A. Zampieri

Libero Docente in Semeiotica Medica – Specialista in Storia della Medicina

Durante la prima metà del Settecento videro la luce e diffusione alcuni sistemi teorici, con lo scopo di cercare di fornire una visione generale del sapere medico. In questo periodo la iatrochimica andò incontro ad un progressivo declino, mentre la iatromeccanica continuò ad avere seguaci per alcuni decenni. Questi nuovi sistemi medici, che tentavano di dare una spiegazione di base del funzionamento del corpo umano, erano talvolta in contrasto tra loro ed erano strettamente legati alle idee filosofiche di quei tempi.

Vediamo ora le principali scuole sistematiche del periodo.

1) Il meccanicismo di Hoffmann e l’animismo di Stahl

Friederich Hoffmann (1660-1742), tedesco, fu medico e chimico assai stimato ed autore di molti scritti poi pubblicati in una Opera omnia in nove volumi.

F. Hoffmann, Opera omnia physico-medica, Neapoli, 1753

Fu ideatore di una teoria, basata su ipotesi, che può essere definita meccanico-dinamica che riconosce l’anima sotto una speciale forma come causa movente. Il fondamento delle attività dei corpi è l’anima senziente, etere diffuso in tutta la natura, capace di promuovere ogni azione vitale. Questo fluido universale risiede nel sangue e da esso viene separato nel cervello, costituendo la forza vitale motrice; da questa sede poi, per mezzo dei nervi come in una circolazione, si diffonde in tutto il corpo. La vita è movimento, mentre la morte è cessazione di esso. Il corpo umano nel suo insieme è una macchina idraulica, guidata da leggi fisse; un eccesso del fluido nervoso provocherebbe lo spasmo e quindi malattie acute, come le infiammazioni e le emorragie, mentre una sua carenza produrrebbe atonia e malattie croniche.

Ideatore invece della teoria animistica fu invece Georg Ernst Stahl (1660-1734), medico e chimico tedesco. Insegnante all’università di Halle, divenne medico del re di Prussia; di carattere battagliero, intollerante, entrò spesso in polemica anche con i suoi amici. Numerose le opere che scrisse, tra cui la più rappresentativa è la Theoria medica vera del 1707. Di indirizzo helmontiano, costruì una teoria che rappresenta una reazione al metodo sperimentale meccanico. Alla matematica di questo, contrappone una causa unica universale che è l’anima. Essa è la sola forza che mantiene l’unità della materia e le impedisce la putrefazione; senza l’anima, che sostiene i processi biologici, il corpo rimarrebbe passivo, inerte, senza possedere di per se stesso alcuna forza di muoversi. Dando un massimo risalto al lato spirituale, visto come anima, considerò lo studio della materia come del tutto secondario e trascurabili se non dannose le conoscenze riguardanti l’anatomia e la chimica. Per la terapia, sostenne la necessità di assecondare la forza medicatrice della natura e perciò, ad esempio, non combatteva la febbre, che per lui non era altro che un meccanismo di difesa dello spirito.

G.E. Stahl, Abscessu et furunculo, Halae, 1714

G.E. Stahl, Malignitatis…, Halae, 1723

2) Il vitalismo di Bordeu e Barthez

Fu questa un’altra corrente di pensiero, secondo la quale i fenomeni organici non possono essere ricondotti alle sole forze fisiche o chimiche. Dopo aver studiato all’università di Montpellier, Theophile de Bordeu (1722-1776) si trasferì a Parigi, dove esercitò con successo la professione. La sua filosofia medica fu esposta nella sua opera Recherches anatomiques sur la positions des glandes et leurs actions, del 1752.  Altro esponente fu Paul Joseph Barthez (1734-1806), medico e fisiologo illustre ai suoi tempi e reputato dai contemporanei come restauratore della filosofia medica e della fisiologia. Dopo la rivoluzione, ebbe molti incarichi onorifici e fu medico anche dell’imperatore. Fra le sue opere, ricordiamo il Trattato delle malattie gottose e Nuovi elementi della scienza dell’uomo.

P.J. Barthez, Trattato delle malattie gottose, In Venezia, 1808

Secondo lui, la vita era qualcosa che restava fuori della comprensione della ragione umana, perchè dopo la morte il corpo si distrugge e l’anima è immortale. Il vitalismo riteneva che la malattia fosse solo una variazione dello stato di salute e che quindi alcuni sintomi dovessero essere liberi di manifestarsi.

