A. Zampieri

Libero Docente in Semeiotica Medica – Specialista in Storia della Medicina

Nel Settecento la Clinica medica, che nel periodo precedente aveva avuto nel Sydenham un illustre rappresentante, si da farlo chiamare con l’appellativo di “Ippocrate inglese”, continuò a progredire per merito di illustri personaggi che portarono l’arte medica ad un alto livello.

La figura che indubbiamente ne rappresentò il più famoso protagonista fu  Hermann Boerhaave.

Ritratto di Hermann Boerhaave

Figlio di un ecclesiastico, pastore e ministro di una comunità cristiana, nacque il 31 dicembre 1668 a Voorhout, cittadina vicino a Leida; fin da piccolo, fu istruito in storia e letterature latine e greche e fu destinato agli studi religiosi. A 12 anni fu colpito per molti mesi da un’ulcera maligna e dolorosa alla coscia sinistra, ribelle a tutte le cure praticate e che i medici non riuscivano a far guarire e ciò lo stimolò a ricercare e sperimentale lui stesso altri mezzi di cura, portandolo anche allo studio delle scienze. Nel 1682 si iscrisse alle scuole pubbliche di Leida, per approfondire in particolare teologia e filosofia, ove rapidamente percorse con plauso le varie classi. Nel tempo libero, per riposare la mente e rafforzare la sua già robusta costituzione, si dedicava ad attività agricole e rurali, passione questa che continuerà poi a coltivare per tutta la sua vita. Nel novembre 1682 ebbe la sventura di perdere il padre e poté continuare i suoi studi grazie all’aiuto e alla protezione che un benefattore dette alla sua numerosa famiglia, composta dalla madre e da ben nove figli. Nel 1690 si laureò in filosofia.

Alla fine del 1693 avvenne un terzo evento, che gli impedì di continuare gli studi religiosi, cui era stato destinato, fin da piccolo, dal padre. In seguito ad una disputa teologica e filosofica, sorta fra i passeggeri di un battello su cui viaggiava, disputa alla quale intervenne con competenza, fu ingiustamente accusato di professare idee eretiche; ciò suscitò una forte opposizione nei suoi riguardi, bloccandogli quindi la carriera ecclesiastica.

Boerhaave allora si impegnò, con grande diligenza, alla medicina, partendo dalle opere di Vesalio, Bartolini e Falloppio; effettuò numerose autopsie e dissezioni di animali, approfondendo poi con grande attenzione le opere di Ippocrate, da lui ritenuto un maestro insuperabile.

H. Boerhaave, Consultationes medicae, Venetiis, 1744

Altre materie di ricerca furono allora la chimica e la botanica. Si addottorò quindi in medicina nel 1696.

Conseguito questo titolo, si stabilì definitivamente a Leida, incominciando con successo sempre più crescente ad esercitare la professione. Per i meriti riconosciutigli, nel 1701 fu nominato lettore di istituzioni mediche in quell’università, e successivamente titolare della cattedra di medicina e botanica, ove a lungo poi insegnò per molti anni, con grande reputazione.

H. Boerhaave, Libellus de materie medica et remediorum formulis, Lugduni Batavorum, 1721

La sua fama di medico e di docente si diffuse ovunque e tanti erano gli studenti che accorrevano in gran numero per assistere alle sue lezioni, attratti dalla sua affascinante personalità e chiarezza di esposizione. Si dedicò anche ad arricchire notevolmente il locale orto botanico mentre nell’ospedale, ove vi erano due corsie, una per gli uomini e un’altra per le donne, istruiva i giovani allievi alla conoscenza e cura delle varie malattie. Agli studenti affidava da seguire i vari malati, che venivano visitati ogni giorno; quindi venivano lette con cura le loro storie e discusse le possibili diagnosi ed i mezzi curativi da adottare. Diffusa la sua fama in tutta Europa, molte furono allora le Accademie scientifiche che lo vollero loro socio, come pure tanti furono i riconoscimenti e gli onori a lui attribuiti, in campo internazionale.

All’età di 42 anni sposò Maria Drolevaux, unica figlia di un senatore di Leida; da questo  felice matrimonio durato 28 anni, nacquero tre figlie ed un maschio, ma sopravvisse solo una femmina, Maria Giovanna, alla quale, alla morte del padre, andò la ricchissima eredità, valutata in oltre quattro milioni di lire di allora.

