A. Zampieri

Libero Docente in Semeiotica Medica – Specialista in Storia della Medicina

Continuiamo ad esaminare negli aspetti principali altri settori della Medicina in questo secolo.

5 – Chirurgia

Notevoli i progressi che si realizzarono in questo disciplina, rispetto al secolo precedente, specie per due motivi. Anzitutto è il progresso clinico di questa materia, che portò i chirurghi ad  una uguale parità di rango con gli altri colleghi, che si occupavano prevalentemente di medicina interna ed il suo insegnamento diviene a far parte essenziale degli studi universitari. Il secondo aspetto, sicuramente più importante, è legato ai progressi che si compiono nella tecnica operatoria, resi possibili dal’avvento della narcosi, dell’anestesia e poi dell’antisepsi, che permisero di effettuare così lunghi e difficili interventi.

Fra i chirurghi italiani di quest’epoca ricordiamo Andrea Vaccà Berlinghieri (1772-1826), operatore insigne e fondatore della scuola chirurgica pisana, di cui abbiamo già parlato in precedenza; Tito Vanzetti (1809-88), professore a Padova, che per primo effettuò nel 1848 una ovariectomia; Francesco Rizzoli (1809-80), che fu giustamente definito il padre della moderna ortopedia; Pasquale Landi (1817-95), insegnante all’Università di Pisa; Ferdinando Palasciano (1815-92), maestro nell’Ateneo napoletano, che fu un ardente patriotta, deputato e poi senatore del Regno e Felice Baroffio (1825-93), che fu ispettore generale dell’esercito nel quale riorganizzò in modo funzionale i servizi chirurgici.

Fra i francesi, si deve ricordare per primo il barone Guillaume Dupuytren (1777-1835), primario all’Hotel Dieu di Parigi; fu un convinto sostenitore dell’importanza dell’anatomia patologica in chirurgia e la sua fama si diffuse rapidamente ovunque ed intorno alla sua cattedra accorsero allievi da tutta Europa. Uomo di grande eloquenza e profonda cultura, fu autore di numerose opere, delle quali la più importante è il volume di lezioni di chirurgia, pubblicato nel 1839; fu circondato dall’ammirazione dei medici ed adorato dai suoi pazienti.

Altro grande chirurgo dell’epoca napoleonica fu Jean Dominique Larrey (1766-1842):

Ritratto di Larrey

egli fu presente a tutte le campagne della repubblica e dell’impero, partecipando a più di sessanta battaglie; fu ferito tre volte, i suoi scritti riguardano in particolare la chirurgia militare e a lui si deve anche l’istituzione delle ambulanze volanti; fu un personaggio molto popolare e molto amato al suo tempo.

Citiamo ancora Alfred Armand Velpeau (1795-1867) fu pure un operatore assai rinomato, autore di un testo in tre volumi di materia operatoria; Auguste Nélaton (1807-73), medico di Napoleone III, che fu il primo ad introdurre nella pratica la sonda flessibile di gomma che porta il suo nome e Paul Broca (1824-80), che operò nell’Ospedale Necker: accurato anatomico, fu tra i primi ad intervenire nel cervello ed affermò inoltre l’esistenza del centro della parola articolata nella terza circonvoluzione frontale sinistra, che da lui prende il nome.

A. Nélaton, Tratado de patologia quirurgica, Madrid, 1833

In Inghilterra furono allora famosi  Astley Paston Cooper (1768-1841), che fu tra i primi a praticare la legatura della succlavia e John Bell (1763-1820), che si dedicò in particolare agli interventi sui grandi vasi: fu autore di un libro di anatomia del corpo umano veramente degno di ammirazione per la bellezza delle illustrazioni, eseguite dal fratello Charles. Ammiratore dell’Italia, ove morì, scrisse anche un libro, Observations on Italy, pubblicato nel 1825, arricchito da bellissimi disegni, che resta una delle più ricche pubblicazioni su questo tema.

A.P. Cooper

Altra grande figura fu Joseph Lister (1827-1912), professore all’università di Glascow. Colpito dalla grande mortalità seguente agli interventi di amputazione, che allora arrivava quasi al 50%, dovuta al sopraggiungere di gravi infezioni, si dedicò a studiare la possibilità di sterilizzare la sala chirurgica per allontanare così gli agenti infettanti. Impiegò a questo fine, con brillanti risultati, l’acido fenico, diffuso per mezzo di uno spray in tutto il campo operatorio. Descrisse questo metodo per la prima volta nel 1867 sulla rivista Lancet; fu così noto in tutto il mondo e la sua scoperta adottata universalmente.

Nei paesi tedeschi la chirurgia ebbe ugualmente un rapido sviluppo, raggiungendo notevoli successi. Vanno ricordati in questo campo Conrad Martin Langenbeck (1776-1851), professore a Gottinga e che per primo effettuò con successo l‘asportazione totale dell’utero e Carl Ferdinand Graefe (1787-1840), nato a Varsavia che perfezionò la tecnica del taglio cesareo. Altri notevoli operatori tedeschi di allora furono Victor von Bruns (1812-63), docente a Tubinga, innovatore negli interventi sulla laringe, e Gustav Simon (1824-76), che fu il primo a tentare la totale estirpazione del rene.

Ricordiamo infine che la narcosi con etere fu per la prima volta impiegata nel 1846 in America da  un dentista, William Morton (1819-68), al fine di ridurre il dolore nelle estrazioni dentarie, subito dopo questa metodica si diffuse rapidamente in tutte le parti del mondo.

6 – Ostetricia

Nel corso dell’Ottocento questo ramo della medicina afferma la sua autonomia e come tale entra anche nell’insegnamento universitario. Molti i nomi dei più importanti ostetrici e ginecologi di allora.

