F. Pancani

Presidente CAO Pisa

L’Assemblea Nazionale dei Presidenti CAO del 25 maggio u.s. ha approfondito diversi argomenti relativi alla nostra professione. Per questo motivo ritengo opportuno presentare alcuni stralci della relazione del Presidente Nazionale Dr. Giuseppe Renzo su:

– L’organizzazione dei corsi FAD per gli odontoiatri

– Il decreto 08.02.13 n. 34

– Il progetto EURES

– L’assicurazione professionale obbligatoria

– I procedimenti disciplinari

– Collaborazione fra Antitrust e CAO.

Progetto di formazione a distanza FAD degli odontoiatri

“Fra le iniziative più importanti che stanno giungendo a compimento è l’avvio del primo corso FAD per gli odontoiatri, dedicato al tema della prevenzione dei tumori del cavo orale. Come sapete, attraverso la formazione a distanza si possono raggiungere colleghi che sono lontani dalla vita degli Ordini, dimostrando nella pratica quanto possano essere utili i servizi che offrono gli Ordini stessi. Sarà un’iniziativa completamente autogestita e che per motivi di carattere tecnico organizzativo non ricadrà sulla Federazione ma vedrà l’impegno a titolo gratuito di professionisti qualificati (il Presidente CAO Bergamo Dr. Stefano Almini ed il collega Umberto Mariani) che realizzeranno l’iniziativa senza oneri economici a nostro carico. È una prima esperienza che ci permetterà in seguito di rendere continua questa attività favorendo i nostri colleghi che potranno ottenere punteggi ECM senza ricorrere sempre e comunque alla partecipazione frontale ad eventi residenziali”.

Esame del Decreto 08/02/13 n. 34 “Regolamento in materia di società”

“Con l’emanazione del Decreto si è definitivamente completato l’iter legislativo che ha istituito le società tra professionisti. Siamo di fronte ad una riforma importantissima su cui per ora la Federazione si è limitata ad un’opera di informazione chiarendo in particolare la necessità di istituire una sezione speciale dell’albo dove saranno iscritte le società tra professionisti e le società multidisciplinari ove nello statuto sia individuata l’attività medica e/o odontoiatrica prevalente. Le questioni da risolvere sono molto complesse con specifico riferimento alla necessità che avranno gli Ordini di munirsi di competenze e strumenti che consentano la corretta gestione di questo nuovo albo. La Federazione ha istituito un gruppo tecnico di lavoro in cui ovviamente è presente anche il rappresentante della CAO Nazionale per approfondire tutti i temi in discussione. Aspetti particolarmente critici sembrano essere quelli fiscali e quelli previdenziali nonché il rapporto tra associazioni professionali e società tra professionisti”. Dovrà essere posta particolare attenzione affinché dette società non diventino un cavallo di Troia dell’abusivismo per entrare legalmente sul mercato.

Progetto EURES

“Come già sapete, su precisa indicazione della CAO Nazionale è stato dato mandato all’EURES di svolgere una ricerca che, finalmente, su basi scientifiche ineccepibili, delinei in tutti i suoi aspetti il fenomeno dell’abusivismo nella professione medica ed odontoiatrica. Il risultato è già stato presentato in occasione della conferenza stampa che si è svolta ieri presso la sede dell’ufficio Odontoiatri e sono certo di poter affermare che siamo di fronte ad un risultato sconvolgente, che dimostra non solo agli addetti ai lavori ma al mondo dei mass media, delle istituzioni e a tutta l’opinione pubblica quanto sia grave questo fenomeno e soprattutto quanto sia esteso e pervicacemente collegato alla nostra realtà professionale. Il rapporto EURES ci permetterà di presentarci in tutte le sedi con argomenti, obiettivi e verificati per giungere finalmente a quelle modifiche legislative, prima fra tutte la riforma dell’art. 348 del codice penale, necessarie per estirpare la pianta dell’abusivismo e del prestanomismo. Il rapporto diventerà quindi il nostro patrimonio da investire in questo campo, per costringere finalmente la parte pubblica ad atti concreti senza potersi più trincerare dietro la presunta indeterminatezza dei numeri. Non mi dilungo sulle cifre del rapporto ma voglio fare un accenno al danno economico che attraverso l’elusione e l’evasione fiscale, l’abusivismo provoca al nostro erario: si tratta di decine di milioni di euro sottratti al fisco con conseguenze vergognose in un momento così drammatico della nostra economia”.

