F. Pancani Presidente CAO Pisa

La crisi economica che sta opprimendo la nostra società induce le persone ed i vari gruppi sociali (famiglie, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, liberi professionisti, ecc.) a nuovi comportamenti alla ricerca di una collocazione possibilmente migliore o semplicemente per superare la fase critica in attesa di tempi migliori. Per chi opera in una libera professione una reazione corretta può essere quella che spinge ad un maggior attivismo per farsi spazio nel “mercato”. Purtroppo comportamenti giusti come l’acquisizione di nuove tecniche, l’elevazione culturale, l’investimento in nuovi beni strumentali, ecc. comportano la disponibilità di capitali, un dispendio immediato di tempo e di energie da un lato, ma non sempre conducono a risultati favorevoli a breve termine. Una via più agevole e breve da percorrere può essere la pubblicità. Infatti è di comune osservazione l’aumento di messaggi pubblicitari sui media nella speranza di un risultato rapido a costi contenuti. Purtroppo troppo spesso questi messaggi sono sviluppati in forma deontologicamete non corretta, e determinano una concorrenza sleale nei confronti dei colleghi fornendo una immagine negativa della nostra professione. A tal proposito un esempio di attualità è quello di Groupon.

Che cosa sta dietro alla parola Groupon? È un portale molto noto di “live shopping”; i procacciatori del gruppo dichiarano di portare negli esercizi aderenti “clienti veri”, senza costi iniziali, garantendo un incasso per ogni paziente che aderirà alla promozione. La commissione Groupon si applica sul venduto, senza alcun costo iniziale. Ma Groupon non fa beneficenza e quindi alla fine presenta un conto. Per chiarire il meccanismo raffinato architettato da Groupon esaminiamo anche il quadro esplicativo, dedotto da alcuni casi reali relativi a prestazioni omogenee (es.: visita con pulizia dei denti con ultrasuoni).

Il paziente/cliente prenota e paga un coupon da Groupon, quindi si reca dall’odontoiatra, il quale fornisce la prestazione pattuita e fattura per il valore del coupon (es. € 29,00). Successivamente Groupon trattiene la provvigione e paga all’odontoiatra l’incasso finale decurtato del 50% + IVA, recapitandogli una regolare fattura per la prestazione pubblicitaria o mediazione. C’è quindi da parte dell’odontoiatra una fatturazione superiore a quanto incassa, mentre in contabilità entra una fattura di spesa deducibile per intero. Questo meccanismo è il più comune, ma può presentare delle varianti, che per semplicità non menziono.

Si nota chiaramente che a fronte di un ingresso “gratuito”  segue un costo finale veramente pesante. Inoltre le poche persone che si presentano sono in gran parte occasionali e la loro fidelizzazione è estremamente difficile. Così ammettono concordemente tutti i colleghi che in passato hanno aderito a Groupon. Si tratta infatti di persone che saltano di offerta in offerta, che valutano come principale fattore della prestazione il prezzo e non la prestazione professionale nel suo complesso, senza valutare il rapporto costo/beneficio ed in particolare l’aspetto qualitativo. Sappiamo tutti come siano elevati i costi fissi di gestione dei nostri studi. È improponibile quindi per un corretto professionista entrare in un meccanismo in cui uno più lavora e meno guadagna, anzi ci rimette. Inoltre i pazienti dovrebbero diffidare delle offerte professionali troppo basse, perché dietro queste si cela una prestazione scadente. A sua volta la prestazione scadente rende indifeso il professionista di fronte al contenzioso con i pazienti. Il mancato rispetto delle linee guida lo esporrà a tutti i ricatti possibili ed a sconfitte medico-legali.

Esaminiamo inoltre il contratto di commissione Groupon s.r.l., scritto in caratteri microscopici, con numerose clausole capestro fra cui per esempio:

durata e risoluzione “…il presente contratto di commissione ha una durata iniziale di 24 mesi e si intenderà rinnovato automaticamente per successivi periodi di 12 mesi ciascuno qualora una delle parti non ne dia disdetta per iscritto con un preavviso di almeno 3 mesi rispetto alla scadenza…”! Al contrario una lettura superficiale dello stesso contratto farebbe pensare ad un rapporto di pochi giorni o poche settimane.

legge applicabile e foro competente “…foro competente per la risoluzione delle controversie tra le parti sarà esclusivamente il foro di Milano…”

Praticamente  aderendo a Groupon ci troviamo di fronte non un paziente ma “un cliente”, che ha comprato un oggetto, non una prestazione professionale, che ha già fatto da sé la diagnosi e da sé si è prescritto la terapia, la quale ha  regolarmente acquistato da un terzo lucrante. Detta prestazione il professionista è obbligato da contratto ad eseguirla, qualunque sia la situazione clinica che si troverà di fronte.

Concludendo, non so proprio cosa abbia di conveniente per un odontoiatra questo meccanismo antieconomico, eticamente scorretto nei confronti della categoria, e che inoltre sminuisce il prestigio professionale del singolo. L’intera vicenda inoltre non fa altro che ribadire la assoluta necessità di un organismo come l’Ordine, che tuteli i cittadini, che tuteli le prestazioni di qualità che vengono fornite ai nostri pazienti. Spero che futuri decreti salvino oltre che l’Italia anche l’Ordine, i medici e gli odontoiatri, e naturalmente prima di tutto i cittadini.

Sempre restando nelle problematiche relative alla pubblicità scorretta mi preme riportare la recente circolare del Presidente FNOMCeO Dott. Amedeo Bianco a proposito della “Campagna postura corretta” che contravviene agli art. 57 “Divieto di patrocinio” e 65 comma 3.
“Stanno pervenendo alla Federazione numerosi quesiti da parte di Ordini provinciali concernenti la richiesta di patrocinio morale e gratuito da parte dei responsabili della Campagna postura corretta e prevenzione dentale, promossa dall’Associazione PEAS.
Si ricorda che questa Federazione ha già avuto modo di intervenire sulla vicenda, evidenziandone la criticità, con le note trasmesse al Ministero della Salute, al MIUR e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
L’Autorità garante ha evidenziato che saremmo di fronte ad una forma di sponsorizzazione trasparente e, pertanto, non illecita ai sensi di quanto disposto dall’art. 22, comma 2, del Codice del Consumo….”
“…rileviamo che la campagna di cui trattasi, anche se non riconosciuta illecita da parte dell’Autorità Garante, integra elementi di violazione nelle norme deontologiche.
Più precisamente, si evidenzia l’articolo 56, comma 4, nella parte in cui si pone il divieto di “qualsiasi forma anche indiretta di pubblicità commerciale personale o a favore di altri”.
Va preso in considerazione anche l’articolo 57, laddove stabilisce che “il medico singolo o componente di associazioni scientifiche o personali non deve concedere avallo o patrocinio a iniziative o forme di pubblicità o comunque promozionali a favore di aziende o istituzioni relativamente a prodotti sanitari o commerciali”.
Si sottolinea, infine, la perplessità dell’iniziativa non soltanto per il tema della corretta pubblicità sanitaria ma anche in relazione all’articolo 65, comma 3, che testualmente prevede che “il medico non deve partecipare in nessuna veste ad imprese industriali, commerciali o di altra natura, che ne condizionino la dignità e l’indipendenza professionale”.
Tutto ciò premesso, considerato che la concessione del patrocinio è un atto meramente discrezionale dell’Ordine, rileviamo che le richieste della società PEAS non possano certamente essere accolte, considerate le criticità deontologiche cui si è fatto riferimento….”.