R. Mele Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

 

Con squilli di tromba e rulli di tamburi l’ENPAM ha annunciato di aver approvato la sua riforma previdenziale. Ha ringraziato la categoria dei camici bianchi per il senso di responsabilità ed assicurato che la riforma ha privilegiato l’equità tra le generazioni.

Ma il risultato sarà quello sperato ed annunciato? Personalmente ne dubito fortemente, perché le correzioni peccano di una visione del futuro decisamente troppo ottimistica e l’autorevolezza degli studi attuariali non mi è di conforto, anzi. Già in passato ho dimostrato che più e meglio degli attuari ci dovremmo far guidare dal buonsenso.

Il fattore decisivo per il quale l’ENPAM ha provveduto alle correzioni dei suoi meccanismi previdenziali è stata certamente la manovra Monti del dicembre 2011, laddove imponeva agli Enti previdenziali privatizzati un equilibrio a 50 anni. E di tutto questo il nostro Ente previdenziale si è ampiamente lamentato, anche con qualche buon motivo. Ma una riforma del sistema previdenziale andava fatta in ogni caso ben prima e senza alcun bisogno di leggi dello stato che ce la imponesse (altrimenti a che servirebbe l’autonomia di cui non vogliamo privarci?).

I segnali inequivocabili di questa necessità c’erano da anni e non andavano trascurati solo perché le logiche correzioni (più versamenti e meno pensione) sarebbero state accolte malvolentieri dalla categoria, di cui oggi si loda il senso di responsabilità. Non è giusto oggi addebitare questo passaggio alla voracità ed alla insensibilità dello Stato, ritenendo in questo modo di scaricarsi dalla responsabilità di “aver dovuto fare” quello che andava fatto.

Ma poi, in sostanza, cosa ha fatto l’ENPAM per risolvere la propria crisi strutturale e, nel contempo, rispettare la legge sull’equilibrio a 50 anni degli Enti previdenziali privatizzati? In sintesi:

– Per la Quota A del Fondo generale, che comprende tutti gli iscritti agli Ordini, non è bastata una benevola visione del futuro (previsti circa 80.000 iscritti attivi in più del reale) per dare stabilità al Fondo e così si è passati (per chi non lo sapesse) al tanto vituperato “contributivo” statale.

– Per il Fondo dei Convenzionati esterni idem come sopra, ma lo stato delle sue casse è tale che nemmeno il passaggio al “contributivo” sanerà la situazione e pertanto le pensioni dei prossimi 50 di questi Colleghi saranno pagate anche con i soldi degli altri Fondi. Da tenere presente che sono più di 15 anni che questo Fondo veniva definito moribondo dai Sindaci revisori e dalla Corte dei Conti.

– Per il Fondo dei MMG si è provveduto ad una diminuzione immediata dell’aliquota di pensione e ad un aumento progressivo dell’aliquota di versamento, aumento che partirà però soltanto dal 2015 (quando si presume che parte dell’aumento verrà imputato al SSN attraverso il nuovo Accordo). E’ rimasta la possibilità di trasformare parte della pensione in liquidazione in capitale.

– Idem per il Fondo degli Ambulatoriali, ma l’aliquota di pensione non è stata ridotta, bensì è rimasta invariata. Frutto di studi attuariali troppo benevoli?

– Per il Fondo della libera professione è stata stabilita una drastica riduzione dell’aliquota di pensione con innalzamento graduale dell’aliquota di versamento. In aggiunta è stato elevato il tetto di versamento a partire dal 2013, e si arriverà a 93.000 euro in tre anni.

– Per tutti l’età di pensione ordinaria arriverà a 68 anni (in sei anni), con 6 mesi di ulteriore permanenza in attività ogni anno.

Per arrivare a questo risultato l’ENPAM ha dovuto confrontarsi con i rappresentanti delle Consulte e, seppure informalmente ma con effetti determinanti, con i vari Sindacati di categoria. Ognuno, ovviamente, ha tirato dalla propria parte, cercando di ridurre al minimo indispensabile le correzioni peggiorative, sicuramente aiutato da prospettive attuariali fin troppo ottimistiche. Il risultato finale non è stato particolarmente equo perché ha risentito della “capacità contrattuale” delle varie parti in causa. Nel caso dei liberi professionisti (rappresentati in verità da tutti dentisti) ci siamo trovati ad essere un “vaso di coccio tra vasi di ferro”, in questo aiutati (si fa per dire) dalla solita divisione al nostro interno e dalla scarsa o  punta sinergia con il nostro rappresentante in Consiglio di Amministrazione. Non si spiega altrimenti che per il nostro Fondo siano passate correzioni che hanno due difetti sostanziali: la difficile sostenibilità economica e l’incertezza sul fatto che i nostri sacrifici serviranno veramente solo e soltanto per noi.

Il passaggio al 19,5% di contribuzione non ha uguali nel panorama dei liberi professionisti italiani, che godono tutti del “contributo integrativo” sulla parcella, cosa che consente loro di non andare oltre il 13/15% di versamenti obbligatori. I Colleghi degli altri Fondi ENPAM, per i quali lo Stato funge da terzo pagante, calcolano invece di vedersi pagare da questo una buona parte dell’aumento programmato. Tanto è vero che per i prossimi due anni non hanno voluto pagare altro, mentre i liberi professionisti hanno accettato l’eventuale innalzamento del tetto di contribuzione per il 2013 se la riforma presentata sarà approvata.

La nostra Consulta ha accettato che per Ambulatoriali ed Ospedalieri che versano nel Fondo della libera professione rimanesse un contributo obbligatorio minimo al 2%, mentre per i pensionati che esercitano la libera professione il contributo alla Quota b è passato a metà del contributo intero, quindi molto di più. Non è difficile individuare in questa scelta il peso “politico” di alcune categorie, peso che è stato evidentemente superiore alla convinzione che si tratta di un “privilegio” non giustificato dalla necessità di uno sforzo comune.

Salvo cercare uno sforzo comune allorquando si tenti di inserire tutti in un unico calderone in cui ogni Fondo partecipa alla salute degli altri.  E questa sarà la prossima mossa della dirigenza ENPAM. Non è difficile individuare quali saranno i Colleghi che più rischiano di vedere le proprie risorse indirizzate verso chi in questi anni ha sperperato. Forse i liberi professionisti?

Ah, dimenticavo: non cercate me per queste belle pensate che la Consulta della libera professione ha votato.