F. Pancani Presidente CAO Pisa

L’istituzione della figura professionale dell’igienista dentario è stata un passo avanti fondamentale per l’evoluzione qualitativa offerta dallo studio odontoiatrico.

Il percorso abilitante della professione sanitaria di igienista dentale è fornito da una laurea triennale, che determina un’ottima preparazione. L’elenco delle competenze dell’igienista dentale, abilitato secondo il DM 15.03.1999 n. 137, sono ben definite:

a) svolge attività di educazione sanitaria dentale e partecipa a progetti di prevenzione primaria, nell’ambito del sistema sanitario pubblico;

b) collabora alla compilazione della cartella clinica odontostomatologica e provvede alla raccolta dei dati tecnico-statistici;

c) provvede all’ablazione del tartaro e alla levigatura delle radici nonché all’applicazione topica dei vari mezzi profilattici;

d) provvede all’istruzione sulle varie metodiche di igiene orale e sull’uso dei mezzi diagnostici idonei ad evidenziare placca batterica e patina dentale motivando l’esigenza dei controlli clinici periodici;

e) indica le norme di una alimentazione razionale ai fini della tutela della salute dentale.

Soprattutto personalmente ho sempre riconosciuto come massimo indirizzo del suddetto DM che “l’igienista dentale svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale, su indicazione degli odontoiatri e dei medici chirurghi legittimati all’esercizio della odontoiatria”.

Purtroppo l’Italia è il paese dove tutto è possibile ed ogni legge o regolamento può essere diversamente interpretato, applicato, se non disatteso. Pertanto nella generale lotta di tutti contro tutti, volta a erodere gli spazi e le competenze professionali vicine a discapito della qualità delle prestazioni e della tutela sanitaria della popolazione, non poteva mancare l’igienista libero-professionista, svincolata da ogni tutela odontoiatrica, se non addirittura tendente ad invadere settori terapeutici di esclusiva pertinenza del medico o odontoiatra, iscritto al relativo Albo Professionale, sino ad infrangere l’articolo 67 titolo V del nostro Codice Deontologico. Anche nella Provincia di Pisa come in altre parti d’Italia si sono presentati casi preoccupanti a questo proposito.

Per questo motivo a fine gennaio 2011 il sottoscritto in qualità di Presidente CAO di Pisa pose al nostro Presidente Nazionale Dott. Giuseppe Renzo una serie di domande volte ad ottenere un chiarimento ed un indirizzo comportamentale in materia:

“da alcune settimane si è presentato nella comunità odontoiatrica pisana il problema di una igienista la quale, dopo aver lavorato in passato nello studio di un collega, si è messa per così dire in proprio. Ha cioè aperto un suo studio professionale dove esercita la propria attività. Già altre circolari sono state inoltrate dal vostro Ufficio Legale sul profilo professionale dell’igienista dentale (n. 3702 del 01.04.09, n. 6162 del 28.05.10, ecc.).

Ma ulteriori domande sorgono di fronte a questo caso come integrazione generale delle suddette:

– se è possibile per una igienista aprire uno studio autonomo individuale;

– se è possibile che venga meno il controllo operativo da parte di un odontoiatra sul lavoro da svolgere e svolto sul paziente da parte dell’igienista;

– a quali leggi e regolamenti deve sottostare un siffatto studio: urbanistiche, fiscali, autorizzazioni, varie, DIA, ecc.);

– se esiste una qualche variabilità legislativa in merito da regione a regione;

– se l’igienista può acquistare beni strumentali e/o di consumo non di stretta pertinenza della propria attività:

– quale è la corretta interpretazione del Decreto Interministeriale 17.05.2002 (G.U. 189) e dell’abrogazione dell’art. 2 del Decreto Interministeriale 21.01.94, relativa rispettivamente alla esenzione IVA ed all’obbligo della prescrizione medica per lo svolgimento delle prestazioni dell’igienista”.

Alla mia il Dott. Giuseppe Renzo ha risposto con la circolare del 20.04.2011, che allego integralmente, rivolta a tutti i Presidenti C.A.O., nella quale inoltre ripete anche dei concetti già espressi in precedenti circolari del 2009 e del 2010.

Dopo pochi giorni è giunta ai Presidenti C.A.O. una molto polemica lettera firmata da due esponenti sindacali nazionali degli igienisti, che preferisco non commentare nel suo contenuto, per come essi siano entrati in un carteggio riservato ordinistico, per come si siano procurati tutta una serie di indirizzi di posta elettronica. Spetta ad altri questo compito, soprattutto spetta alle associazioni sindacali di categoria, mentre spetta alla CAO la tutela della professionalità dei propri iscritti, la tutela dei cittadini pazienti, la tutela del Codice Deontologico ed il rispetto delle leggi vigenti. Vedo che le CAO degli Ordini, Organismi Istituzionali ausiliari del Ministero della Salute, fin troppo spesso vengono assimilati ad associazioni di categoria. Ripeto che la CAO Nazionale, nel rispetto degli obblighi connessi ai compiti di controllo e di indirizzo, sul tema ha reiterato il proprio parere già espresso in passato più volte, fornendo risposta ad un quesito presentato dal Presidente di una CAO provinciale. Facendo quindi mie le parole del Presidente CAO di Ferrara Dr. Cesare Brugiapaglia sottolineo che “l’utilizzo di questa circolare – ed ancor più la diffusione di note polemiche veicolate anche attraverso gli indirizzi dei legali rappresentanti delle CAO Provinciali – non fornisce titolo ad alcuno per dipingere  un quadro distorto della realtà  e/o per usare con finalità diverse e strumentali l’Istituzione Ordinistica. La CAO della FNOMCeO quello che aveva da dire lo ha detto  nei termini e nelle forme consentite all’Istituzione rappresentata. Il Ministero vigilante, se lo ritiene e se interpellato, potrà esprimere una disposizione vincolante, nel rispetto delle disposizioni di Legge, alle quali per primi noi CAO ci atterremo. …Infine faccio rilevare che, in merito ai generici riferimenti di presunti comportamenti illegali perpetrati da professionisti iscritti all’Albo, le Leggi vigenti obbligano tutti a ricorrere alle Autorità preposte e agli Ordini provinciali segnalando comportamenti ritenuti non consoni. Faccio riferimento alla diffusione di generiche e demagogiche accuse: la denuncia, è risaputo ai più, di illeciti di cui si è venuti a conoscenza alle competenti Autorità, così come le segnalazioni agli Ordini provinciali di professionisti resisi responsabili di comportamenti lesivi del Codice Deontologico, è un atto dovuto. Questo doveroso atto, tra l’altro, dovrebbe essere la sintesi e la giusta testimonianza del sentire civile. Nel caso specifico e per quanto ampiamente divulgato, in conclusione, se ciò non avvenisse, risulterebbero accreditate le malevole interpretazioni che, in modo interessato e per spostare l’attenzione, potrebbero portare a concludere che chi ha utilizzato questi metodi non ha argomenti per ribattere ed ha solo voluto gettare fumo negli occhi per coprire altri intendimenti”. Come informazione finale mi piace sottolineare, se vogliamo restringere il campo alla Regione Toscana, che secondo la legge regionale 05.08.2009 n. 51 ed il regolamento attuativo n. 61/R è scritto al punto 7 testualmente “la DIA deve essere presentata solo in caso di studio odontoiatrico o medico e quindi non riguarda le professioni sanitarie non mediche (fisioterapista, igienista dentale, ecc.)”. Se l’igienista non può presentare la DIA in Toscana come può aprire uno studio professionale autonomo?