A. Zampieri

Libero Docente in Semeiotica Medica – Specialista in Storia della Medicina

Quando nel 326 d.C. l’imperatore Costantino trasferì la capitale a Bisanzio, che da lui prenderà il nome di Costantinopoli, questa città divenne il centro degli studi e delle arti.

Bisanzio

I luoghi in cui i medici di allora svolgevano la loro attività erano soprattutto gli ospedali; accanto a questa medicina, erano abbastanza diffuse sia la cultura medica di livello medio come pure quella non professionale, basata su rimedi magici e formule astrologiche.

Alcuni di questi luoghi di cura raggiunsero allora una grande fama come quello grandioso per questi tempi, voluto da Giustiniano, che aveva cinquanta letti così distribuiti: dieci per le operazioni chirurgiche, otto per le malattie acute e gravi, venti per quelle comuni, dodici per le donne. Ogni settore aveva due medici, che dovevano curare anche i monaci del convento nel quale l’ospedale era inserito. Vi era anche una zona per infermieri e lettighieri, incaricati questi ultimi di cercare in città i malati, anche appestati o lebbrosi, per portarli al ricovero.

Per preoccupazioni più di ordine morale che scientifico, alle operazioni presenziavano spesso degli spettatori, familiari, conoscenti o altri medici, che seguivano l’intervento con comprensione ed incoraggiamento.

Costumi bizantini

Notevoli i progressi compiuti in alcuni campi della pratica bizantina, come ad esempio in oftalmologia, specie per la preparazioni di colliri, e nell’uroscopia, in quanto mezzo importante per la diagnosi.

I grandi ospedali erano anche centri di studio e di preparazione, ma accanto a questi vi era anche l’insegnamento privato come pure dei medici itineranti, talvolta ciarlatani. Ciascuna categoria aveva i suoi testi, manuali, prontuari e ricettari, ed i suoi strumenti.

Fra il IV ed il VII secolo sono quattro le figure più importanti da ricordare: Oribasio, che rielaborò con occhio critico il sapere di Ippocrate e di Galeno, Aezio di Amida, fiorito a Costantinopoli sotto Giustiniano ma di formazione alessandrina, Alessandro di Tralles e Paolo di Egina, attivo in Alessandria dopo la caduta della città sotto gli Arabi nel 642.

Solido di 4,46 grammi coniato a Costantinopoli tra il 379 e il 383.

Al diritto busto diademato a destra e legenda D N THEODOSIVS P F AVG.

Al rovescio Costantinopoli in trono con scettro e globo e legenda CONCORDIA AVGGG;

CONOB in esergo. Cohen 8, R.I.C. 44c.

Vediamoli brevemente.

Oribasio (325-403) nacque da famiglia patrizia a Pergamo, città già celebre per aver dato i natali a Galeno e per essere sede di una famosa scuola di medicina.  Dopo aver studiato ad Alessandria avendo come insegnante un noto maestro del tempo, Zenone di Cipro, venne in seguito in contatto con il futuro imperatore romano Giuliano e lo seguì in Gallia, come suo bibliotecario e medico personale. Per ordine del nuovo Cesare compose la sua prima importante opera, oggi perduta, una sintesi degli scritti di Galeno. Dopo varie peripezie ed anche un esilio fra i Goti, fu richiamato in patria. Sposata una donna ricca ed illustre, ne ebbe quattro figli, ad uno dei quali dedicò un’altra delle sue opere.

Nell’arco della sua lunga vita Oribasio scrisse vari testi; quelli a noi pervenuti e sicuramente suoi sono le Collectiones medicae, un monumentale compendio in 70 libri, scritto in greco, della scienza medica di allora, giunto a noi solo parzialmente.

Oribasio, Opere, Parisiis, 1533

Il contenuto dei libri conservati può essere così schematizzato: i primi tre trattano dei cibi vegetali, animali e loro proprietà; il IV della preparazione degli alimenti; il V delle bevande, loro preparazione e somministrazione; il VI della pratica fisica e della condotta di vita; i successivi due dei vari tipi di salasso, purganti e clisteri; il IX dell’ambiente e dello spazio abitativo; il X dei bagni, impiastri e preparati medicinali; dall’XI al XV dei medicamenti semplici. Degli altri a noi pervenuti, il XXIV tratta degli organi interni dell’uomo, ordinati dalla testa ai piedi; il XXV delle ossa, muscoli e nervi; i libri XLIII-XLV dei flemmoni, ascessi, ulcere e tumori; dal XLVI al XLIX l’argomento è la traumatologia ed infine l’ultimo, il cinquantesimo, dei disturbi dell’apparato urogenitale e delle ernie.

Altre sue note opere sono la Synopsis ad Eustathium, una sintesi in nove libri del testo precedente, ma con diverso impianto, di carattere pratico, destinata a chi, avendo già acquisito conoscenze mediche, desiderasse disporre di un prontuario di rimedi da usare in viaggio o in casi di emergenza; e Ad Eunapium, anche questa un compendio però destinato a persone colte che, come narra l’autore stesso nella prefazione, desiderassero acquisire conoscenze mediche pratiche quando si trovavano in viaggio o in campagna, dove non era loro possibile ricorrere all’opera del medico, al fine di dare indicazioni per poter da sé stessi curarsi ove si fosse trattato di lievi malattie o di improvvisi accidenti.

Oribasio, Il compendio ad Euporiston

A queste infine va aggiunta una raccolta di formule terapeutiche, nota con il nome di Eclogae medicamentorum, dove sono citate nuove piante e nuove cure. L’Autore consiglia fra l’altro l’utilità delle scarificazioni nelle malattie, cioè le incisioni profonde della pelle specie nelle gambe, effettuate fino a far perdere anche due litri di sangue.

