F. Pancani

Presidente CAO Pisa

In molte occasioni la Commissione Albo Odontoiatri ha sottolineato la necessità di un uso corretto della pubblicità da parte degli iscritti. In questo numero di Pisa Medica, sollecitati dal frequente nesso esistente fra pubblicità scorretta ed esercizio abusivo della professione, desideriamo approfondire alcuni aspetti di questo gravissimo fenomeno presente nel nostro settore.

Dobbiamo prima di tutto sottolineare che, particolarmente nel campo odontoiatrico, la presenza dell’abusivismo è più sviluppata che ad altri settori sanitari e/o professionali. Per tale motivo il 26 Ottobre scorso ad Arezzo, organizzato dall’OMCeO e dalla CAO, si è svolto un approfondito convegno su “Abusivismo nel settore odontoiatrico”. Sono stati forniti numerosi spunti di discussione e di approfondimento per ottenere soluzioni al fenomeno.

Un primo aspetto che è importante sottolineare a proposito dell’abusivismo, ma anche della pubblicità scorretta, è che questi devono essere con più energia combattuti per tutelare prima di tutto la salute pubblica pur senza sottovalutare la difesa degli aspetti etici, fiscali, economici e sociali coinvolti. La individuazione della pena di fronte ad un reato è un primo passo da affrontare. A tal proposito dobbiamo evidenziare come nel mondo le cose vadano in modo sostanzialmente diverso che in Italia. In alcuni stati americani esercitare l’Odontoiatria senza licenza à una violazione punibile con la reclusione fino ad un anno di carcere. In altri ancora,  è considerato reato ancor più grave ed è punito con la reclusione fino ad un massimo di cinque anni e comunque sempre associato a multe  che possono andare da 1000 a 5000 €. Un altro aspetto riguarda la pubblicità via Web. Ad  esempio un abusivo, che si dichiarava dentista nel Web, quindi su Internet, per tale usurpazione di titolo ebbe a subire una sanzione nel Regno Unito di 500 proprio per avere illegittimamente utilizzato il titolo di dentista su un sito Web; egli inoltre dovette risarcire il General Dental Council  con 1800 di sanzione. Anche soltanto l’avere  diffuso una pubblicità scorretta sul Web rientra fra le azioni che possono essere sanzionate con pesanti ammende. Un comportamento ugualmente rigido lo troviamo non solo negli U.S.A. ma anche in Canada, in Polonia, in Francia ed in altri stati oltre al suddetto Regno Unito. Ciò purtroppo non corrisponde a quanto avviene in Italia. In Italia, dove siamo in una situazione di sostanziale paralisi degli organi di controllo, la pena raggiunge per il reato di abusivismo nel settore odontoiatrico al massimo 516 € di multa.

Campagna promossa da Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Barletta – Andria – Trani

Il reato di abusivismo nel settore odontoiatrico, ma anche in altri settori sanitari, è come detto un reato certamente grave, molto grave. Prima di tutto perché è un reato pericoloso in quanto va ad incidere su uno dei beni primari che è quello della salute come già sottolineato. Ma purtroppo il nostro Legislatore non ne ha tenuto proprio conto di questo aspetto, ed infatti ha inserito il reato nel titolo dedicato a quelli contro la Pubblica Amministrazione. Già questo è significativo. Ma la gravità  del reato deriva non solo perché colpisce  un bene primario, ma perché presenta anche aspetti molto subdoli. Infatti attualmente è un reato commesso da soggetti che hanno di norma grandi o importanti disponibilità  economiche. Questo permette la gestione della attività illegale in maniera sofisticata. Infatti in questi venti anni abbiamo visto cambiare proprio la faccia all’abusivismo. Non si è più di fronte all’odontotecnico che in una stanzina riceve l’anziano di nascosto. Siamo di fronte a strutture articolate, sofisticate dove ci sono medici spesso giovani altre volte a fine percorso professionale, che sono attirati dalla possibilità di guadagno ed espongono il fianco al sostentamento dell’attività dell’odontotecnico, che ha un pacco clientela importante. Le pagine dei nostri giornali, dei siti Web sono piene della pubblicità di centri che promettono di fornire prestazioni eccezionali a prezzi irrisori. Tali centri spesso non forniscono nemmeno il nominativo di un medico responsabile, e talora questo cosiddetto collega offre solo il proprio nome formale ma non controlla minimamente quanto avviene all’interno della struttura. Detto reato è particolare anche per un altro motivo, perché si presenta  in un territorio e con una tipologia di clientela che oltre ad esser un po’ confusa nella individuazione dei ruoli operativi, certamente attribuisce più importanza al risparmio che non alla sicurezza delle cure. Proprio questo aspetto è stato di recente sottolineato anche da una approfondita inchiesta di ANDI Nazionale, che dimostrava come una gran parte di questi pazienti fosse perfettamente consapevole del ruolo abusivo svolto dal falso odontoiatra. Di questi molteplici e gravi aspetti sono consapevoli e attivamente operativi la Polizia GiudiziarIa, i NAS, la Guardia di Finanza, la Magistratura, gli Ordini. Manca all’appello, forse perché non consapevole della gravità del problema, la Politica, che in decenni non è riuscita a correggere un articolo di legge: l’art. 348 C.P.. Questo articolo è necessario modificarlo in senso più dissuasivo e nel prevedere pene più gravi. Questa riforma sarebbe di giovamento non solo per l’Odontoiatria e per la Medicina ma tutte le professioni. Eppure col passare degli anni decine di proposte di modifica sono state presentate ma nessuna è giunta al traguardo.

