U. Bonuccelli, R. Ceravolo UO Neurologia – Dipartimento Medicina Clinica e Sperimentale – Università di Pisa

D. Marazziti, L. Dell’Osso UO Psichiatria – Dipartimento Medicina Clinica e Sperimentale – Università di Pisa

 

La gelosia è un’emozione complessa condivisa da uomini e donne, di qualsiasi cultura e società, che oscilla fra la normalità e la patologia, passando per livelli di intensità, durata e consapevolezza di malattia molto diversi.

Sebbene alcuni l’abbiano definita un’emozione secondaria, la gelosia appare molto più vicina a un’emozione primaria, come l’ansia-paura, finalizzata alla sopravvivenza della specie: lo scopo sarebbe quello di segnalare che il proprio partner è  desiderabile e  potrebbe attrarre potenziali rivali, che comprometterebbero la stabilità della coppia. La relazione di coppia è il prototipo di una serie di altre relazioni amicali sviluppate dall’uomo e dalla donna nella società per cui la gelosia può essere considerata come “una percezione di minaccia della perdita di una relazione importante nei confronti di un rivale reale o immaginario”. La linea di confine che separa la gelosia “normale” da quella “patologica” è estremamente difficile da individuare e questa distinzione costituisce per i clinici un problema; dipende molto dal costume sociale e dal periodo storico. In pratica la gelosia è considerata patologica quando supera il livello di possessività che è considerato nella norma da una data società o cultura. La gelosia patologica può manifestarsi in risposta alla minaccia percepita nei confronti di una relazione, in questo caso, può essere definita come gelosia “reattiva”, o può essere un sintomo che sottende una condizione patologica  come nel caso dell’alcolismo; scarsi i dati sulla gelosia ossessiva, dove il pensiero ha caratteristiche qualitative proprie dell’ideazione ossessiva.

VMPFC=corteccia prefrontale ventromediale

Insula=lobo dell’insula, parte del sistema limbico

Ventral striatum=striato ventrale

DA=Dopamina

Il gruppo della Psichiatria di Pisa – Dr.ssa Marazziti e Prof.ssa Dell’Osso – ha condotto di recente alcuni studi allo scopo di distinguere la gelosia fisiologica da quella ossessiva mediante il reclutamento di soggetti, con gelosia ossessiva e gelosia normale, usando uno specifico questionario autosomministrato. Il questionario sulla gelosia è stato distribuito a 400 studenti di entrambi i sessi ed esplorava: eccessiva attenzione rispetto agli atteggiamenti del partner, tempo impiegato a pensare alla fedeltà del partner, interferenza con le attività quotidiane e con la relazione con il partner, caratteristiche delle preoccupazioni e del pensiero, condotte di evitamento, prevenzione nei confronti degli atteggiamenti del partner, livello e qualità dell’attività sessuale ed infine controllo dei comportamenti del partner.La distinzione fra gelosia normale e “patologica” era basata principalmente sul punteggio dell’item “tempo occupato dai pensieri riguardo la fedeltà del partner”: più di una ora al giorno veniva considerato un segno caratteristico di anormalità.

Il questionario è stato somministrato inoltre ad un gruppo di pazienti con diagnosi di Disturbo Ossessivo che avevano come ossessione principale la gelosia. Circa il 10% degli studenti appariva eccessivamente preoccupato da pensieri di gelosia nei confronti del partner ma  il tempo occupato dai pensieri di gelosia era da 1 a 4 ore fra gli studenti e fra 4 e 8 ore per i pazienti ossessivi. Altre differenze riguardavano la capacità di allontanare dalla mente questi pensieri, il deterioramento della relazione, la limitazione della libertà del partner e il controllo dei comportamenti del partner. Misurando nei soggetti esaminati un parametro biologico indicativo dell’attività del neurotrasmettitore serotonina, questo risultava ridotto sia negli studenti “gelosi” che nei pazienti con gelosia ossessiva, suggerendo una comune predisposizione neurobiologica allo sviluppo dell’emozione gelosia.

Da una collaborazione fra il gruppo della Psichiatria – Dr.Perugi e Dr.ssa Romano – e la Neurologia – Dr.Ceravolo e Prof.Bonuccelli – è nata un’altra ricerca sulla gelosia patologica che si manifesta nel 2,5% dei pazienti con Malattia di Parkinson, creando talora problemi sociali e familiari importanti.Sono stati esaminati con un semplice questionario circa 800 pazienti ed è emerso che la gelosia patologica – con i caratteri talora di un vero e proprio delirio – era presente nei pazienti più anziani con deterioramento cognitivo come ci si poteva aspettare, ma anche e con la stessa frequenza nei pazienti più giovani con funzioni cognitive integre. Il risultato più interessante di questo studio è stato però il rilievo di un’associazione significativa con l’uso dei farmaci dopaminoagonisti, che sono insieme alla levodopa la cura principale della malattia. Sospendendo questi farmaci il disturbo di gelosia si risolveva in poco tempo, restituendo una situazione normale al paziente ed alla famiglia. La dopamina, neurotrasmettitore del movimento ma anche del piacere, è coinvolta quindi nel controllo di un’emozione primaria come la gelosia e verosimilmente dell’innamoramento/sessualità  e di altri impulsi. Di fatto è ormai noto da 5-6 anni che i dopaminoagonisti possono scatenare in questi pazienti disturbi come ipersessualità patologica e gioco d’azzardo, con danni talora rilevanti dal punto di vista economico e sociale. La gelosia patologica, rappresenta dunque un altro disturbo cui un paziente con Parkinson può andare incontro con sofferenze personali e familiari di rilievo. Come per il gioco d’azzardo, il collegamento della gelosia patologica con la terapia farmacologica non è immediato per il paziente; i medici devono quindi essere ben consapevoli che il cervello è la sede del controllo motorio ma anche delle emozioni e del comportamento, e che i farmaci che agiscono sul sistema nervoso in generale possono anche favorire la comparsa di comportamenti abnormi e patologici, la cui presenza andrebbe sempre indagata in modo diretto.

Il lavoro di ricerca su questo tema della gelosia continuerà grazie alla collaborazione del gruppo della neurologia e della psichiatria di Pisa con gli obiettivi di chiarire i confini della gelosia normale e patologica, di meglio individuare le aree cerebrali ed i neurotrasmettitori coinvolti e di prevenire la comparsa del disturbo, cercando i fattori di predisposizione individuale nei singoli pazienti, per ritagliare per ciascuno di loro le  terapie più efficaci e sicure.