I dati dell’EURES: sono diecimila i falsi dentisti in Italia

Siamo certi che a curare le nostre carie, o ad applicare gli apparecchi ortodontici siano sempre e solo Odontoiatri con tutti i titoli in  regola? No: in Italia, a circolare sono diecimila falsi dentisti. E non causano soltanto danni alla nostra salute. Ammonta infatti a settantacinque milioni di euro la perdita per le casse dello Stato. E parliamo esclusivamente dei mancati incassi Irpef. Sono questi alcuni dati che emergono dallo Studio svolto dall’Eures – l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali – in collaborazione con la Commissione Albo Odontoiatri e con l’egida di tutto il Comitato Centrale della FNOMCeO che, per la prima volta ha dato “numeri certi” sull’abusivismo medico ed odontoiatrico nel nostro paese ed a livello europeo.

“Sono cifre da punto esclamativo – commenta Renzo -, che gridano ancor più vendetta in un contesto di crisi che pare senza fine e nel quale lo Stato annaspa nella ricerca di nuove entrate, per rispondere a bisogni sociali non più dilazionabili”.

Crisi economica che non lascia immuni gli Odontoiatri, soprattutto i giovani.

“La situazione sta diventando drammatica – conferma Renzo -. Siamo abituati a pensare a quella odontoiatria come ad una professione subito remunerativa e con sbocchi sicuri. In realtà, il tasso di disoccupazione è almeno al 20%. I giovani non trovano lavoro se non dopo tre anni (per aprire un proprio studio ne occorrono da sei a dieci), finendo facile preda di strutture di dubbia certificazione che li sottopagano e li sottopongono a ritmi di lavoro massacranti”.

“Secondo la nostra indagine – aggiunge Fabio Piacenti – proprio queste strutture, nelle quali è più difficile per il paziente riconoscere la figura professionale addetta alla cura odontoiatrica, costruirebbero le nuove incubatrici di abusivismo e prestanomismo, andando gradualmente a sostituire gli studi, più o meno nascosti, gestiti da falsi dentisti che si spacciano per laureati”.

Tra le altre cause di abusivismo, il traffico di lauree false o il riconoscimento di titoli conseguiti all’estero, pur in assenza di garanzie sulla qualità formativa, accanto ad un atteggiamento scarsamente collaborativi dei cittadini nel denunciare gli abusivi e soprattutto a un quadro sanzionatorio del tutto inadeguato a disincentivare i comportamenti illegali.

L’abusivo esercizio di una professione, infatti disciplinato dall’art. 348 del Codice Penale, è oggi punito con una multa irrisoria che va da 103 a 516 euro o con la reclusione sino a sei mesi.

“Ci auguriamo che questa ricerca possa sensibilizzare i cittadini a smascherare i casi di abusivismo – auspica Renzo – anche perché le prime vittime sono i pazienti stessi. L’abusivismo, infatti, porta a sé il pericolo di danni importanti al cavo orale ed a tutto l’organismo, oltre a favorire la diffusione di agenti patogeni anche gravi, quali il virus dell’epatice B e C e dell’HIV”.

Assicurazione professionale obbligatoria

“Sono in corso le valutazioni da parte della CAO Nazionale per gli aspetti specifici dell’Odontoiatria per giungere alla stipula di convenzioni da offrire ai nostri iscritti al fine di consentire loro di ottemperare ad una disposizione di legge che diventerà cogente del mese di agosto. È un problema delicatissimo su cui come era facilmente prevedibile, si stanno sviluppando speculazioni in vari settori interessati ad una “torta” che appare particolarmente appetibile. La Federazione sta già cercando di chiarire alcuni passaggi controversi: è stata ad esempio presa una posizione che sostiene come i pensionati, anche se iscritti agli albi, ma non esercenti l’attività professionale, non siano tenuti all’obbligo dell’assicurazione. Il Dr. Iandolo ed il Dr. Sanvenero sono inseriti in un’apposita Commissione di studi che sta valutando gli aspetti anche tecnici di questo problema e posso garantire con una punta di orgoglio che gli odontoiatri ancora una volta stanno dimostrando concretezza e chiarezza di idee”.

