A. Zampieri

Libero Docente in Semeiotica Medica – Specialista in Storia della Medicina

Se l’anatomia patologica è dominata in questo secolo dalla figura del Morgagni, nel campo degli studi fisiologici merita un posto eminente Albrecht Von Haller che fu indubbiamente il personaggio più celebre in campo medico di tutto il Settecento europeo. Nacque a Berna il 17 ottobre 1708 da una famiglia della borghesia cittadina e fin dall’infanzia dimostrò una grande vivacità intellettuale: già a 9 anni scriveva versi in latino, aveva composto un dizionario greco ed ebraico e compilate una lunga serie di biografie di quasi due mila personaggi.

Ritratto di A. Von Haller

All’età di 15 anni iniziò a Tubinga a studiare medicina; si trasferì poi a Leida per approfondire le sue conoscenze, avendo qui come maestro il grande Boerhaave; si laureò a 19 anni, svolgendo una dissertazione sul dotto salivare, frutto di numerose dissezioni su animali. Successivamente compì un viaggio di studi a Londra e poi a Parigi, ove incontrò le più importanti personalità scientifiche di quel tempo. Dopo un breve soggiorno a Basilea, nel 1728 ritornò a Berna, ove iniziò ad esercitare la libera professione, senza grande fortuna. Nel tempo libero, si dedicava alle ricerche anatomiche e fisiologiche, scrivendo anche poesie che furono molto apprezzate; effettuando nei mesi estivi escursioni botaniche sulle vicine montagne svizzere.

Nel 1736 la sua fama divenne così grande, che fu chiamato alla cattedra di anatomia e botanica dell’università di Gottinga, da poco fondata, ed in questa città rimase per oltre 17 anni, tutto impegnato nell’insegnamento e alle sue ricerche scientifiche, condotte sia sezionando numerosi cadaveri che praticando esperimenti di vivisezione. Le sue lezioni erano molto seguite ed attiravano un gran numero di studenti. In questa città fondò l’orto botanico, il teatro anatomico e l’istituto di fisiologia.

Nel 1753 ritornò a Berna, luogo in cui passerà il resto della sua vita, avendo anche l’incarico di pubblico ufficiale e poi quello di direttore delle saline di Roche. Morì a Berna il 12 dicembre 1777.

Uomo dotato di una incredibile cultura e memoria, in età matura si presentava alto, ben formato, robusto e di bell’aspetto; ebbe tre mogli e tenne una intensa corrispondenza con centinaia dei principali studiosi del suo tempo, tanto che il suo incredibile epistolario è raccolto in ben 68 volumi. Fu nominato medico del re d’Inghilterra e socio delle più illustri accademie di allora. In campo religioso, fu conservatore nella vecchiaia e strenuo difensore della fede che lo impegnò anche in una lunga battaglia combattuta contro le idee, da lui ritenute “pericolose”, di Voltaire.

Dotato di immensa cultura, fu ugualmente grande in anatomia, fisiologia, botanica, storia della medicina, oltre che essere anche poeta. Fra i tanti suoi scritti, ricordiamo per il loro interesse in campo anatomico le sue Icones anatomicae in otto grandi fascicoli del 1756, corredate da una serie di accurate illustrazioni, specie nelle parti riguardanti le arterie ed i visceri. Nell’embriologia, il suo più notevole studio riguardò lo sviluppo dell’embrione, nelle sue varie fasi.

A. Von Haller, Disputationes anatomico chirurgicaeNeapoli, 1756

A. Von Haller, Anatomici argumenti, Lausannae, 1768

Più importanti però le opere fisiologiche: nel 1747 pubblicò le Primae linae physiologiae e quindi, negli anni 1757-66 gli Elementa physiologiae corporis umani, in otto volumi, in cui, con ammirabile diligenza, chiarezza e profondo spirito critico, vengono esaminati tutti i fenomeni vitali dell’organismo ed in particolare il meccanismo della respirazione, i processi circolatori, le fasi dell’osteogenesi.

