T. Sichetti

U.O. Clinica Plastica AOUP

Sole e pelle: il rischio c’è e, specie d’estate, non di poco, ma talvolta non si vede. Il messaggio di prevenzione deve dunque essere semplice e chiaro, soprattutto per sfatare quelle credenze che prive di base clinica possono condurre prima o poi ad errori importanti per la tutela della salute. Dalla superficie del mare alla montagna, da chi lavora al chiuso e chi all’aperto, in base alle fasce orarie, occorre un minimo di prudenza e di corretta informazione.

Anche a mezzo metro di profondità sotto la superficie del mare, la radiazione ultravioletta è presente, seppur ridotta del 40%, mentre per la schiuma di mare siamo al 25%. La sabbia chiara riflette inoltre il 15% dei raggi, così come  l’ombra dell’ombrellone può ridurre solo del 50% le radiazioni. E’ importante poi sapere come chi lavori al chiuso ha un’esposizione alle radiazioni UV pari al 10-20%, di chi invece lavori all’aria aperta. Per chi amasse invece la montagna, è bene sia a conoscenza che l’intensità dei raggi aumenta mediamente del 4% ogni 300 metri di altitudine. Là dove si arrivi a contatto con la neve, non deve essere dimenticato come la neve possa riflettere più dell’80% dei raggi UV. Al contempo un cielo nuvoloso non è  una protezione sicura: attraverso le nuvole passa oltre il 90% dei raggi, mentre per la fascia oraria più a rischio, in estate, il 60% delle radiazioni si concentra fra le 10 del mattino e le 14 (calcolando ovviamente l’esistenza dell’ora legale).

Dove si concretizzano, allora, rischi e benefici per la popolazione? Via via che cresce il valore dell’indice UV, aumenta la probabilità che si possano verificare, per tempi d’esposizione prolungati, danni alla pelle ed agli occhi. Tra gli effetti dannosi dei raggi ci sono gli eritemi, le fotodermatosi, l’invecchiamento cutaneo, le fotocheratocongiuntiviti, l’indebolimento del sistema immunitario. L’effetto più grave è rappresentato dal danneggiamento delle cellule cutanee, la cui degenerazione può portare a tumori della cute. Tuttavia, un moderato grado d’esposizione ai raggi UV è necessario, poiché stimola la produzione di vitamina D, sostanza coinvolta nello sviluppo dello scheletro ed in grado di proteggere le ossa da malattie come rachitismo, osteomalacia ed osteoporosi.

Inoltre, appare importante ricordare che, mentre il rischio di danno agli occhi dipende dal livello d’esposizione, il rischio di danno cutaneo dipende essenzialmente dal fototipo. L’effetto dannoso della radiazione UV non dipende, infatti, soltanto dalla dose ricevuta, ma anche dalla sensibilità dei vari individui. La cute umana viene classificata in quattro gruppi, sulla base della sua capacità ad abbronzarsi. Il fototipo è dunque un valore che indica le reazioni della pelle all’esposizione alla radiazione ultravioletta ed è determinato dalla quantità di melanina presente nella pelle stessa, quindi varia secondo le caratteristiche dell’individuo e della sua reazione all’esposizione ai raggi ultravioletti. In una parola, particolare rischio corrono le persone con capelli biondi o rossi ed occhi chiari.

Di non secondaria valenza, al fine di inviare un corretto messaggio di prevenzione della patologia tumorale, non va dimenticata la regola dell’alfabeto ovvero le iniziali di sette principi essenziali d’osservazione dei nei, correlati in una maniera o nell’altra al ruolo dei raggi solari. Così le lettere A, B, C, D, E, F, G sono facilmente memorizzabili. Asimmetria, la metà della macchia è più grande dell’altra metà. Bordi, sospetti sono quelli irregolari ed a carta geografica. Colore – da diffidare dei colori diversi come nero-bruno-rosso oppure rosa. Dimensione che non deve superare i sei millimetri, al di là dei quali si impone per prudenza una valutazione specialistica. Evoluzione –  Se mutano forma-colore-superficie, il tutto non deve essere assolutamente trascurato. Inoltre, una  superficie rilevata rispetto a quella piana della pelle circostante, costituisce una particolare caratteristica che deve essere attentamente verificata. Firm ovvero la consistenza maggiore rispetto alla pelle intorno. Growing, cioè crescita rapida che si concretizza, mediamente, in poche settimane o pochi mesi.

Alla luce quindi di quanto esposto, si comprende come l’efficacia dei possibili interventi dipende essenzialmente dalla capacità operativa  d’effettuare una diagnosi quanto più precoce possibile. E ciò si realizzerebbe nella misura in cui la persona – ed assieme la comunità – è informata ed educata nel tempo. Messaggi  sicuramente  diversificati rispetto alla tipologia del soggetto, certo comunque trasmessi già a livello dell’apprendimento scolastico. Deve in sostanza nascere la cultura della tutela della salute, anche in questo settore. Far capire cioè come una grossa scottatura in età giovanile, magari ripetuta per superficialità o scarsa conoscenza della profilassi, può determinare  in età adulta spiacevoli e gravi conseguenze.

Siamo alla vigilia di un’altra estate che, in sostanza secondo gli esperti metereologi, si preannuncia particolarmente calda ed afosa, dunque molto a rischio. Attraverso  queste poche righe, lo scopo è uno ed uno soltanto: far sapere come basti poco, veramente poco, per ottenere risultati concreti verso il benessere del corpo. I casi di melanoma purtroppo non sono in calo e dunque l’impegno a continuare su questa strada deve essere coordinato e totale, capace di coinvolgere il singolo e l’intera comunità medica, non disgiunti dal ruolo sostanziale delle istituzioni. A ciascuno in conclusione  il proprio compito, da svolgere con impegno ed attenzione per il bene di tutti.