S. Forte Ufficio Stampa ANDI

In quale evoluzione socio-economica troverà risorse la professione odontoiatrica del futuro” è il tema del quinto workshop di Economia in Odontoiatria che ANDI ha organizzato al Grand Hotel Villa d’Este a Cernobbio (Como) sabato 10 maggio 2014.

Ai lavori, moderati dal giornalista Franco Di Mare, sono intervenuti il sociologo Domenico De Masi (con un’intervista video), i docenti universitari Maura Franchi e Stefano Micelli, il dottor Dario Righetti, partner Deloitte e responsabile Consumer Business per l’Italia, il professor Aldo Piperno per il Servizio studi ANDI e il dottor Francesco Maietta, responsabile delle Politiche sociali del Censis. “In questo workshop abbiamo valutato come sia importante focalizzare l’attenzione sull’analisi della situazione economica e sociale e sulla trasformazione dei consumi in relazione ai necessari cambiamenti della nostra professione”, ha spiegato il dottor Gianfranco Prada, presidente di ANDI. Uno degli aspetti discussi è stato quello della mutazione delle spese e dei consumi che influisce, oltre ovviamente alla crisi economica, sulla riduzione degli accessi alle cure odontoiatriche: insomma, spesso e volentieri si spende per l’”iPhone” piuttosto che per le cure dentali.

“Le potenzialità della professione odontoiatrica un modello proiettato nel futuro” è stato il tema della relazione del professor Stefano Micelli, docente di Economia aziendale all’università Ca’ Foscari di Venezia, il quale si è soffermato sulle nuove tecnologie che possono essere applicate all’odontoiatria. Secondo Francesco Maietta, responsabile delle Politiche sociali del Censis (“Il ruolo della sanità integrativa per un’odontoiatria di qualità, sostenibile da tutti”), “i numeri della crisi mostrano una riduzione dei redditi reali delle famiglie e l’assenza di aspettative di incremento sostanziale dei redditi per il futuro prossimo; un mutamento degli stili di vita e dei modelli di consumo, con tagli a sprechi ed eccessi e una nuova sobrietà che però non rinuncia alla qualità per alcuni dei beni e servizi; una forte pressione sui redditi da alcune tipologie di spesa (bollette, tasse locali e anche ticket sanitari e altre voci di spesa sanitaria privata) che obbliga a ridefinire la matrice dei consumi. Come affrontare questa situazione? Per l’odontoiatria ciò significa: come finanziare la tutela odontoiatrica tenuto conto che ci sono oltre un milione di visite odontoiatriche a pagamento intero in meno in un anno rispetto al precrisi e sei milioni e trecentomila italiani che rinunciano a prestazioni odontoiatriche per ragioni economiche? Bisogna cercare soluzioni adeguate e praticabili, altrimenti è alto il rischio di lasciare il campo al low cost, ad un’offerta di prestazioni a costi bassi non sempre e comunque garanzia di qualità… C’è un’altra soluzione per finanziare la qualità? La sanità integrativa che cresce – secondo Maietta – un’opportunità per fare odontoiatria di qualità. I numeri: ad oggi 6 milioni di iscritti, 11 milioni di assistiti, circa 300 mutue iscritte all’anagrafe presso il ministero della Salute. Le potenzialità: 8,9 milioni di cittadini si dichiarano favorevoli a destinare parte del proprio reddito a forme di sanità integrativa; 9,8 milioni di cittadini si dichiarano favorevoli all’introduzione di assicurazioni obbligatorie con opportune deduzioni. Cosa si aspettano i cittadini dalla sanità integrativa? Il rimborso di prestazioni effettuate in strutture private (49,4%), un indennizzo per i ticket e gli investimenti effettuati nel servizio sanitario (37,1%), l’accesso a interventi e assistenza diretta in un network di strutture convenzionate e verificate dai Fondi sanitari integrativi (13,5%); le principali prestazioni che si aspettano dalla sanità integrativa sono per il 52,3% visite specialistiche e diagnostica ordinaria, per il 42,7% cure dentarie, 22,8% farmaci, 21,5% interventi chirurgici odontoiatrici”. In conclusione “riposizionarsi nella crisi, per l’odontoiatria vuol dire anche misurarsi con le opportunità della sanità integrativa… E’ una opportunità per affrontare la crisi di sostenibilità, per continuare a finanziare la qualità e sostenere la logica da premium economy per l’odontoiatria (e la sanità in generale) senza lasciare campo libero al low cost sanitario”.

