utente diverso da quello utilizzato per altre finalità non riferite all’attività sanitaria e i locali dello studio devono essere nettamente separati da quelli destinati ad altri usi (es. centro estetico).

4. Solo il titolare dello studio deve presentare la DIA; se nello studio è presente un collaboratore sarà allegata alla DIA la sua dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante gli estremi di iscrizione all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Perché sia inequivocabile che si tratti di un collaboratore l’attività deve essere svolta prevalentemente dal titolare dello studio che è il solo a fatturare e che avvalendosi di ausiliari risponde dei loro fatti dolosi o colposi (art.1228 del c.c.)

5. I professionisti hanno comunque la possibilità:

– di associarsi, sempre che la presenza di più professionisti non comporti una organizzazione tale da configurare in realtà la sussistenza di una struttura e non di uno studio;

– di condividere in tempi diversi (prerogativa esclusiva degli studi soggetti a DIA) locali e attrezzature con altri professionisti, tutti tenuti a presentare personalmente la DIA. In tal caso, come prevede l’allegato D al regolamento, devono essere definite ed adottate procedure per garantire la costante idoneità delle risorse comuni, mentre ciascun professionista rimane unico responsabile delle prestazioni rese ai propri pazienti.

6. La DIA deve essere presentata solo in caso di studio odontoiatrico o medico e quindi non riguarda le professioni sanitarie non mediche (fisioterapista, igienista dentale, etc.).