P. Malacarne DEU AOUP

Dal punto di vista strutturale, sono 5 le novità sostanziali:

– il numero dei posti-letto della Rianimazione è passato da 10 a 12, pur rimanendo invariato il numero degli infermieri (5 per turno): questo ha permesso una maggior appropriatezza nell’utilizzo delle risorse, a parità di qualità di assistenza erogata, potendo gestire sia malati intensivi che sub-intensivi: infatti il numero dei ricoveri è passato da circa 300/anno del periodo 2006-2009 a circa 360/anno del periodo 2011-2013.

– il blocco operatorio di 4 sale poste al 1° piano del D.E.U., destinate principalmente alla “Chirurgia Generale e d’Urgenza” e  alla “Traumatologia Ortopedica”, fisicamente adiacente alla Rianimazione (con minori rischi nel trasferimento del malato critico dalla sala operatoria alla Rianimazione e viceversa) e dotato di una “recovery room” per il monitoraggio dei malati nell’immediato periodo post-operatorio: questo avrebbe potuto permettere sia una ottimizzazione e razionalizzazione  dell’utilizzo delle risorse anestesiologiche dell’intero blocco operatorio, sia  un ancora più appropriato utilizzo dei letti intensivi e sub-intensivi della Rianimazione e della Chirurgia d’Urgenza: purtroppo ancora oggi nessuno di questi 2 obiettivi è stato raggiunto.

– il reparto di Medicina d’Urgenza è adiacente alla Rianimazione, separato solo da una porta: questo rende più rapide e più efficaci le consulenze e gli interventi in emergenza fatti dal rianimatore in quel reparto.

– la Traumatologia Ortopedica, sia come Pronto Soccorso che come reparto di degenza, è situato nel blocco del D.E.U. (a S. Chiara era situato in un edificio molto distante dal D.E.U.), ottimizzando tempi e modi delle consulenze e delle prestazioni del rianimatore.

– la presenza nel blocco del D.E.U. della  Neurochirurgia e della  Neuroradiologia, poste in 2 diversi e distanti padiglioni al S. Chiara, permette un più sicuro trasporto dei malati critici dalla Rianimazione a questi 2 reparti per esami o interventi chirurgici e rende più semplici e rapide le consulenze tra specialisti.

La nuova struttura della Rianimazione (uno spazio aperto di 7 letti, 1 box isolabile di 1 letto e un maxi-box di 4 letti) ha permesso molti cambiamenti rispetto alla vecchia struttura di S. Chiara:

– una gestione flessibile dei malati colonizzati o infetti da germi multiresistenti che necessitano di isolamento come mezzo per il controllo della diffusione delle multiresistenze.

– il controllo, tramite una centrale di monitoraggio posta in mezzo allo spazio principale, dei parametri vitali di tutti i malati ricoverati.

– la apertura all’ingresso dei familiari per 10 ore consecutive al giorno (dalle 12,30 alle 23,00), con possibilità di cambio tra i familiari stessi, nella logica della trasparenza e della umanizzazione delle cure in Terapia Intensiva.

– una migliore operatività del personale medico e infermieristico attorno al letto del malato, visti gli spazi ottimali tra letto e letto di degenza.

La nuova struttura del D.E.U. vista con l’occhio del Rianimatore offre ancora numerose potenzialità e possibilità di espansione e miglioramento sia in termini di qualità che di appropriatezza su aspetti non ancora sistematizzati: ne cito solo 2:

– la possibilità di attivare un vero “Trauma Center” facendo di Pisa centro di riferimento per tutta la grossa traumatologia della Area Vasta (fatta salva la specificità dell’Ospedale di Livorno).

– la possibilità di attivare un “percorso pediatrico” sia medico che chirurgico che intensivologica di Area Vasta per tutta quella patologia in emergenza e urgenza che non può o non necessita di un immediato ricovero all’Ospedale Mayer, ma che deve poter trovare medici e infermieri competenti e preparati in campo pediatrico.

Infine un aspetto di non poco conto nel passaggio al nuovo D.E.U., visto sempre dal punto di vista del Rianimatore chiamato in consulenza al Pronto Soccorso, è il costante aumento di consulenze fatte per pazienti affetti da patologie cronico-degenerative anche non neoplastiche che, giunti alle fasi finali (la cosiddetta fase “end stage”) della malattia arrivano al Pronto Soccorso pur non avendo più ormai prospettive ragionevoli di recupero né possibilità di invertire la traiettoria della malattia: malati che spesso potrebbero essere curati e assistiti meglio al proprio domicilio o in strutture non per acuti come dovrebbe essere l’Ospedale e, nell’ospedale, il D.E.U.: è possibile che avere a disposizione una struttura così all’avanguardia come il nuovo D.E.U. induca a un suo utilizzo inappropriato, e su questo aspetto che stà al confine tra etica e clinica occorrerebbe un serio confronto tra chi opera in Ospedale e chi opera sul territorio, siano essi amministratori, medici o infermieri.