Convegno sui procedimenti disciplinari

“Il nostro seminario sui procedimenti disciplinari che posso dire, con giustificato orgoglio si è rivelato un grande successo e ha visto ampia partecipazione dei Presidenti CAO e di tanti altri amici interessati ad un tema che diventa sempre più complesso e che necessita di conoscenze e di aggiornamento. Di continuo, infatti, la giurisprudenza interviene in questo campo modificando l’interpretazione del quadro normativo che come sappiamo è anch’esso in continuo movimento. Le conoscenze tradizionali devono quindi essere continuamente aggiornate per poter garantire il corretto svolgimento della funzione disciplinare che costituisce forse l’elemento più caratterizzante e qualificante dell’attività dei nostri Ordini. In particolare, come è stato sottolineato ieri, occorre migliorare il rapporto di conoscenza con le procedure penali che influenzano sempre di più i nostri atti con conseguenze che devono essere analiticamente affrontate ed interpretate.

Un capitolo a parte lo voglio dedicare alla nostra autorevolezza ed alla nostra capacità di iniziativa che ha portato alla partecipazione al nostro Convegno del Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin. La sua partecipazione e soprattutto le sue dichiarazioni di appoggio agli Ordini delle professioni sanitarie nel corso dello svolgimento del “seminario” dimostrano più di ogni altra cosa la capacità della nostra categoria di farsi ascoltare, non per “alzare” l’attenzione generale dei professionisti della comunicazione, ma per affrontare in modo pragmatico i problemi con i massimo esponenti delle Istituzioni. Le dichiarazioni del Ministro sono importanti perché riconoscono l’esigenza espressa ufficialmente in merito alla riforma dell’art. 348 c.p. e sulla ripresa dell’iter parlamentare di riforma degli Ordini delle professioni sanitarie con il giusto riconoscimento di rappresentatività autonoma della nostra professione. Il Ministro ha espressamente dichiarato “l’abusivismo nella professione odontoiatrica è allarmante per il settore e per il danno che può provocare alla salute dei pazienti. Sul mio tavolo c’è l’andamento, in aumento, di alcune patologie e di vecchie che tornano in auge. Per esempio quelle tumorali del cavo rale, frutto anche di una diminuzione della prevenzione per la crisi economica. Ma sto lavorando su questi temi e spero di dare delle risposte concrete al più presto”. Per quanto riguarda gli Ordini mi piace sottolineare le seguenti parole: “se c’è un settore in cui gli Ordini professionali hanno ragione di esistere è proprio il settore sanitario, con una funzione di garanzia nei confronti dei cittadini”.

Antitrust e CAO Nazionale – obiettivo comune: la tutela dei pazienti-consumatori

“Tutelare i cittadini di fronte a messaggi aggressivi che possono risultare non trasparenti o addirittura ingannevoli, con tutte le conseguenze negative che si possono riscontrare per un’efficace informazione sanitaria: è l’obiettivo comune di Odontoiatri e Antitrust, emerso dopo l’incontro di ieri fra il Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella, e il Presidente della Commissione Albo Odontoiatri della FNOMCeO, Giuseppe Renzo, che ha permesso un primo confronto sulle varie questioni riguardanti il ruolo e le funzioni delle due istituzioni in riferimento ai messaggi di pubblicità dell’informazione sanitaria.

L’Antitrust e l’Ordine, ognuno nell’ambito delle proprie competenze, hanno espresso la volontà comune di “collaborare per garantire il libero esplicarsi della concorrenza che non può, però, tradursi in una diffusione di messaggi scorretti ed ingannevoli che possono realmente porre in pericolo la salute pubblica”.

