S. Berrettini, F. Forli, L. Bruschini, R. Nicastro

U.O. ORL Audiologia e Foniatria Universitaria, AOUP

L’ipoacusia  è una condizione di deprivazione sensoriale uditiva, di vario grado, che può interessare soggetti in età evolutiva, adulta o geriatrica.

L’ipoacusia,  soprattutto se di grado grave o profondo, determina l’impossibilità  di udire la voce e la maggior parte dei suoni ambientali, con conseguenti difficoltà di adattamento all’ambiente e notevoli problemi  di  comunicazione.

Nel caso che l’ipoacusia sia  congenita comporta inoltre  l’impossibilità di acquisire spontaneamente il linguaggio verbale, con conseguenze che interessano tutto lo sviluppo del bambino dal punto di vista comunicativo,  degli apprendimenti e della vita di relazione.

Fino ad un recente  passato le conseguenze dell’ipoacusia congenita grave e profonda erano molto pesanti,  nonostante  molti soggetti ipoacusici riuscissero a raggiungere un’accettabile vita di relazione con l’uso della Lingua dei Segni o attraverso un faticoso apprendimento della lingua orale. Negli ultimi decenni e soprattutto negli ultimi anni  si sono sviluppate  concrete possibilità per risolvere la grave problematica del “sordo-mutismo”, a patto che si applichi un adeguato protocollo terapeutico che comprende:

− diagnosi precoce ed accurata

− applicazione precoce (a 4-6 mesi di vita)di protesi acustiche all’avanguardia, 

− intervento di impianto cocleare, effettuato, nel bambino con ipoacusia profonda congenita, entro i 10-18 mesi di vita

− riabilitazione logopedica effettuata da personale specializzato

Sul piano della diagnosi  nel bambino con ipoacusia congenita è oggi possibile, grazie alle moderne tecniche di screening audiologico neonatale (otoemissioni acustiche e potenziali evocati uditivi)  individuare i soggetti affetti da tale patologia nei primi giorni di vita. In  Toscana lo screening è obbligatorio dal 2007 in tutti i punti nascita  ed è rivolto a tutti i nuovi nati (screening universale).

Ai  soggetti in cui viene diagnosticata l’ipoacusia vengono, intorno ai 3-4 mesi di vita, applicate protesi acustiche digitali che consentono di migliorare l’udibilità dei suoni, anche se in alcuni casi  non riescono a  garantire un udito quantitativamente e qualitativamente normale. Nei bambini che non hanno un significativo beneficio con le protesi  acustiche si opta per l’intervento chirurgico di impianto cocleare, che consiste nell’introduzione di un dispositivo multielettrodo che, sostituendo la funzione delle cellule ciliate della coclea (i nostri recettori uditivi), trasforma i suoni in impulsi elettrici inviandoli direttamente alle terminazioni cocleari del nervo acustico, che in più del 95% dei casi sono conservate.

L’impianto cocleare è riservato ai soggetti con ipoacusia grave e profonda a sede cocleare, sia adulti che bambini, che non ricevono sufficiente beneficio dall’utilizzo delle protesi acustiche tradizionali.

L’apparecchio, definito da alcuni “orecchio bionico”, si compone nella sua versione attuale di una parte esterna, di forma simile ad una protesi acustica, che contiene un microfono, un vano batterie, un’antenna   ed un elaboratore del suono:  una sorta di piccolo computer che, sulla base delle specifiche fornite in fase di “mappaggio”, trasforma i suoni in impulsi elettrici con caratteristiche  personalizzate per il singolo utente.

Posteriormente alla  mastoide del paziente, in un letto osseo appositamente preparato,  viene impiantato un ricevitore-stimolatore dal quale parte il multielettrodo (gli elettrodi sono in numero variabile  fra 16 e 22, a seconda delle case costruttrici), che è  inserito nel giro basale e medio della chiocciola.

Funzionamento del dispositivo: i segnali sonori sono elaborati dalla parte esterna dell’IC e vengono inviati alla parte interna attraverso onde radio che attraversano la cute.

In tutti i casi dopo la protesizzazione o l’esecuzione dell’impianto cocleare  è necessario un periodo di riabilitazione logopedica  in cui il paziente  “impara” ad ascoltare attraverso il sussidio uditivo e, nel caso del bambino, viene anche  stimolato lo sviluppo del  linguaggio.

Soprattutto nei bambini, oltre alla competenza di un logopedista specializzato nel trattamento della sordità è essenziale che il bambino sia inserito in un ambiente adeguato e stimolante, sia in famiglia che a scuola, che massimizzi le potenzialità dell’intervento terapeutico.

Sono sempre più numerosi i bambini che, grazie allo svolgimento ottimale di tutte le tappe diagnostico-terapeutiche, riescono entro i primi anni di vita a raggiungere livelli di sviluppo  nella norma, come pure è in aumento il numero di adulti ipoacusici che riescono a recuperare l’udito.

Nella realtà toscana, nell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa,  la nostra Unità Operativa ORL Audiologia e Foniatria Universitaria, è impegnata da anni nella diagnosi e nel  trattamento protesico, chirurgico e logopedico della sordità dell’adulto e del bambino. La nostra equipe è inoltre fortemente impegnata in iniziative volte alla  formazione  e aggiornamento degli operatori (medici, tecnici e logopedisti), come il  Corso di aggiornamento “La procedura di impianto cocleare e le protesi impiantabili” la cui 7° edizione  si è svolta il 25 e 26 Gennaio a Pisa, a cui hanno partecipato più di 130 operatori.

Obiettivi ugualmente importanti sono la sensibilizzazione sociale nei confronti della sordità e  il counselling nei  confronti delle famiglie dei bambini ipoacusici e delle scuole, attraverso incontri di formazione  e diffusione di materiale.