A. Zampieri

Libero Docente in Semeiotica Medica – Specialista in Storia della Medicina

Continuiamo il nostro viaggio nelle principali tappe della Medicina dell’Ottocento.

3 – Anatomia Patologica e Patologia

La Patologia ha il suo essenziale fondamento, in questo secolo, nell’Anatomia patologica: è in questo periodo che si fondano le solide basi del nuovo indirizzo degli studi medici.

Fra i primi assertori di queste ricerche, ricordiamo Jean  Baptiste Cruveilhier (1791-1874) che descrisse accuratamente la sclerosi disseminata e l’atrofia muscolare progressiva; il suo atlante di patologia, pubblicato negli anni 1829-42, è uno dei più bei testi illustrati usciti nell’Ottocento.

Alla scuola francese appartengono anche Gabriel Andral (1797-1876), professore a Parigi, che si dedicò in particolare alle ricerche interessanti le modificazione del sangue nelle varie malattie; Guillaume Dupuytren (1777-1835), professore di chirurgia ma anche appassionato ricercatore di anatomia patologica; Pierre Alexandre Louis (1787-1872), noto particolarmente per i suoi studi sulla tisi, e Pierre Bretonneau (1778-1862), per le memorabili osservazioni sulla difterite.

Fra i più illustri italiani, ricordiamo anzitutto il bolognese Floriano Caldani (1776-1836), nipote del grande anatomico Leopoldo Caldani, che pubblicò nel 1813 le tavole illustrate dallo zio;

F. Caldani, Icones anatomicae, Venetiis, 1801

Michele Vincenzo Malacarne (1744-1816), insegnante prima a Pavia e poi a Padova, che si dedicò agli studi di anatomia topografica e Giovanni Battista Paletta (1747-1832), autore di un trattato in due volumi su questa materia.

Fra i precursori della batteriologia moderna, si deve per primo ricordare Agostino Bassi (1773-1857): nato a Lodi, si dedicò per tutta la vita con grande entusiasmo ad una lunga serie di studi ed esperimenti, specie rivolti ad individuare le origini del mal del calcino, che allora arrecava gravi danni alla produzione dei bachi da seta. Egli dimostrò che questa malattia era provocata da un parassita vegetale, portandolo poi ad affermare che le malattie contagiose erano causate da sostanze vive, animali o vegetali, affermazione questa prioritaria e di grande portata, fondata su esperimenti e lunghe ricerche al microscopio, che precorre di alcuni anni le scoperte di Pasteur.

Fra gli studiosi inglesi di questa materia, citiamo Richard Farre (1774-1862), che si occupò specie della patologia del fegato, William Stokes (1804-78), che indagò le malattie del cuore e dell’aorta, e James Hope (1801-41), autore di un importante atlante molto ben illustrato.

Alla scuola medica di Vienna appartengono dei personaggi di eccezionale valore. Per primo, Carl Rokitansky (1804-78), professore a Vienna per circa trenta anni; durante la sua lunga attività si dedicò con grande impegno alla pratica settoria, effettuando molte migliaia di autopsie, che gli permisero di acquisire una incredibile esperienza. Numerose e monumentali le sue opere, notevoli anche dal punto di vista storico, esemplari per chiarezza delle dimostrazioni e per il ragionamento seguito; fra queste, si deve citare anzitutto il suo Manuale di anatomia patologica, edito tra il 1845 ed il 1862, che rimane senza dubbio il suo capolavoro.

Altra figura fra le più rappresentative di questo secolo, fu Rudolf Virchow (1821-1902).

R. Virchow, La pathologie cellulaire, Paris, 1868

Scienziato, patologo, antropologo e politico tedesco, docente all’Università di Berlino, fu un grande assertore della patologia cellulare nella patogenesi delle affezioni; secondo il suo pensiero, condensato nella frase omnis cellula e cellula, la sede delle malattie è sempre da ricercarsi nelle cellule stesse, entità biologiche indipendenti, ed i fenomeni morbosi non sono altro che le manifestazioni di una alterata reazione delle cellule componenti l’organismo umano alle cause esterne. Questa teoria rivoluzionaria rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia della medicina. Si occupò inoltre di Igiene pubblica e di Medicina sociale, conducendo lunghe campagne di sensibilizzazione su questi argomenti.