Nel campo medico e odontoiatrico, del resto, la tutela dei cittadini deve essere particolarmente attenta, considerata la “asimmetria informativa” fra chi produce la “pubblicità” e chi ne è destinatario, che fatalmente penalizza i cittadini-consumatori di fronte a messaggi che spesso non vengono pienamente compresi.

Pitruzzella e Renzo hanno poi condiviso l’opportunità di proseguire nel dialogo anche su altre problematiche estremamente complesse e penalizzanti per la salute, come ad esempio quella relativa al tema dell’esercizio abusivo delle professioni sanitarie”.

Pubblicità scorretta: una epidemia

L’articolo sulla comunicazione informatica introduce un aspetto importante nello sviluppo della attività odontoiatrica. Fa il punto della situazione attuale, al momento abbastanza arretrato e caotico, e propone eventuali sviluppi futuri. Certamente tutto questo settore dovrà esser approfondito dettagliatamente e ben “digerito” dai Colleghi per il bene dei loro pazienti e per quello della loro attività. Ho riletto con piacere le parole del Dott. E. Carlotti dopo essere stato presente anche alla recente relazione da lui tenuta, sempre sullo stesso argomento, nella sede del nostro Ordine, perché mi hanno dato lo spunto per alcune considerazioni, che mi piace trasmettere ad amici e Colleghi.
Stiamo assistendo a cambiamenti continui nella professione sempre più spesso giustificati dalla crisi economica, ma non tutti i cambiamenti sono certo spiegabili dalla attuale situazione contingente. In seguito all’entrata in vigore delle legge Bersani si è verificato un salto che sarebbe troppo semplice giustificare con il luogo comune della crisi, che nella sua gravità temporale è successiva al decreto. Decisioni politiche ed eventi economici e sociali hanno proiettato la nostra professione in un presunto libero mercato competitivo, assetto che sembra essere oggi la panacea di ogni male economico. Si è confuso il liberalismo con il liberismo puro, si à scelta una populistica interpretazione della libera concorrenza basata sul solo prezzo senza alcuna salvaguardia della salute dei cittadini. Anni sono stati spesi nella formazione culturale, per arrivare a dire orgogliosamente che l’odontoiatria in Italia eccelleva a livello mondiale, ma quasi con un colpo di spugna siamo pervenuti alla vendita di corone, ponti e impianti come fossero prodotti di consumo in grado di autoinstallarsi nelle bocche dei pazienti, i quali restano l’anello debole di questa catena commerciale. Essi infatti non hanno la competenza necessaria per sapere discriminare efficacemente il concetto di “capsula” rispetto a quello di “prestazione professionale”.
Ma il cambiamento è ormai avvenuto senza le dovute garanzie a protezione dei pazienti, soprattutto a livello informativo. Le strade che si aprono nel  mercato per la  nostra professione dono due:
– cercare di resistere sulle nostre posizioni in attesa che cambi l’atteggiamento politico;
– decidere di accogliere la sfida e proiettare la nostra professione verso un futuro certamente più complesso ma migliore per noi e per i pazienti.
Personalmente ritengo che solo accettando il cambiamento otterremo i buoni risultati desiderati. La strada proposta è certamente più onerosa e complessa, ma anche l’unica possibile. Prima di tutto occorre la presa di coscienza dello stato attuale delle cose da parte della categoria, vale a dire ciò che si può e non si può fare in materia di comunicazione ed informazione verso i pazienti, quindi entrare in possesso di quegli elementi tecnici relativi al marketing dei servizi ed alle nuove realtà informative (Internet prima di tutto) che investiranno i nostri pazienti in misura sempre maggiore.