I libri di Oribasio furono raccolti e tradotti per la prima volta dal Daremberg in una curata edizione stampata a Parigi (1851-76).

Giuliano Apostata

Fra gli altri scrittori bizantini del’epoca più tarda, merita di essere citato Ezio Amideno che visse all’inizio del VI secolo in Amida, città situata sulle rive del fiume Tigri. Studiò anche lui ad Alessandria, visse sotto Giustiniano a Bisanzio e scrisse un compendio medico in sedici libri nei quali sono citati i più importanti scrittori greci, arricchito anche della sua personale esperienza.

Mosaico bizantino

I suoi Libri medicinales rappresentano una importante enciclopedia che tratta di farmaci e di alimenti (cap. I e II), pratiche terapeutiche ed esercizi ginnici (III), alimentazione e dietetica (IV), semeiotica e prognosi (V), malattie della testa (VI), oftalmologia (VII), malattie toraciche (VIII), medicina interna (IX e X), diabete e malattie renali (XI), sciatica e artrite (XII), animali velenosi (XIII), affezioni anali, ferite da taglio e piaghe (XIV), tumori (XV); l’ultimo, il XVI, è dedicato alla ginecologia e alle malattie femminili, con ampie citazioni di autori non altrimenti noti.

Questo testo ebbe una grande fortuna anche molto tempo dopo l’invenzione della stampa, ed ancora agli inizi dell’Ottocento veniva ancora copiato a mano nelle regioni orientali dell’Europa.

Aetio Amideno, Frontespizio dell’Editio Princeps, Venezia, 1534

Alessandro di Tralles (525-605) è fra gli scrittori bizantini quello il più studiato. Nacque da una famiglia di grande prestigio; compì numerosi viaggi per approfondire le sue conoscenze. Fu medico di grande fama ai suoi tempi, ed esercitò probabilmente a Roma la pratica e forse anche l’insegnamento. Visse quasi ottanta anni, circondato dalla stima dei tanti allievi e dei più illustri personaggi di allora.

La sua opera principale, Therapeutica o De re medica, è una patologia e terapia delle malattie interne in dodici libri, nei quali sono raccolte le sue osservazioni fatte nel corso di una pratica che durò tutta la vita e fu certo scritta per servire di base all’insegnamento.

Vi troviamo riportate molte malattie studiate con grande attenzione, come quelle del sistema nervoso, quelle degli occhi, l’emoftoe (di cui consiglia utili prescrizioni), i morbi intestinali con i loro parassiti, la cura della gotta, per la quale prescrive il salasso e forti purganti.

I suoi scritti furono presto tradotti in arabo e in latino; la prima edizione in greco fu quella stampata a Parigi nel 1538.

Raccolta di testi bizantini,1564

L’ultimo grande medico bizantino è Paolo d’Egina, vissuto nella metà del VII secolo.

Anche lui studiò ad Alessandria e fu a Roma. Le sue opere furono subito tradotte in arabo ma dei suoi scritti si è conservato solo il De medicina, in sette libri. La materia è ripartita nel modo seguente:

– libro I: igiene, profilassi, dietetica;

– libro II: patologia generale, dottrina sulle febbri, sintomatologia;

– libro III: dermatologia ed elmintologia;

– libro IV e V: Tossicologia.

Gli ultimi due sono dedicati alla chirurgia e alla farmacologia.

Il sesto libro è quello in cui Paolo si dimostra più originale nella distribuzione della materia. La chirurgia è suddivisa in due parti:  quella delle parti molli e quella riguardante le ossa, suddivisa a sua volta in fratture e lussazioni. Si ritrovano in questo sesto libro delle indicazioni utili a chiarirci i progressi fatti in questo campo dall’epoca di Celso; l’abilità operatoria dei chirurghi di quel tempo era giunta al punto di poter esercitare notevoli successi anche in interventi delicati e difficili.

Secondo Paolo la sede più frequente del carcinoma è l’utero o la mammella; in varie occasioni il mezzo di intervento più efficace è l’applicazione del cauterio, chiara è pure la descrizione della litotomia, preceduta dall’indicazione della posizione in cui deve essere posto il paziente. Molta esattezza pure nella trattazione delle ernie inguinali, della castrazione definita con il termine di eunuchismo, delle emorroidi e delle fistole anali.

Ricordiamo infine che all’epoca di Giustiniano, l’Impero di Oriente fu colpito da una spaventevole pestilenza, accompagnata da violenti terremoti. L’epidemia si diffuse così violentemente che più della metà degli abitanti perì e molte città allora fiorenti, furono ridotte a deserti. Questa pestilenza senza dubbio contribuì a determinare la fine della civiltà bizantina.

Nei secoli seguenti sono da citare i nomi di Stefano di Atene e di Giovanni di Alessandria, autore quest’ultimo di una grande epitome di Galeno sopravvissuta solo in traduzione araba. Fra il VII ed il IX secolo viene collocato Melezio monaco di Tiberiopoli e Leone medico, autori entrambi di un trattato su La natura dell’uomo; nell’XI secolo visse il medico Michele Psello, autore di numerosi scritti anche di botanica e di dietetica e Simeone Seth che, venuto da Antiochia, ricoprì importanti cariche e con sue traduzioni cercò di avvicinare la cultura araba a quella greca.

Nell’avvio di Bisanzio al suo destino, gli ultimi nomi da ricordare sono quelli di Demetrio Pepagomeno e di Giovanni Zacaria Attuario, archiatra dell’imperatore Andronico III, che studiò e scrisse di molte branche della medicina.