G. Bozzi, A. Saviozzi

Sez. Medicina  Donazione Organi e Tessuti AOUP

Il processo della donazione di organi e tessuti a scopo di trapianto terapeutico si svolge seguendo un percorso assistenziale che diviene esso stesso strumento di qualità.

Con questa premessa si vuole fissare il concetto che la donazione è un’attività sanitaria specialistica, che possiede intrinseche caratteristiche proprie del percorso assistenziale, cioè finalizzata a fornire prestazioni erogate da soggetti diversi con lo scopo di risolvere lo specifico problema di salute dei pazienti in lista d’attesa per trapianto. La Medicina della Donazione,  che è  il contesto nel quale si svolge l’attività donativa, come tutte le attività mediche ha creato il suo spazio di operatività in relazione alle problematiche sanitarie ed organizzative che, sempre più spesso, si è trovata di fronte e alle quali ha dovuto  dare una risposta il più possibile esaustiva con caratteri di oggettività e scientificità. Non sono lontani i tempi in cui l’attività di donazione era affidata alla encomiabile sensibilità dei singoli operatori sanitari che si prodigavano per concretizzare, rendere tangibile, un gesto di grande generosità e di altruismo. Non sono lontani neppure i tempi in cui (in alcune realtà nosocomiali purtroppo ancora oggi) il Coordinamento ospedaliero della Donazione doveva fare i conti con la esiguità dei mezzi disponibili e quindi le attività donative non potevano rappresentare il massimo del potenziale esprimibile in quel determinato contesto sanitario.

Per queste ragioni desideriamo, in questa circostanza, richiamare l’attenzione sull’utilità di un modello organizzativo sanitario in grado di fornire strumenti di gestione specifici che, meglio che in altri casi, possano adattarsi ad un’ attività assistenziale di primaria importanza e di grande rilievo sociale come il percorso della donazione di organi e tessuti a fine di trapianto terapeutico. In questa prospettiva diventa particolarmente appropriata, secondo quanto vogliamo avvalorare, la rappresentazione concettuale del percorso assistenziale, vale a dire “un susseguirsi di momenti diversi ma concentrati sull’assistenza ad una definita categoria di pazienti la cui concretizzazione viene  misurata con indicatori di fase, di processo e di esito”. Nel momento della realizzazione viene, quindi, ad essere basilare il coordinamento dell’assistenza per assicurarne la continuità, ridurre al minimo i rischi per i pazienti e migliorarne i risultati. In quest’ottica non sfuggirà certamente l’analogia organizzativa tra l’originario Coordinamento della Donazione, previsto dall’art 12 della Legge 91/ 1999, appositamente istituito in ogni Azienda Sanitaria con lo scopo principale di dare un riferimento certo e specifico al complesso delle attività connesse e relative all’evento donativo e il coordinamento implicito che si realizza con l’attivazione del percorso assistenziale specifico. Infatti, se il legislatore aveva pensato ad un coordinamento generale degli eventi che si generano all’atto delle individuazione e segnalazione di un potenziale donatore, la condizione organizzativamente più avanzata del processo donativo richiede invece, a nostro avviso, una concentrazione maggiore e specifica sul percorso assistenziale e sulle interazioni tra i momenti che lo compongono.

Inoltre è indispensabile notare come vi sia, oltre alla naturale interconnessione tra le fasi contigue e susseguenti del percorso della donazione, anche una diretta ed esclusiva interdipendenza con quello susseguente del trapianto. Tale correlazione è così forte e diretta da determinare, nei casi in cui  essa venga meno, un vero e proprio evento avverso da analizzare e chiarire con i criteri del rischio clinico. In altre parole l’evoluzione normativa ed organizzativa del contesto ha consentito un diverso approccio al processo donativo attraverso il quale il reale strumento di coordinamento per favorire la continuità terapeutica e per l’individuazione dei migliori sistemi per l’utilizzazione delle poche risorse disponibili, viene ad essere il percorso assistenziale. Quest’ultimo viene, di fatto, a trovarsi al centro di un sistema di management avanzato che si allontana molto dalla gestione primitiva del processo che puntava all’analisi delle singole fasi e, quindi, poco adatta al livello di complessità del sistema, per approdare ad una organizzazione più funzionale che abbia come riferimento l’intero processo. Lo strumento consente anche di monitorare e valutare l’efficacia del percorso intrapreso dal coordinamento aziendale al fine di individuare tempestivamente le soluzioni alle eventuali problematiche che dovessero emergere e di mettere a punto la migliore consequenzialità possibile delle attività da svolgere. E’ evidente, infine, come in un ambito sanitario molto particolare dove la maggiore limitazione alla più ampia applicazione dell’opzione terapeutica trapiantologica è la carenza di organi e tessuti, la corretta applicazione del percorso assistenziale possa consentire non solo il miglioramento dell’efficienza e la continuità della cura ma  anche e soprattutto la maggiore stabilizzazione possibile del procurement.