Boerhaave fu di corporatura robusta e ben proporzionata, di semplice contegno, di animo gentile e umano, profondamente religioso ed eloquente oratore; nel 1725 si ammalò di gotta e questa affezione andò col tempo sempre peggiorando limitando le sue attività, ma nonostante ciò non cessò di insegnare. Morì il 23 settembre del 1738, compianto da tutti, e fu sepolto nella locale chiesa di St. Pieterskerk.

H. Boerhaave, Opera omnia medica, Venetiis, 1735

Pochi, ma fondamentali, i suoi scritti. Ricordiamo anzitutto gli Aphorismi de cognoscendi et curandis morbis, del 1709, successivamente altre dieci volte riediti, in cui sono riassunte preziose osservazioni e norme terapeutiche, e le Institutiones medicae, stampate per la prima volta nel 1728, che ebbero poi altre 15 edizioni in latino ed una in francese.

H. Boerhaave, Aphorismi de cognoscendis et curandis morbis, Lugduni Batavorum, 1728

H. Boerhaave, Institutiones medicaeLugduni Batavorum, 1734

Altri suoi scritti riguardano la botanica, le pestilenze, la lue venerea ed un trattato di materia medica, ricco di formule terapeutiche. A lui si deve anche la ricerca e lo studio delle opere di Areteo di Cappadocia e di Andrea Vesalio.

Veramente ippocratica la sua concezione della medicina; fu una persona eclettica, nemica delle controversie e dei sistemi teorici, che seguiva alcune teorie degli iatro-chimici ma anche degli iatro-fisici; per lui tutta la vita è il risultato del movimento fra solidi e fluidi del corpo, e la malattia non è altro che un’alterazione di questo moto. Massima attenzione doveva essere posta all’esame del paziente; si doveva vedere se anzitutto era in causa un’alterazione dei solidi, prodotta da un cattivo sviluppo organico, o dei liquidi, dovuta invece a pletora o imperfetta loro mescolanza, che chiamava “acrimonia”.

L’ infiammazione secondo lui dipendeva da un addensarsi di sangue in seguito alla contrazione delle piccole arterie e ad una alterazione dell’umore sanguigno. Riteneva inoltre che l’origine della febbre derivasse dal solo aumento dell’azione cardiaca congiunta alla resistenza dei vasi capillari e fu il primo ad indicare che nel giudizio prognostico dei quadri febbrili andava data maggiore importanza al polso più che alla temperatura.

Di lui si narra un curioso aneddoto, che vogliamo riportare. Dopo la sua morte, fu ritrovato nella sua biblioteca un grosso volume, molto ben rilegato, nel quale diceva avervi riportato i più importanti segreti in fatto di medicina, conosciuti nella sua lunga carriera. Grande fu lo stupore quando, apertolo, si vide che non conteneva alcuno scritto, tutte le pagine erano bianche, e solo all’inizio vi erano le seguenti parole: “Tienti la testa fredda, i piedi caldi, il ventre sgombro, e riderai dei medici”!

Dagli insegnamenti di questo grande clinico e della sua scuola, deriva direttamente quella viennese, che ebbe a capo Gerard van Swieten (1700-1772), anche lui olandese, riorganizzatore a Vienna di quell’università, che commentò in cinque grandi volumi fra il 1754 ed il 1775 gli aforismi del suo insigne maestro.

G. Van Swieten, Index rerum, Venetiis, 1774

Altri medici illustri di questa epoca furono Paul Werloff (1699-1767), descrittore della porpora emorragica, malattia che porta il suo nome; John Pringle (1707-1782), insegnante ad Edimburgo prima, poi medico del re, autore di un libro Malattie delle armate, ripetutamente poi ristampato; Leopold Auenbrugger (1722-1809), padre dell’ascoltazione clinica e John Fothergill (1712-1780), medico pratico di grande fama nel suo tempo. Anche la medicina in Italia ebbe, in questo secolo, famosi rappresentanti che lasciarono nella storia profonda orma del loro operato; ricordiamo fra questi Giovanni Battista  Borsieri (1725-1785), che dedicò alla clinica ogni sua attività, sia come insegnamento che come pratica professionale, e Michele Sarcone (1731-1797), studioso di malattie epidemiche, che fu anche medico dell’Ospedale militare di Napoli.

G.B. Borsieri, Institutionum Medicinae Practicae, Mediolani, 1829

Tratteremo a parte di altri importanti personaggi di questo secolo, come Cirillo, Cotugno e Cocchi, che con le loro opere fecero ulteriormente progredire le conoscenze mediche del loro tempo.