G. Naldini

Struttura dip. Chirurgia Proctologica e Perineale AOUP

 

disturbi della defecazione sono secondari a  dissinergia del pavimento pelvico,  a  prolasso o invaginazione del retto, a  difetto della peristalsi del colon che non permette il progredire delle feci.

Ma perché la muscolatura del pavimento pelvico può  perdere la capacità di agire in modo sinergico per una buona espulsione delle feci?

Cosa succede normalmente? Le feci arrivano nel retto, il retto dice al cervello che avrebbe bisogno di svuotarsi  e cervello gli risponde sì o no in base alla disponibilità del luogo adeguato. Se la risposta è sì, viene generato un aumento di pressione sul retto e del retto che, in associazione con il rilassamento della muscolatura del pavimento pelvico e dell’apparato sfinterico, provoca la rettileinizzazione e l’apertura del canale rettoanale attraverso cui passano le feci.

Ma perché il retto diventa più lungo e più largo non permettendo di generare una pressione sufficiente a espellere le feci e provocando un’auto-ostruzione all’espulsione dovuta all’invaginazione dentro a se stesso? Perché l’intestino  perde la capacità di far progredire le feci coi movimenti peristaltici?

Il retto ed il pavimento pelvico hanno una sensibilità ed una capacità di regolazione finissima. A livello di sensibilità, hanno la capacità di discriminare tra feci solide, liquide o aria, e che, anche in presenza di tutte, ti permette di fare solo aria selezionandola dal resto. In più c’è la capacità di riprogrammazione del retto e pavimento pelvico: in presenza di una situazione anatomica compromessa (pluripare o donne anziane) o alterata per necessità chirurgiche (resezioni anteriori del retto), riesce a mantenere una buona funzionalità con meccanismi di adattamento.

Ma  chi è il vero nemico? Il bagno sporco.

Lo stimolo negato perché non si può andare in un bagno al di fuori di quello in casa propria, lo stimolo forzato perché così quando si esce da casa si è già a posto e non si rischia di doverci andare sul lavoro o in un locale pubblico, lo stimolo programmato con abitudini programmate per evacuare nel momento in cui avrò condizioni igieniche adeguate.

E prendiamoci le nostre colpe come medici!

Quelli che dicono alle pazienti d’andare di corpo tutti i giorni per cui vivono nell’incubo di saltarne uno.

Quelli che dicono alla mamma di far leggere un libro al bambino quando va in bagno  per cui  andranno meglio a scuola, ma  rovineranno la defecazione.

Quelli che consigliano alle pazienti di prendere  tisane alle erbe tanto sono solo erbe, sono naturali e non fanno male.

Quelli che giustificano la stitichezza col fatto che anche la madre era stitica e quindi mettersi il cuore in pace come se fosse malattia genetica.

Quelli che fanno fare il clisma opaco e che poi per fortuna trovano il radiologo che referta dolicocolon, come se si sapesse quanto deve essere lungo un colon per funzionare bene.

Sono riuscito a selezionare, sulla base del rapporto con la defecazione, alcune categorie di donne.

La donna manager: pianifica il pre, il durante e il post defecazione in maniera maniacale. Sul lavoro non può perdere tempo ad andare in bagno; non ha tempo di pensare che durante la giornata bisogna bere perché l’acqua è la benzina del nostro intestino; deve uscire al mattino pronta per un’importante convocazione.

La donna salutista e schizzinosa: qualsiasi bagno che non è il suo è sporco! Durante la giornata non mangia e non beve per la paura di generare un qualsiasi stimolo che possa portarla ad avere necessità di un bagno.

La donna equilibrista/spericolata:  è salutista e non guarda in faccia a nessuno… quando scappa…scappa! Ma quando arriva in bagno è un problema per le posizioni che riesce ad assumere e non generare un contatto diretto con il vater.

La donna finta tonta: viene per problemi vaghi di disturbi all’addome, all’ano o alla regione perineale e alla domanda “ma lei come va di corpo?” risponde …bene. “Quando mi alzo la mattina (2 ore prima di uscire) mi faccio un clistere da 2 litri, dopo che l’ho scaricato mi infilo un guanto e ripulisco l’ampolla rettale da eventuali residui, eventualmente rimetto dentro il prolasso e fino al giorno dopo sono a posto.”

La donna dalla pancia piatta: è sempre stato un orgoglio e un qualcosa da esibire. Non ammette che un po’ d’aria possa alterarne la perfezione; la difesa è andare in bagno e fare non solo aria con qualsiasi mezzo ed a ogni costo!

La donna autolesionista: lo so che dovrei mangiare più fibre,  che non bevo quasi niente, che non faccio movimento,  che nego sempre lo stimolo… e allora?

Ed infine c’è la donna generale. Si presenta con il marito. Appena chiedo se ha fatto qualche esame si gira verso il marito che tira fuori la cartellina dove ha archiviato in ordine cronologico, alfabetico e per importanza gli esami eseguiti. E’ in guerra con l’intestino che non fa quello che lei vorrebbe e quando lei lo vorrebbe o prende delle iniziative senza autorizzazioni specifiche. Con tali pazienti bisogna prenderla alla lontana, metterle a proprio agio, farle capire che condividi il problema per poi metterle davanti alla  realtà; l’intestino è come il marito: se non lo ascolti, se lo critichi sempre, se gli dai solo ordini, se non gli dai qualche gratificazione e soprattutto se non gli concedi qualche libertà… si arrabbia o si ribella o le fa credere di fare quello che vuole lei facendo invece gli affari propri.

E’ un disturbo serio che può alterare la qualità di vita. La prima causa è sicuramente igienica (bagni spesso in condizioni indecenti) o alimentare (soprattutto nella scarsa assunzione di acqua che rappresenta la benzina dell’intestino), per cui, prima delle terapie mediche o della chirurgia, bisogna correggere problemi comportamentali. Sarebbe auspicabile  che le società medico scientifiche suggerissero di potersi impegnare nell’obbligo per i bar, i ristoranti, gli uffici e in generale per tutti i servizi pubblici di garantire bagni igienizzati e differenziati tra uomini e donne. Considerando la spesa per lassativi, se ne potrebbe avere un vantaggio economico e di qualità di vita.