4 – Clinica Medica

La Patologia e la Clinica medica si avviano in questo secolo ad un intenso periodo di ricerche, di indagini diagnostiche, di studi di laboratorio, che portarono fra l’altro al sorgere della moderna semeiotica e ad un notevole sviluppo della microbiologia, che ebbero specie in Francia il loro maggiore successo. Vediamo quali allora furono le figure più rappresentative.

François Joseph Victor Broussais (1772-1838) fu dapprima medico militare e chirurgo nelle armate napoleoniche e dal 1820 primario del parigino Ospedale Val de Grace; uomo conservatore, legato ancora alle tradizioni del passato, ideò una dottrina, esposta nella sua opera Médècine physiologique, secondo la quale i fenomeni della vita sono prodotti dagli stimoli esterni e specie dal calore, che è la causa di tutti i fenomeni chimici che a loro volta determinano la vita normale o patologica dei tessuti: quando questi stimoli sono equilibrati, l’organismo è sano; quando essi sono troppo deboli o troppo forti, insorge la malattia.

Tutte le affezioni sono locali e si diffondono da un organo ad un altro per simpatia o per mezzo della mucosa gastro-intestinale. La base di tutta le affezioni mediche è, secondo questo studioso, la gastroenterite. In tutte le forme morbose ricorreva a terapie antiflogistiche o debilitanti ed il suo rimedio preferito, oltre il digiuno, era l’applicazione di numerose sanguisughe sopra lo stomaco o alla testa, metodo questo secondo lui da preferirsi al salasso perché più semplice, circoscritto ed adattabile ai singoli casi.

Clinico di grande valore fu Jean Nicolas Corvisart (1755-1821), anche lui medico di Napoleone e poi insegnante di “clinica esterna” all’Hotel Dieu, cui va il merito fra l’altro di aver divulgato nel 1808 la scoperta del metodo percussorio, l’inventum novum, ideato dal viennese Leopold Auenbrugger, traducendone il suo libro, notevolmente da lui ampliato.

N. Corvisart, Essay on the organic…, Philadelphia, 1812

Fu un vero maestro, amato dai suoi allievi e le sue lezioni, spesso improvvisate, erano da tutti apprezzate per l’eleganza dell’esposizione e per la precisione del ragionamento. Fondamentale resta la sua opera, Essay sur les maladies et les lésions du coeur et des gros vaisseaux, edita a Parigi nel 1806.

Il più geniale  fra questi clinici francesi fu indubbiamente René Thèophile Laennec (1781-1826). Primario direttore del parigino Ospedale Necker, inventore dello stetoscopio, lo strumento rivoluzionario con cui si poteva “guardare dentro il petto” e del metodo dell’ascoltazione mediata mediante questo cilindro cavo di legno, attraverso il quale i suoni venivano trasmessi, ampliati. Egli osservò tutta una gamma di suoni e rumori polmonari e cardiaci creando così un quadro diagnostico differenziale delle malattie polmonari e cardiache, che descrisse in forma classica e chiara. A lui va anche il merito dell’illustrazione della cirrosi epatica; la sua opera più famosa, edita a Parigi nel 1819, è De l’auscultation médiate; morì di tubercolosi a soli 45 anni.

R.T. Laennec, De l’auscultation médiate, A Paris, 1819

All’inizio questa nuova metodica incontrò critiche e sospetti e molti medici videro in questo stetoscopio uno strumento ridicolo, disdicevole e compromettente la loro reputazione.

Altro insigne clinico francese da ricordare è Pierre Charles Alexandre Louis (1787-1872) clinico alla Charité, che dedicò lunghi anni della sua vita agli studi sulla tubercolosi e fu uno dei più accesi avversari del sistema di Broussais. Dimostrò infatti, su precisi dati statistici nel suo libro Recherches sur les effets de la saignée, che le sottrazioni di sangue non risultavano di alcuna utilità per curare, come allora si credeva, le polmoniti.

