V. Piro, V. Verardi, M. Turri

Sez. Neurofarmacologia – AOUP

 

L’incremento ponderale (o anche semplicemente il dubbio o timore di poter ingrassare seguendo una determinata farmacoterapia)rappresenta il primo motivo di abbandono dei farmaci psichiatrici. Viste le potenziali conseguenze negative sulla stabilizzazione del tono dell’umore e sul benessere, è nata l’idea di offrire a tutti i pazienti che lo desiderano e ne sentono la necessità un servizio di consulenza nutrizionale.

Questa iniziativa ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte sia dei pazienti sia dei loro familiari, tanto che, su un totale di 110 pazienti seguiti presso l’ambulatorio ben 48 (pari al 43,6%)hanno richiesto di usufruire del servizio. La consulenza nutrizionale è articolata in un primo incontro in cui viene compilata un’accurata anamnesi alimentare, inerente le abitudini di consumo, gli orari in base al lavoro, allo studio e agli impegni familiari, i ritmi di vita, l’attività fisica e tutto ciò che, a vario titolo, influisce sulla sfera metabolica e serve a compilare un piano alimentare personalizzato.

Il cibo e la Distorsione cognitiva dell’immagine corporea

Non vengono infatti impiegati software predefiniti, ma, sulla base dei dati raccolti, si stilano dei programmi che rispondano il più possibile fedelmente alle reali esigenze, nutrizionali ed anche lavorative, sociali e familiari, del soggetto. Il problema sicuramente più sentito dai pazienti in trattamento con farmaci psichiatrici è il tanto temuto aumento ponderale, ma non è l’unico. Gli antipsicotici atipici possono infatti determinare, oltre all’effetto obesizzante, anche variazioni dei parametri metabolici, come aumento della trigliceridemia, colesterolemia totale con diminuzione del colesterolo HDL, riduzione della tolleranza al glucosio, tutti fattori di rischio che rientrano nella cosiddetta “sindrome metabolica”. Alcuni pazienti, sperimentano, in concomitanza con l’inizio della terapia con tali farmaci, sia un’inibizione della spinta  motivazionale a muoversi sia vere e proprie crisi di alimentazione compulsiva ed incontrollata analoghi al binge eating disease (BED) catalogato dal DSMIV tr. Riferiscono di non aver voglia nemmeno di salire un piano di scale a piedi, o di fare attività quotidiane comunemente considerate poco faticose. In casi simili, il nostro lavoro è particolarmente difficile, e necessita di pazienza e finezza psicologica per far leva sulle motivazioni residue e sugli interessi del paziente. In linea di massima, non vengono proposte attività fisiche organizzate a meno che il soggetto stesso già non ne pratichi o non mostri per primo l’idea di iniziarne una, ma si tenta di valorizzare il movimento inconsapevole connesso alle attività abituali, invitando a scendere dall’autobus una fermata prima, a scegliere le scale anziché l’ascensore, a portare a spasso il cane se se ne possiede uno….Siamo consapevoli dell’utilità dell’attività motoria praticata con regolarità per almeno 40-60 minuti consecutivi 2-3 volte alla settimana per la prevenzione e il trattamento della sindrome metabolica, ma fissare parametri temporali in persone con scarsa motivazione e  basso livello di energie psicofisiche può scoraggiarli ulteriormente e indurli a desistere e lasciarsi andare completamente. Abbiamo preferito, di conseguenza, proporre degli obiettivi più modesti e raggiungibili, in modo da non generare sentimenti di frustrazione, ma, al contrario, incentivare la motivazione attraverso la gratificazione ed il miglioramento dell’autostima.

L’alimentazione come contributo all’equilibrio psico-fisico

Queste sono indicazioni di massima; poi ci si orienta soprattutto sugli interessi e sui ritmi di vita del soggetto, suggerendo, ad esempio a chi ha il cane di portarlo il più frequentemente possibile al parco o in campagna a correre e giocare, oppure a chi ama il mare a camminare sulla spiaggia; in questo modo facciamo leva sul senso del piacere e non sulla necessità di compiere uno sforzo, almeno inizialmente, per intraprendere una nuova attività.

In caso di abbuffate cerchiamo di rieducare gradualmente il paziente a recuperare un rapporto equilibrato con il cibo, suggerendo alcuni trucchi utili a evitare le crisi o a minimizzarne le conseguenze. Le strategie che proponiamo vanno dal momento della spesa, a quello della preparazione del pasto, consumo e del dopo-pasto, e sono mirate al controllo della frequenza e intensità delle crisi stesse; consigliamo inoltre di tenere a portata di mano alimenti a basso impatto calorico ma al tempo stesso appaganti per il palato. Un’altra caratteristica che devono avere tali alimenti di “scorta”è il non essere immediatamente pronti al consumo e allo stesso tempo non richiedere una lunga preparazione; vanno benissimo ad esempio salutari pop corn casalinghi, che si preparano facilmente e, magari, con soddisfazione.  In questo modo il soggetto si educa progressivamente a tempi di attesa ragionevoli che attenuano il senso di vuoto e l’ansia che ne deriva e che spinge a riempire lo stomaco in modo sconsiderato e  vorace.

Per quanto riguarda il piano alimentare dettagliato, come già specificato, viene cucito su misura del singolo, pur seguendo delle linee guida generali, volte a privilegiare il consumo di vegetali di stagione, legumi, riducendo l’introito di carni, senza mai rinunciare al piacere della tavola e della compagnia, elementi importanti nella vita di tutti e particolarmente utili al recupero sociale dei soggetti affetti da disturbi psichiatrici.