R. Trivelli Presidente ANDI Pisa – Consigliere CAO

In data 10/3/2014 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il D. Lgs. 19 del 19/2/2014: “Attuazione della direttiva 2010/32/UE che attua l’accordo quadro concluso da HOSPEEM e FSESP in materia di prevenzione delle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario”.  Il decreto è entrato in vigore il 25 marzo 2014.

E’ costituito da sei articoli. Cerchiamo di riassumerne il contenuto:

Art. 286 bis “Ambito di applicazione”: le nuove disposizioni si applicano a tutti i lavoratori che operano, nei luoghi di lavoro interessati da attività sanitarie, alle dipendenze di un datore di lavoro indipendentemente dalla tipologia contrattuale.

Art. 286 ter “Definizioni”: luoghi di lavoro interessati sono le strutture o servizi sanitari del settore pubblico e privato in cui si svolgono attività e servizi sanitari sottoposti alla responsabilità organizzativa e decisionale del datore di lavoro.

Si definiscono dispositivi medici taglienti gli oggetti o strumenti necessari all’esercizio di attività specifiche nel quadro dell’assistenza sanitaria, che possono tagliare, pungere o infettare.

Sono misure di prevenzione specifiche sia quelle adottate per prevenire le ferite nello svolgimento del lavoro e la trasmissione di infezioni, sia l’impiego di attrezzature ritenute tecnicamente più sicure in relazione ai rischi ed ai metodi di smaltimento dei dispositivi medici taglienti (vedi   dispositivi utili sia nell’utilizzo che nello smaltimento).

Art. 286 quater “Misure generali di tutela”: cosa deve fare il datore di lavoro?

1. Prima di tutto assicurare che il personale sanitario sia adeguatamente formato e dotato di risorse idonee per operare in condizioni di sicurezza tali da evitare il rischio di ferite ed infezioni provocate dai taglienti.

2. Adottare misure idonee ad eliminare o contenere al massimo il rischio di ferite ed infezioni sul lavoro attraverso l’elaborazione di una politica di prevenzione che tenga conto delle tecnologie più avanzate, dell’organizzazione e delle condizioni di lavoro, dei fattori psicosociali legati all’esercizio della professione e dell’influenza esercitata sui lavoratori dall’ambiente di lavoro.

3. Creare le condizioni tali da favorire la partecipazione attiva di lavoratori e loro rappresentanti nell’elaborazione delle politiche globali di prevenzione.

4. Non supporre mai inesistente un rischio.

5. Assicurare adeguate misure di sensibilizzazione.

6. Pianificare ed attuare iniziative di prevenzione, sensibilizzazione, informazione e formazione e monitoraggio per valutare il grado di incidenza delle ferite da taglio o da punta nei luoghi di lavoro interessati.

7. Promuovere la segnalazione degli infortuni.

Art. 286 quinquies “Valutazione dei rischi”: nella valutazione dei rischi va inclusa la determinazione del livello di rischio espositivo a malattie che possono essere contratte in relazione alle modalità lavorative, in maniera da coprire tutte le situazioni di rischio che comportano ferite e contatto con sangue o altro potenziale veicolo di infezione.

Nella valutazione dei rischi il datore di lavoro deve individuare le necessarie misure tecniche, organizzative e procedurali riguardanti le condizioni lavorative, il livello delle qualificazioni professionali, i fattori psicosociali legati al lavoro e l’influenza dei fattori connessi con l’ambiente di lavoro, per eliminare o diminuire i rischi professionali valutati.

Art. 286 sexies “Misure di prevenzione specifiche” qualora la valutazione dei rischi di cui all’art. 286 quinquies  evidenzi il rischio di ferite da taglio o da punta e di infezione, il datore di lavoro deve adottare delle misure specifiche di abbattimento e riduzione del rischio

1. utilizzo di appositi contenitori, debitamente segnalati, tecnicamente sicuri e vicini alle zone di utilizzo.

2. eliminazione dell’uso di oggetti taglienti o acuminati quando non strettamente necessario,

3. adozione di dispositivi dotati di meccanismi di protezione e sicurezza,

4. divieto della pratica di reincappucciamento manuale degli aghi in assenza di dispositivi specifici,

5. sorveglianza sanitaria,

6. formazione ed informazione, in ordine a uso corretto dei dispositivi, attuazione di misure di profilassi, prestare cure immediate al ferito, assicurare notifica e successivi monitoraggi.