“Consumi: tra crisi e nuovi valori” è stato il tema della relazione della sociologa Maura Franchi, docente di Sociologia dei consumi presso il Dipartimento di Economia all’università di Parma. “Le scelte di consumo tendono ad interpretare nuovi valori, perdono il carattere di status, diventano modi per esercitare un diritto di scelta e di cittadinanza smarrito nei contesti dell’azione pubblica; sono una via di espressione di un’identità non più giocata, come in passato, su appartenenze sociali e lavorative. Il consumo – ha osservato – diviene, soprattutto, uno strumento di inclusione, quasi un modo per ridurre le distanze sociali: così spieghiamo la straordinaria importanza delle tecnologie che sono ormai parte della nostra vita, entrano nella rete di affetti e di relazioni, consentono di esprimere creatività e di marcare la nostra presenza nel contesto delle relazioni sociali, come testimonia la diffusa ed emblematica pratica del “selfie”, l’autoscatto condiviso. Lo scenario del web esercita oggi uno straordinario ruolo, sul piano simbolico e su quello pratico, nel diffondere nuovi modelli e pratiche di consumo. Ad esempio, sul piano pratico, tutto è sottoposto alla verifica della rete, si diffonde l’ossessione del ranking, vale a dire la comparazione delle offerte per ricercare la migliore. Sul piano simbolico, va segnalato l’inedito e crescente ruolo delle tecnologie della comunicazione in mobilità. In un contesto in cui i media compongono le nostre abitudini quotidiane e i messaggi virali muovono le nostre emozioni, alle tecnologie è attribuita la capacità di favorire relazioni e contatti tra individui.  Questo spiega perché, in una fase di diffusa incertezza, i consumi tecnologici divengono beni irrinunciabili. I consumi per il benessere non perdono peso, ma si orientano in parte verso altre accezioni del benessere, associato ad una dimensione esperienziale che comprende buone relazioni, condizioni emozionali e non solo materiali. L’emergere di questa idea di benessere spiega perché possa essere privilegiata la “cura delle relazioni” persino rispetto alla cura del corpo, anche a costo di rinviare interventi per la salute considerati, talvolta impropriamente, non urgenti”.

Il ruolo della middle class nel futuro della professione odontoiatrica e nella sua evoluzione economico-sociale è stato al centro della relazione del dottor Dario Righetti, partner Deloitte e responsabile Consumer Business per l’Italia, il quale ha analizzato gli effetti della crisi su domanda e spesa per le cure odontoiatriche. “Tra il 2007 e il 2012 – ha detto – il numero di famiglie di cui almeno 1 componente ha effettuato un consumo odontoiatrico è calato del 2,8%: dunque mezzo milione circa in meno di famiglie consumatrici”. Ancora: nello stesso periodo “le famiglie che hanno effettuato una spesa odontoiatrica sono calate del 3,31%” e “la spesa media mensile riferibile alle sole famiglie che hanno effettuato la spesa odontoiatrica è calata del 28,1%”. Infine “il fatturato dei dentisti proveniente dalle famiglie è calato passando da 6,7 miliardi circa di euro ai 4,9 del 2012”. Da questi dati – ha osservato Righetti – emerge che la spesa odontoiatrica è considerata come un consumo di cui “si può fare a meno” tranne che per le urgenze: in pratica le famiglie non hanno avuto in questi ultimi anni e non hanno oggi sufficienti risorse per pagarsi il dentista; inoltre gli italiani tendono (in maggior percentuale che in altri Paesi) a non stimare mediamente gravi le loro condizioni dentali e non sono soliti andare dal dentista per controlli e per prevenzione.

Tutto all’interno della professione odontoiatrica il focus del professor Aldo Piperno dell’università “Federico II” di Napoli. Dalla sua indagine congiunturale 2014 per il Servizio studi ANDI emerge che l’84,2% dei dentisti esercita in uno studio monoprofessionale, il 58% di coloro che hanno uno studio esercita in un solo studio e la maggioranza degli odontoiatri che non ha un proprio studio collabora in uno o due studi (54,7%). Ancora: il 58% ha almeno un collaboratore odontoiatra, il 31% ha almeno un collaboratore igienista dentale. Per quanto riguarda il tempo di lavoro effettivo e potenziale, il 44% dei dentisti lavora meno del tempo lavoro disponibile e di questi il 95% registra come motivo il calo di pazienti o comunque una clientela insufficiente. Piperno ha poi spiegato che più della metà dei dentisti prevede nel 2014 un ricavato inferiore al 2013. Infine, alla domanda “Quali sono le sfide più importanti che la professione odontoiatrica dovrà affrontare nel corso del prossimo anno”, nell’indagine congiunturale 2014 il 27,8% ha risposto: “Riorganizzare il lavoro di studio in modo più produttivo ed efficiente” e il 21,1% “Risparmiare nelle spese di studio”.