C. Guccinelli

Responsabile comunicazione e ufficio stampa Cesvot  – Centro Servizi Volontariato Toscana

 

Con la legge n. 6 del 9 gennaio del 2004 è stata accolta nell’ordinamento italiano – come era già avvenuto in altri Paesi europei – la figura dell’Amministrazione di sostegno. Un’importante figura sul piano giuridico e sociale che si affianca agli istituti esistenti previsti dalla normativa italiana: l’interdizione e l’inabilitazione.

Si tratta di una fra le più importanti riforme per la protezione delle persone fisiche, uno strumento innovativo per il supporto di chi versa in condizioni di disagio, psichico o esistenziale, in grado di fornire risposte alle famiglie in difficoltà.

Questa riforma del Codice Civile permette ai cittadini con disabilità e alle loro famiglie di usufruire della figura dell’amministratore di sostegno per far fronte a specifiche esigenze di protezione senza dover perdere la propria capacità di agire, e coinvolge direttamente il medico, responsabile della cura del paziente, che, art. 406, ha l’obbligo di informare le Autorità Giudiziarie quando ravvisa le condizioni che rendono  necessaria l’attivazione della figura dell’Amministratore di Sostegno.

Nel caso in cui una persona si trovi in stato di infermità o di menomazione fisica o psichica , che le comporti l’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, Pablo Salazar, esperto in materia, e coordinatore nella  Provincia di Pisa del progetto Amso  (Corso di formazione per amministratori di sostegno finanziato dal Fondo sociale europeo) spiega che la L. 6/04 prevede la nomina, temporanea o a tempo indeterminato, di un amministratore di sostegno. Qualora, invece, la persona si trovi in uno stato di incapacità di intendere e volere , totale o parziale, a causa di condizioni di infermità mentale abituale più o meno grave in relazione alla capacità di provvedere ai propri interessi, si deve far ricorso a procedimenti di interdizione o di inabilitazione che rimangono di competenza del Tribunale. Spetta quindi al giudice, competente nell’ambito dei diversi procedimenti di amministrazione di sostegno, di inabilitazione e interdizione, valutare le condizioni fisiche e psichiche della persona, dopo averla sentita personalmente, e aver assunto le necessarie informazioni del caso e disposto anche d’ufficio gli accertamenti di natura medica e ogni altro mezzo istruttorio utile, al fine di assumere la decisione più idonea per la sua protezione.

Significativo è l’obbligo che viene posto a carico dei responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, e quindi anche dei medici, di proporre il ricorso al giudice tutelare, o comunque darne notizia al pubblico ministero, qualora siano a conoscenza di fatti da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno.

Non è prevista una sanzione in caso di mancata proposizione del ricorso al giudice tutelare o di segnalazione al pubblico ministero, ma non si può non rilevare la sussistenza di una potenziale responsabilità, civile o penale, dei responsabili delle strutture di ricovero, pubblico o privato, di tipo sanitario e sociale, nel caso di persona  non autonoma secondo i criteri di della legge in esame, sia in relazione all’obbligo di acquisire il consenso informato in caso di cure mediche alla persona degente, sia con riferimento alla gestione diretta di pensioni o altri introiti della stessa, o a conseguenza di fatti di circonvenzione effettuati da terzi ai suoi danni.

All’amministratore di sostegno, inoltre,  viene conferito l’incarico di assistere il beneficiario del provvedimento, nella cura della persona e/o nell’ amministrazione del patrimonio, e/o di rappresentarlo nel compimento di determinati atti.

Il contenuto del provvedimento, emesso dal giudice tutelare, varia a seconda delle esigenze del caso.

Il soggetto beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno e per il compimento degli atti della vita quotidiana (es: acquisiti di modico valore).

E’ riconosciuta al beneficiario la facoltà di effettuare, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, la designazione di una persona di sua fiducia quale amministratore di sostegno in previsione della propria eventuale futura incapacità.

Nel decreto di nomina , emesso entro sessanta giorni dalla richiesta del giudice tutelare del luogo in cui il soggetto interessato ha la residenza o il domicilio, devono essere indicati i poteri e i limiti dell’attività di amministrazione della persona incaricata.

L’amministrazione di sostegno può essere revocata o dichiarata cessata , su istanza di parte o d’ufficio dal giudice tutelare, quando l’istituto si sia rilevato inidoneo a realizzare la piena tutela del beneficiario, o se non è più necessario.

Il procedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno può essere attivato dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore o curatore ovvero dal pubblico ministero.