Campagna promossa da ANDI

La CAO Nazionale per contrastare l’esercizio abusivo della professione ha raccolto negli anni varie segnalazioni portandole all’attenzione di tutte le autorità interessate, cercando di interessare e di coinvolgere l’opinione pubblica, cercando di attivare la Magistratura, ma spesso il risultato non è stato pari allo sforzo messo in campo. È stato pensato che il  modo migliore per portare maggiormente all’attenzione la questione era quello di fornire dati ineccepibili in grado d evidenziare in tutti i suoi aspetti l’abusivismo nella professione medica ed odontoiatrica per fornire un ulteriore valido strumento alle istituzioni. La CAO infatti è organo ausiliario del Ministero della Salute e può fornire elementi in più per capire la pericolosità e la vastità del fenomeno. Pericolosità legata alla diffusione di patologie gravissime, pericolosità legata al fenomeno evasione fiscale. Se il compito principale della CAO è la tutela della salute del cittadino, parlando di abusivismo bisogna parlare di tutela del corretto esercizio della professione, di difesa delle regole deontologiche, e di quelli che sono i percorsi formativi. Ma ci sono forze contrarie, che agiscono all’interno della società. È con nostro vivo stupore che l’Antitrust ha comunicato l’avvio di una istruttoria nei confronti delle FNOMCeO, ritenendo che alcuni articoli della pubblicità sanitaria costituirebbero un vulnus restrittivo della concorrenza. L’Antitrust partendo da basi puramente economiche si eleva a censore deontologico e ne detta alcuni limiti pesanti, riuscendo a condizionare l’attività sanitaria attraverso il C.D., che è la somma di regole che devono essere seguite in funzione della salvaguardia della salute del cittadino e che obbliga il professionista a comportarsi in un certo modo. Quanto poi al percorso formativo dovrebbe non solo preparare i nostri giovani ad esercitare la Medicina e l’odontoiatria preparandoli in ogni aspetto tecnico ed etico in base alle esigenze della società, all’interno di strutture idonee, gestite da validi docenti.  E invece ci troviamo di fronte a lauree ottenute all’estero, troppo spesso ottenute senza un corretto piano di studio, o addirittura fornite da corsi di laurea gestiti da Università italiane (Tor Vergata) in paesi esteri con formazione di personale impreparato tecnicamente ed eticamente. Questi odontoiatri saranno la materia prima di strutture che operano e opereranno non a difesa della salute ma del proprio interesse, e che sulla salute lucrano indegnamente.

La concorrenza del mercato è una di quelle ferite che non riusciamo a comprendere e ad accettare: aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Ordine, in quanto l’Ordine avrebbe attraverso l’applicazione di due articoli del C.D., spesso fatto cartello, è una cosa inimmaginabile. Dire che l’Ordine è una associazione di imprese e quindi definire questa come un’attività di impresa, significa fare perdere di vista quello che è veramente il ruolo del medico, che è un professionista, che esercita una professione intellettuale, compresa nella carta costituzionale a tutela dei diritti del cittadino. È una cosa che mette in concorrenza in maniera errata i professionisti.  Prendiamo come esempio la visita gratuita: ma la visita è il primo atto medico! È la cosa più importante perché sta a certificare l’accertamento di quello che sono i dati che ci permettono attraverso la diagnosi e l’anamnesi di stilare un protocollo terapeutico e dare al paziente le risposte che lui ci chiede per recuperare il proprio benessere psico.-fisico.

Abbiamo visto come questi odontoiatri abusivi vengano punito con l’art. 348 in maniera irrisoria. Essi non solo causano dei danni alla salute, e quindi anche al  SSN, ma spesso e volentieri sono degli sconosciuti al fisco. Questo vuol dire che l’abusivismo commerciale e professionale non solo crea evasione fiscale, cioè una parte del suo reddito non viene tassato dallo Stato, ma crea anche una concorrenza sleale perché questi soggetti possono permettersi di avere una fetta di mercato addirittura maggiore di quella degli odontoiatri che lavorano in maniera corretta in quanto si permettono di praticare prezzi più bassi.

Un altro aspetto da evidenziare è la notevole differenza esistente tra i costi sostenuti dallo Stato per combattere il reato dell’abusivismo e  l’eventuale pena che i potenziali indagati dovranno sostenere. Da elementi forniti dai NAS di Firenze, che consideravano bonariamente in 170 € al giorno il costo di una missione di lavoro da dedicare all’abusivismo odontoiatrico, missione della durata di circa sei mesi. Moltiplicando 170 € per le 27 volte impiegate in detta missione  si ebbe il valore di circa 5000 € mentre i due indagati vennero condannati a 516 €. E anche questa è la realtà dei fatti!

L’entità dell’esercizio abusivo viene stimato in  almeno 15000 unità. La diffusione sul territorio è spalmabile in modo uniforme in alcune zone, ma nelle zone ricche del Paese è maggiormente presente. Per quanto riguarda l’altro aspetto da non sottovalutare, che è l’evasione fiscale, i dati riscontrati, certamente sottostimati, sono di 74,7 milioni di € di evasione. Da ciò si deduce l’imponenza del fenomeno, del suo movimento di capitali, della sua notevole aggressività e le scarse armi a nostra difesa. Dopo molti anni di presenza nella CAO l’impegno non è certo calato, le comprensioni del fenomeno sono sicuramente aumentate, ma purtroppo non sono aumentate le armi a nostra disposizione. Per questo motivo è essenziale la collaborazione ed il supporto fornito da tutti gli iscritti nel portare la nostra categoria a livelli qualitativi sempre più elevati a difesa della salute del cittadino.