Da noi ricordiamo Alfonso Corradi (1835-92), insigne studioso anche di storia della medicina ed autore di fondamentali opere in questo campo; Francesco Asdrubali (1786-1832), inventore delle forbici da embriotomia ed autore di un noto trattato su questa specialità; Paolo Bongiovanni (1777-1827), insegnante a Pavia; Carlo Esterle, trentino (1819-62), fervente patriota, direttore della scuola di Trento e Carlo Minato (1824-99), ginecologo a Pisa.

Asdrubali

In Francia vanno citate le figure di Antoine Dubois (1756-1837), ottimo clinico che assistette al parto di Maria Luisa intervenendo col forcipe e Madama La Chapelle (1769-1821), direttrice della Maternità di Parigi e che scrisse un trattato molto diffuso sui meccanismi del parto.

Ritratto di Antoine Dubois

Fra i tedeschi, i più celebri furono Adam Elia von Siebold (1775-1828) e suo figlio Edoard (1801-61), ostetrico insigne ed uno dei più competenti storici di questa materia.

Un posto di tutto rilievo spetta però a Ignaz Philip Semmelweis (1818-65) che dimostrò nel 1847 che la febbre puerperale, ancora a quei tempi altamente mortale, e sulle sue cause nulla fino allora si sapeva, era un avvelenamento causato da particele putride, agenti trasmessi alle puerpere dai medici curanti, che operavano a mani nude, con strumenti sporchi per precedenti interventi, senza seguire alcuna precauzione igienica. Cominciò subito ad adottare la metodica di un lavaggio accuratissimo delle mani e disinfezione della sala con cloruro di calce e subito si notò una rapidissima diminuzione della mortalità nel suo reparto, mentre restava altissima negli altri. Malgrado queste prove, comunicate anche alla Società medica di Vienna, egli fu avversato  dall’ambiente scientifico e perseguitato in tutti i modi e morì tristemente in un manicomio.

In questo periodo storico, l’ostetricia viene tolta quasi interamente dalle mani delle levatrici, alle quali si lascia ormai solo l’assistenza al parto, per essere affidata a medici esperti.

Fra gli ostetrici inglesi la figura più nota è quella di James Young Simpson (1811-70), che ebbe la cattedra ad Edimburgo, e che introdusse per primo il cloroformio per inalazione negli interventi chirurgici, con notevole successo. Ancora Robert Lee (1793-1877), autore di una serie di studi sulle funzioni del feto; l’americano Ephraim Mac Dowell (1771-1830),  che fu tra i primi ad effettuare la ovariectomia e Franz Carl Naegele (1778-1851), che fu l’ostetrico più celebre in Germania, autore di un libo, Trattato per le levatrici, che ebbe un grande successo.

7 – Altri settori della Medicina

Per quanto attiene l’Oculistica, ricordiamo che un notevole sviluppo avvenne con la geniale invenzione dell’oftalmoscopio fatta dal fisiologo Hermann Helmholtz, già ricordato, che rese effettuabile l’esame della retina offrendo così la possibilità di conoscere le condizioni normali e patologiche del fondo dell’occhio. Fra gli insegnanti più famosi di questa disciplina, citiamo Carl Himly (1772-1837) dell’Università di Gottinga, il viennese Federic Jaeger (1784-1871) e Albert von Graefe (1828-70), docente a Berlino e che fu l’oculista più ricercato dei suoi tempi e che ha lasciato il suo nome legato all’operazione della cataratta mediante l’estrazione lineare. Fra gli Italiani, Antonio Scarpa (1752-1832), chirurgo ed anatomico, che si dedicò anche allo studio dell’occhio; il suo Trattato di oculistica resta un’opera classica su questa materia.

A. Scarpa, Aneurisma, Pavia, 1804

La Dermatologia ebbe i suoi maggiori rappresentanti in Philip Ricord (1799-1889), che distinse la gonorrea dalla sifilide, fino ad allora identificate e fu il primo ad illustrare i tre stadi della lue, in Robert Willan (1757-1812), che chiarì la natura dell’eczema e del lupus; nel barone Jean Louis Alibert (1768-1837), che propose un metodo razionale per la classificazione delle malattie cutanee sulla base delle cause e dell’evoluzione clinica, e in Ferdinand Hebra (1816-80),viennese, pratico insigne, autore di un monumentale atlante di queste forme morbose.

Notevoli progressi si realizzano pure in questo secolo XIX in neurologia e in psichiatria, per opera di famosi studiosi come Cesare Lombroso (1836-1909) e Jean Martin Charcot (1825-93), docente a Parigi, clinico geniale, descrittore accurato di alcuni quadri clinici, ed in particolare della fenomenologia isterica.

Cesare Lombroso

C. Lombroso, Le crime, Paris, 1907

Per la Terapia medica, sulla grande spinta delle ricerche fisiologiche e chimiche, questa diviene sempre più razionale e comincia a nascere anche l’industria farmaceutica. Vengono studiati nuovi medicamenti, come la morfina, la stricnina ed il chinino; si introducono le iniezioni ipodermiche, si studiano nuovi rimedi antipiretici e si fondano su basi scientifiche le cure dietetiche ed idroterapiche.

Fra i farmacologi più famosi di allora, citiamo Giuseppe Orosi (1826-75), professore a Pisa autore di un importante testo di Farmacopea italiana; il francese Jean Baptiste Chevallier (1793-1879) e l’inglese Robert Christison di Edimburgo (1797-1882), autore di un grande trattato sui veleni.

G. Orosi, Farmacopea italiana, Livorno, 1851

Robert Christison