Art. 286 septies “Le sanzioni”: è previsto l’arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2740,00 E a 7014,40 E per violazione dell’art. 286 quinquies e 286 sexies.

Per maggiori dettagli occorre prendere visione diretta del Decreto.

Quello della sorveglianza sanitaria è l’aspetto più contestato: sull’argomento vengono espresse   perplessità sia in ambiente ordinistico che associativo.

Il Presidente della FNOMCEO, dott. Bianco e il Presidente Nazionale CAO dott. Renzo hanno richiesto il parere specifico al Ministero competente, attraverso il direttore generale della Prevenzione dott. Ruocco, in particolare sulla disposizione che prevede la sorveglianza sanitaria e quindi il medico competente, tenendo anche conto dell’impatto di tale obbligo negli studi medici ed odontoiatrici con lavoratori. Viene rilevato tra  l’altro in una circolare che “Sembrerebbe infatti evidente che in uno studio medico e odontoiatrico con lavoratori, per quanto concerne il rischio delle ferite da taglio o da punta, la valutazione dei rischi dovrebbe evidenziare che il rischio per i lavoratori possa essere solamente di natura accidentale e, quindi, imprevedibile con indagini sanitarie preventive. Nel caso di specie la sorveglianza sanitaria non dovrebbe essere necessaria ex ante: di fatto la nomina del medico competente non potrebbe essere considerata una misura necessaria volta ad evitare che il rischio delle ferite da taglio o da punta si traduca in un infortunio. Il rischio delle ferite da taglio può incorrere infatti solo accidentalmente e si può prevenire con misure specifiche, quali ad esempio la formazione dei lavoratori in ordine ai rischi e alle procedure da adottare.

Ciò non toglie che il quadro normativo sopra delineato non appare rassicurante; infatti la disposizione di cui all’articolo 286-sexies del D.Lgs 81/08 potrebbe dare luogo ad interpretazioni difformi da parte degli ispettori del lavoro che potrebbero applicare le prescrizioni obbligatorie previste dal D.Lgs 758/94”.

Anche le Associazioni di categoria si sono espresse su questa linea.

Secondo il parere di ANDI (Associazione Nazionale dei Dentisti Italiani)

“La sorveglianza sanitaria non è necessaria negli studi odontoiatrici se, applicate le misure generali di tutela previste all’art. 286 quater, come certificato nella valutazione di cui all’art. 286 quinquies, il rischio da ferite da taglio non emerge come concreto e possibile”.

Secondo ANDI ogni Collega dovrà quindi rielaborare la valutazione dei rischi per la propria attività e solo qualora evidenzi la presenza del rischio, allora dovrà ricorrere alla sorveglianza sanitaria.

“La Norma così come pubblicata in Gazzetta Ufficiale a nostro avviso non è chiara e lascia aperte pericolose interpretazioni da parte di chi controlla i nostri studi, nonostante fossimo riusciti a fare esprimere secondo la nostra linea i membri delle Commissioni Parlamentari competenti”, commenta il Presidente Nazionale ANDI Gianfranco Prada.

A nostro parere la questione è in effetti molto delicata. La prevenzione della salute e sicurezza sul lavoro è un obiettivo imprescindibile per ogni datore di lavoro pubblico o privato, ma la sorveglianza sanitaria, attraverso il medico competente, così come recepito in modo scorretto dalla direttiva europea, non da una reale maggiore sicurezza al lavoratore dello studio odontoiatrico ed è secondo noi una forzatura, con ulteriori aggravi economici e burocratici. E’ inoltre  in contrasto   con la 81/08 dal momento che il rischio biologico risulta, dalla valutazione dei rischi, come epifenomeno accidentale che si può ridurre al minimo con  misure  specifiche.

La vigilanza delle USL, nata dal recepimento delle direttive comunitarie, trascende da una mera attività di tipo ispettivo-repressivo ad alta caratterizzazione burocratico-amministrativa per configurarsi come una serie di interventi coordinati ad alta valenza tecnico professionale e in particolare nella nostra provincia è lodevole la disponibilità ad interfaciarsi con le componenti ordinistiche e sindacali di categoria (ANDI). Pur tuttavia  è nostro dovere segnalare, che, nell’eventuale interpretazione dell’organo ispettivo nel senso della obbligatorietà del medico competente, il contravventore può essere fin da ora sanzionato anche se sulla questione auspichiamo tempi più lunghi per riflettere e un atteggiamento di disponibilità al confronto.