3) Le dottrine neuropatologiche di Cullen e Brown

Lo scozzese William Cullen (1712-1790) insegnò ad Edimburgo; fu autore di numerose opere di medicina e filosofia, di cui la principale fu quella intitolata First Lines of the Practice of Physics, del 1776, poi tradotta in molti paesi. Nella sua teoria, egli asserisce che lo stato di salute è rappresentato dal tono normale delle parti solide, che dipende da impulsi continui del sistema nervoso il quale risente anche dell’influenza degli stimoli esterni i quali provocano, o meno, la eccitabilità della materia, producendo contrazioni ed atonie. Cullen propose inoltre, nella Synopsis nosologiae methodicae, una classificazione di tutte le malattie in classi, ordini, generi e specie, sul modello del sistema usato in botanica da Linneo.

W. Cullen, Élémens de médecine-pratique, A Paris, 1785

W. Cullen, Trattato di materia medica, In Padova, 1798

Questi concetti furono poi ripresi da John Brown (1735-1788). Nato da genitori poveri, dopo gli studi classici entrò nell’università di Edimburgo destinato alla carriera ecclesiastica, ma poi passò alla medicina.

Ritratto di John Brown

Fece ben presto una favorevole impressione su Cullen, che lo assunse come istitutore privato della sua famiglia, ma in seguito venne con lui in disaccordo e rivale. Nel 1778 scrisse un trattato, gli Elementa Medicinae, nel quale rese nota una sua nuova teoria, che incominciò ad insegnare. Secondo lui, la qualità o principio dal quale dipendono i fenomeni della vita è l’eccitabilità. Le forze eccitanti, o stimoli, possono essere divise di due classi: quelle esterne, come calore, dieta, sostanze introdotte nello stomaco, il sangue e l’aria; poi gli stimoli interni, come la contrazione muscolare, il senso della percezione e l’energia del cervello nel pensare e nel suscitare passioni ed emozioni. La vita è uno stato forzato; se le forze eccitanti cessano, ne segue la morte. Le malattie derivano da un aumento o da una diminuzione locale o generale dell’eccitabilità ed appartengono a due gruppi principali: quelle steniche, nelle quali l’eccitabilità è aumentata, e quelle asteniche, nelle quali è diminuita. La terapia era quindi semplice: sedativi in quelle steniche, stimolanti nelle altre, che erano le più frequenti. L’attenzione del medico non doveva essere rivolta ai sintomi, ma piuttosto a conoscere la condizione di astenia o di stenia dell’organismo.  Questa teoria era semplice ed intuitiva, ed ebbe presto molti seguaci, come pure un gran numero di feroci avversari.

4) Un’altra dottrina: il mesmerismo

Accanto ai sistemi medici sopra ricordati, in Europa si diffuse anche una teoria alternativa ideata dal tedesco Franz Anton Mesmer (1734-1815), che fu indubbiamente una delle più originali figure del Settecento.

Ebbe una vita molto movimentata e fu autore di varie opere, tra cui il De planetarum influxu ed una Memoria sulla scoperta del magnetismo animale, edita nel 1779. Mesmer, convinto della fondatezza delle dottrine mistiche ed astrologiche, tanto che la sua tesi di laurea aveva avuto come tema la dimostrazione dell’influenza mistica dei pianeti sull’uomo, creò una teoria, che definì “magnetismo animale”: il fluido magnetico era la principale forza esistente in natura, operante la connessione di tutti i corpi, anche celesti. Credé che questo fluido fosse simile a quello elettrico e che si accumulasse nell’organismo umano; di conseguenza, ripose la virtù del suo metodo nell’uso della calamita artificiale, guaritrice di molte malattie. Queste sarebbero causate da blocchi o da difficoltà di scorrimento di questo fluido nel corpo umano, e la terapia doveva consistere nel mettere in atto delle tecniche capaci di risolvere questi problemi. Inizialmente le cure si basavano nell’applicazione di calamite sulle parti interessate, ma poi anche con l’imposizione delle mani che dovevano trasferire il magnetismo, bagni collettivi in apposite vasche magnetizzate ed induzione di stati di coscienza modificati.

F.A. Mesmer, Mémoire, A Paris, 1799

La sua fama crebbe rapidamente, osannato da molti ma fortemente contestato dalla classe medica; per ordine del re fu nominata allora una commissione per giudicare questo sistema di cura, che concluse i suoi lavori con un giudizio negativo. I benefici che si potevano osservare dovevano essere imputati ad una suggestione indotta nel paziente, quella che oggi viene chiamata effetto placebo.

Il mesmerismo, nato in buona fede per opera di chi credeva nel suo principio, dilagò poi anche in forme di sfruttamento, come il ciarlatanismo puro di Cagliostro e di Casanova, trovando da per tutto persone furbe e spregiudicate a cui faceva comodo, e pazienti che vi credevano.