A. Von Haller, Primi lineamenti di fisiologia, In Venezia, 1765

A. Von Haller, Elementa physiologiae corporis humani, Lausannae, 1757

In questa opera viene esposta anche la sua teoria dell’irritabilità, la parte più nota e rilevante del suo pensiero, in cui dimostrò con tutta una serie di accurati esperimenti che questa è la proprietà caratteristica di tutte le fibre muscolari mentre la sensibilità invece è esclusiva delle fibre nervose. Questa teoria, che decisamente andava oltre all’interpretazione che prima di lui avevano dato Descartes e Boerhaave a riguardo dei fenomeni della contrazione muscolare, suscitò un  notevole interesse nonché accese polemiche con non pochi ricercatori europei, ed avrà una grande importanza nello sviluppo successivo degli studi in campo medico.

Per la botanica, ricordiamo i due volumi in folio sulla Flora elvetica, in cui propose una nuova classificazione delle piante basata sul loro habitat e composizione dei frutti e dei semi.

Ancora da citare, per l’incredibile vastità di erudizione, le sue opere di bibliografia; la prima, edita negli anni 1771-72, fu la Bibliotheca botanica, a cui seguì quella Anatomica (1774-77) e quella Chirurgica (1774-75), ognuna in due volumi, e quindi la Bibliotheca medicinae praticae, negli anni 1776-88, in quattro volumi e completata dopo la sua morte: si tratta di una impressionante documentazione culturale (sono citate oltre 50.000 opere!) di insostituibili repertori di dati, in cui sono riassunte le più importanti pubblicazioni in ogni campo, con cenni bibliografici sugli autori.

A. Von Haller, Bibliotheca medicinae praticaeBernae, 1776

Oltre questi scritti, ricordiamo le moltissime sue recensioni comparse sulle  riviste scientifiche dell’epoca, i suoi commenti alle lezioni del suo maestro Boerhaave.

Alla sua morte, la sua immensa biblioteca che Haller aveva raccolto in una vita di ricerca erudita ed appassionata, e che comprendeva circa 15.000 volumi e 145 manoscritti importanti, fu subito dopo in parte venduta e smembrata; per la maggior parte passò all’università di Milano (ed è conservata nella Biblioteca Nazionale Braidense), parte si trova a Pavia, parte fu trafugata dalle armate napoleoniche e parte infine si trova in Svizzera.

Visse circondato dall’ammirazione generale dei contemporanei, acclamato come il maestro dell’Europa e clinico insigne.

A. Von Haller, Opera minora, Lausannae, 1762

In questo campo della medicina sono da citare in questo secolo altri personaggi che con i loro studi hanno contribuito a rendere autonomo questo campo della scienza medica. Ricordiamoli brevemente.

Lazzaro Spallanzani, nacque nel 1729 a Scandiano (Reggio Emilia) studiò nell’Ateneo bolognese, dedicandosi poi alle scienze naturali; fu professore a Reggio, Modena e quindi a Pavia; viaggiò moltissimo in tutti i paesi del Mediterraneo. La sua vita fu amareggiata da ostilità, incomprensioni, invidie e vicissitudini politiche. Dodato di profonda cultura, compi accurate ed innovatrici ricerche che aprirono nuove vie alla fisiologia sperimentale. Fra le sue tante scoperte, ricordiamo quelle sulla generazione, sulla fecondazione artificiale, sulla chimica della digestione, ove scopri il succo gastrico e ne dimostrò l’azione sui cibi.

La sua opera classica sulla respirazione fu pubblicata solo dopo la sua morte, avvenuta a Ginevra nel 1803.

L. Spallanzani, De’ fenomeni della circolazioneIn Modena, 1773

Altro grande personaggio di allora fu Xavier Bichat (1771-1802).

Ritratto di Xavier Bichat

Nella sua opera principale Anatomie générale appliquées à la phisiologie et à la medicine, espone con chiarezza le sue opinioni sulle funzioni dei tessuti vitali nello sviluppo delle varie forme morbose.

X. Bichat, Recherches physiologiques sur la vie et la mort, Paris, 1829

Accanto a questi, altri personaggi contribuirono alla crescita autonoma della fisiologia; ricordiamo Luigi Galvani (1737-1798) che scopri l’elettricità animale, con una serie di numerose esperienze sulle rane, pubblicate nell’opera De viribus electricitatis in motu muscolare, e Antoine Lavoisier (1743-1794), padre della chimica moderna che dimostrò nel sangue la presenza di ossigeno e come nella respirazione si decomponesse l’aria.

Morì sotto la ghigliottina, vittima del Terrore rivoluzionario.