In questo periodo storico anche Vienna divenne un importante centro di studi clinici. Fra i maestri più famosi da ricordare citiamo Joseph Skoda (1805-81), autore di un trattato sulla percussione e l’ascoltazione, che diffondeva la metodologia e la tecnica così ben illustrate da Laennec. Uomo geniale per l’acutezza delle sue osservazioni e la precisione delle sue critiche, fu il primo ad insegnare come i fenomeni percettibili sul malato rivestano la più alta importanza nella diagnosi. Il suo trattato su questo argomento rappresenta il primo tentativo sistematico basato su leggi fisiche, di classificare per categorie i vari suoni che si possono percepire all’esame del torace. Fu uno dei medici più ricercati del suo tempo; la sicurezza con la quale poneva le diagnosi lo portò talvolta a giudizi troppo rapidi e frettolosi; nella terapia si affidava solamente alle difese naturali del paziente, senza unire metodi di cura: fatta la diagnosi, egli riteneva esaurito il compito del medico.

In Inghilterra è da citare Richard Bright (1789-1858), primario dal 1824 al Guy’s Hospital di Londra, che sottolineò l’importanza di collegare l’osservazione diligente e minuziosa all’atto dell’autopsia con i sintomi riscontrati durante la vita del malato; a lui si deve inoltre una magistrale descrizione delle malattie dei reni, ed in particolare dei vari quadri delle nefriti.

Ritratto di Richard Bright

Suo collega fu Thomas Addison (1793-1860), primario qualche anno dopo nello stesso ospedale londinese, profondo studioso fra l’altro della tisi, dell’anemia perniciosa ed in particolare degli effetti provocati dalle malattie delle ghiandole surrenali, che posero le basi al sorgere della moderna endocrinologia.

Meritano inoltre da ricordare James Parkinson (1755-1824), il cui nome è legato alla sua classica descrizione della paralisi agitante, che da lui prese poi il nome, e Thomas Hodgkin (1798-1866) che dedicò i suoi studi specie al linfogranuloma.

La clinica medica in Italia in questa prima metà del secolo riporta i nomi di alcuni medici insigni. Ricordiamo per primo Maurizio Bufalini (1787-1875): nato a Cesena, dopo aver studiato all’Università di Bologna, divenne qui nel 1813 assistente alla cattedra di clinica medica; nel 1832 tornò nella sua città ad esercitare la professione e tre anni dopo fu chiamato ad insegnare a Firenze, nella scuola di Santa Maria Nuova.

Ritratto di Maurizio Bufalini

Patologo attento ed instancabile, fu una figura certamente geniale di quell’epoca. Nei suoi scritti giovanili, enunciò un metodo di indagine che si articolava in quattro punti: classificazione delle malattie, analisi dei sintomi, indagine delle cause ed effetto terapeutico dei farmaci. Nella sua opera più nota, Fondamenti della patologia analitica, sostenne la necessità che alla base della scienza medica si ponesse l’esame dei fatti obiettivi, e non basarsi invece sulle sterili discussioni teoriche; per questo, fu uno dei più coraggiosi avversari del Rasori.

Ancora da ricordare la figura di Francesco Puccinotti (1794-1872): nato ad Urbino, studiò a Roma e dopo la laurea praticò la professione nelle campagne laziali, studiando le febbri che imperversavano in quella zona.

Dopo aver insegnato a Macerata, ottenne la cattedra di Igiene a Pisa e qui approfondì le sue ricerche specie nel campo della medicina civile. Fu anche fisiologo, clinico, medico legale, sociologo, politico e letterato; nota la sua grande amicizia con Giacomo Leopardi. Negli ultimi anni della sua vita passò alla cattedra di Storia della medicina, che mantenne poi anche dopo il suo trasferimento a Firenze. Per i suoi meriti, fu sepolto nella Basilica di Santa Croce.

F. Puccinotti, Storia della medicina, Livorno, 1850

Citiamo ancora Giacomo Tommasini, fondatore della “nuoca dottrina medica italiana” e Giovanni Semmola (1793-1865) che fu uno dei maestri più noti della scuola clinica napoletana.