V. Piro, V. Verardi, M. Turri

Farmacologia Universitaria, AOUP

 

La compliance alle farmacoterapie psichiatriche è purtroppo molto bassa. Spesso i pazienti si autoriducono i dosaggi oppure sospendono la terapia di propria iniziativa senza consultare i curanti, altri seguono le indicazioni mediche “a singhiozzo”.

Le motivazioni possono essere legate alla sensazione soggettiva di sentirsi meglio dopo un periodo iniziale di terapia, ma in molti casi entrano in gioco aspetti connessi ai tanto temuti “effetti collaterali”, soprattutto nell’era di internet in cui tutti navigano nei siti e trovano informazioni talvolta contraddittorie e non sempre attendibili. Frequentemente i pazienti hanno la tendenza ad attribuire al farmaco qualunque malessere sperimentato, senza tener conto di altre variabili che fanno parte della vita di tutti i giorni come cambiamenti di alimentazione, di clima, fattori psicologici, malattie concomitanti, fumo, etc. Può accadere quindi che una terapia stabilizzante dell’umore, come quella basata sui sali di litio, venga bruscamente interrotta per i motivi più disparati, con conseguenze che possono essere anche gravi come crisi maniacali o tentativi di suicidio. Nella nostra realtà ambulatoriale dedicata ai pazienti in trattamento proprio con i sali di litio, consapevoli delle problematiche connesse ad un’aderenza spesso incostante, abbiamo cercato di approfondire il tema degli effetti avversi. Abbiamo pertanto proposto ai pazienti un breve questionario, articolato in sei semplici e rapide domande, che indagano la tollerabilità al farmaco. Viene chiesto innanzitutto da quanto tempo si assumono sali di litio, quindi se si sono riscontrate variazioni ponderali nei due sensi (in caso di risposta affermativa di quale entità), incremento delle diuresi, della sensazione di sete, se si avverte tremore alle mani, se si è in terapia con tiroxina. Le risposte già ci forniscono un’idea in linea di massima, che viene ovviamente completata dall’anamnesi e dai risultati degli esami ematochimici e delle urine che vengono eseguiti a cadenza regolare. Mettendo insieme tutte queste informazioni possiamo valutare se il dosaggio del farmaco risulta ben tollerato dal paziente oppure no. Proponendo il questionario, inoltre, si colgono anche le risposte non verbali, come le espressioni facciali, eventuali esitazioni, il tono stesso della voce, che ci permettono di capire quanto il soggetto accetti la terapia dal punto di vista psicologico. La presenza di un familiare o di un amico accompagnatore si rivela utile in molte situazioni perché fornisce ulteriori informazioni riguardo la compliance e il grado di accettazione della terapia. I pazienti ricevono al primo incontro un libretto tascabile, su cui annotare i prossimi appuntamenti, i valori delle litiemie, e delle semplici note illustrative circa gli effetti collaterali del trattamento. In questo modo, si è cercato il più possibile di coinvolgerli in modo attivo e fattivo nel percorso terapeutico, di renderli protagonisti e non succubi di scelte poco condivise e/o poco comprese. I più gravi effetti collaterali dei sali di litio sono rappresentati dal danno renale, che si manifesta come nefropatia tubulointerstiziale; eppure nella nostra esperienza quotidiana ciò che spaventa maggiormente i pazienti e li induce alla sospensione o all’autoriduzione è l’incremento di peso. Una delle prime domande che vengono rivolte a noi operatori è proprio relativa alla possibilità di ingrassare. I sali di litio di per sé non dimostrano una spiccata attività sul metabolismo, tant’è vero che nelle schede tecniche sono riportate variazioni di peso corporeo in entrambi i sensi. Nella stragrande maggioranza dei casi, tuttavia, i sali di litio non vengono prescritti in monoterapia, ma in associazione ad altri farmaci stabilizzanti, come acido valproico, o ad antidepressivi come la paroxetina, o ancora antipsicotici atipici, che hanno un provato impatto sul peso corporeo; diventa pertanto difficile attribuire le singole responsabilità dei diversi farmaci assunti. Per tentare di arginare l’abbandono della terapia dovuto al timore di ingrassare, ed anche per minimizzare gli effetti metabolici di alcuni farmaci psichiatrici, offriamo ai pazienti che lo desiderano un servizio di consulenza nutrizionale. Anche se il servizio è iniziato soltanto da alcuni mesi, abbiamo riscontrato notevole gradimento da parte dei pazienti e dei loro familiari. E’innegabile che i modelli attuali del mondo occidentale, che mettono in risalto e valorizzano l’estetica e l’apparenza, giochino un ruolo fondamentale nell’indirizzare i dubbi e i timori dei pazienti. Il nostro ruolo è da un lato ridimensionare queste paure e dall’altro seguire nel tempo e a cadenza regolare i pazienti, in modo che si sentano rassicurati e si ottimizzi il risultato della terapia farmacologica, bilanciando effetti desiderati ed effetti collaterali.

Quale di questi potrei eliminare?