La visione modernistica di libero mercato ha portato, come si è detto, il legislatore a compiere un atto politico sfavorevole ai cittadini e poco lungimirante, trasformando la prestazione professionale odontoiatrico in “prodotto”. In tal modo ci siamo sentiti sempre più impotenti nel vedere vanificati gli sforzi per costruire un modello professionale etico e deontologico, che aveva impiegato anni a perfezionarsi, portando la scuola odontoiatrica italiana a livelli di eccellenza nel mondo. Il sistema della comunicazione ed il suo utilizzo sfrenato ha permesso di correre pressoché indisturbati verso la promozione del prodotto odontoiatrico commerciale, per dare inizio ad un progressivo declino verso una vera e propria povertà culturale rappresentata da supermercati odontoiatrici, gruppi di acquisto, concorrenza extra-nazionale, ecc., ecc.. Ci troviamo nostro malgrado di fronte ad una fuorviante bolgia comunicativa e legale.
Dunque ci chiediamo cosa sia ragionevole fare in un contesto simile e soprattutto come affrontare un mondo che è andato oltre le previsioni ed è già diventato realtà.
È probabilmente arrivato il momento di stabilire almeno due punti fermi in questo caos:
1. salvaguardare la salute dei nostri pazienti e riaffermare la nostra indipendenza professionale;
2. imparare a conoscere il modo della comunicazione, sapendo che anche il silenzio è comunicazione e quindi, se pur involontariamente con il silenzio diventiamo complici di quel sistema distorto che tanto poco ci piace.
Per quanto attiene il suddetto punto 2 non resta che approfondire in ogni aspetto anche  quanto espresso nell’articolo del Dott. E. Carlotti. A proposito del punto 1 conviene far tesoro di quanto è emerso durante il “Convegno sui Procedimenti Disciplinari”, tenutosi a Roma nella sede ENPAM venerdì 24 maggio u.s., ed in particolare della relazione della Dott.ssa Maria Teresa Camera componente della CCEPS. L’importanza di quanto esposto in detto convegno mi è stato reso ancor più concreto e tangibile al mio rientro a Pisa dove siamo sommersi da una grande quantità di casi di “pubblicità scorretta”.
Si premette che la responsabilità disciplinare sorge per:
– violazione delle norme deontologiche
– violazione di norme giuridiche e tecniche che governano l’attività del sanitario.
Più precisamente a proposito di libera concorrenza e pubblicità informativa (art. 4 DPR 137/2012) è ammessa con ogni mezzo la suddetta pubblicità informativa, avente ad oggetto l’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni, i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura della studio professionale ed i compensi chiesti per le prestazioni.
La pubblicità informativa deve però essere funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo del segreto professionale e non deve essere equivoca, ingannevole o denigratoria. Ricordo che si pecca per opere ma anche per omissioni.
La violazione di tali prescrizione costituisce illecito disciplinare oltre ad integrare una violazione delle disposizioni di cui ai D. Lgs. n. 206/2005 (codice del consumo) e D. Lgs. n. 145/2007 (pubblicità ingannevole: la competenza dell’Autorità Garante del mercato – Antitrust). Il controllo della pubblicità veritiera e corretta viene effettuato dall’Ordine di appartenenza dell’iscritto all’Albo, che ha il potere di verificare, al fine della applicazione delle sanzioni disciplinari, della trasparenza e della veridicità del messaggio pubblicitario sulla base del Codice Deontologico e su parametri oggettivi.
Altri aspetti da osservare scrupolosamente sono:
– l’obbligo di assicurazione (art. 5 DPR n. 137/2012)
– l’abrogazione delle tariffe (L. n. 27/2012)
– l’obbligo di pattuire e rendere noto al paziente  il compenso delle prestazioni professionali al momento del conferimento dell’incarico (obbligo del preventivo)
– l’obbligo formativo
– l’obbligo di attivazione della posta elettronica certificata da parte dell’iscritto
– l’obbligo della privacy: riservatezza dei dati personali e trattamento dei dati sensibili
– l’obbligo per il professionista sanitario di acquisire il consenso dei pazienti al trattamento terapeutico.
Molti sono gli impegni (non solo quelli menzionati), ma solo elevando tutti insieme il nostro standard professionale e culturale medio, oltre alla nostra sensibilità etica, usciremo vincenti da questa sfida del 2000. Scadendo in etica ed in professionalità perderemo, perché troveremo sempre e ovunque un concorrente meno caro e meno rispettoso delle regole. La qualità e l’unica via di salvezza, ma la qualità non si ottiene “sotto-costo”.