Alice Sanpaolesi de Falena

Dottore Commercialista Revisore Contabile

In tempo di dichiarazioni dei redditi (complice anche lo scorrere del tempo), e nel leggere il titolo di un articolo de “Il Sole 24Ore” pubblicato in questi giorni intitolato “Scadenze fiscali/ per i contribuenti italiani uno stress test” mi tornano in mente gli antichi riti del periodo delle dichiarazioni dei redditi: presso gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate venivano distribuiti i modelli cartacei e relative istruzioni (non si scaricavano dal sito) di quello che un tempo si chiamava Modello 740 (e non Modello Unico).

Da quel momento iniziava la corsa verso la scadenza: il 31 maggio. I contribuenti conoscevano i documenti da conservare per il commercialista (gli interessi sul mutuo, le spese sanitarie, il consorzio di bonifica), gli stampati si compilavano con la matita, le operazioni si facevano con la calcolatrice, poi si ricontrollava il lavoro, si ricopiavano (con la carta carbone) due copie da depositare, si facevano le fotocopie degli allegati e si depositava il tutto. Operazione conclusa, fino al maggio dell’anno successivo non ci si pensava più. Adesso parte tutto da molto lontano e sempre in prossimità della scadenza (ad oggi fine maggio 2014 è ancora ignota la modalità di pagamento e la scadenza della nuova TASI), quando finalmente la norma è confezionata le software house (perché le dichiarazioni si fanno con il computer) procede a tradurre in programma, e intanto trascorrono i giorni. Finalmente a ridosso della scadenza si può iniziare a lavorare, ma non più alla sola dichiarazione dei redditi perché nel tempo si è aggiunta l’Ici e poi l’Imu e ora la Tasi, e anche i CAF (Centri di assistenza fiscale introdotti nel 1993) chiedono la proroga. Un tempo alcuni contribuenti si cimentavano con la loro dichiarazione dei redditi, magari telefonavano all’amico commercialista per un piccolo chiarimento ma ce la facevano, adesso non esistono contribuenti che pensino di cimentarsi in quest’impresa diventata impossibile. Ma tornando al modello Unico (così si chiama ora la dichiarazione dei redditi) una volta faticosamente compilato (perché ogni anno cambiano regole, detrazioni, deduzioni) si prepara il file, si controlla e si invia all’Agenzia delle Entrate. Ma non finisce qui: infatti non inviando più la documentazione giustificativa degli oneri dedotti e detratti ecco che gli oneri in formato cartaceo vengono spesso richiesti dall’Ufficio al contribuente (ma intendiamoci due-tre anni più tardi quando il fascicolo è già stato archiviato). Anche il ricordo della vecchia ICIAP (imposta comunale Imprese Arti e Professioni) è quasi tenero: si compilava uno stampato facile facile, si depositava in Comune si pagava un’imposta e poi finito. Adesso non esistono imposte che si versano una volta all’anno: le imposte sui redditi che scadono a giugno si rateizzano anche in sei rate mensili, poi si versa di nuovo a novembre e in ogni caso anche l’Imu e la Tasi si versano due volte l’anno e se c’è da pagare anche la Mini Imu i versamenti diventano tre.

Forse era meglio prima?….

(Fonte “Il Sole 24 Ore”)