Giuseppe Figlini, Direttore Responsabile

Mai come in questo momento, noi medici ci sentiamo in trincea. Un avamposto che ci siamo volutamente scelto  ed a cui il nostro giuramento ci ha destinato, ma dove, più di altri, rischiamo ed a volte incontriamo la morte.

La collega Eleonora Cantamessa lo ha dimostrato soprattutto al Paese per il cui futuro stava lavorando, un domani basato sulla professionalità, la solidarietà, l’altruismo. Tradiremo quindi la sua memoria ed il suo sacrificio, come di tanti altri, se non ci battessimo con il massimo dell’impegno per sostenere quegli ideali cui lei, consciamente, ha donato tutta sé stessa. Ci sentiamo particolarmente vicini alla famiglia che tanta umanità e tanto coraggio sta dimostrando nel suo dolore ed anche da Pisa inviamo, commossi, un grande e sincero abbraccio.

Dobbiamo però evitare che domani, come potrebbe accadere, ogni cosa tornasse uguale a prima e che si parlasse di noi solo con atti d’accusa tesi a cancellare quanto di positivo mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro.

Sì, perché nell’immaginario collettivo, la cronaca tende sempre più ad occuparsi di noi dando prevalentemente risalto ad una presunta malasanità, relegando invece nei fondopagina la quotidianità della tutela della salute dei cittadini.

Non vogliamo elogi, non chiediamo medaglie, non viviamo certo per questo. Siamo in trincea perché lo vogliamo, ma esigiamo quel rispetto che diamo ad ogni persona quando si rivolge con fiducia a noi per risolvere un proprio problema.

Rimaniamo dunque ancor più uniti, serriamo le fila ed esprimiamo insieme, all’unisono, a voce alta e senza abbassare lo sguardo, la fierezza che abbiamo dentro di noi. E’ questa la migliore risposta a chi ci accusa. Nessuno è immune da errori, lo sappiamo bene, ma non per questo vogliamo sedere ogni volta sul banco degli imputati per trovare comunque un colpevole.

Facciamo in modo che la nostra dignità sia sempre intatta, forte e trasparente come l’immagine di quella giovane donna che ha pensato solo ad aiutare un altro, chiunque fosse, perché così le dettava la limpidità della propria coscienza.

Grazie, Eleonora, sarai sempre con noi.