G. Bozzi MD Sez. Medicina della Donazione organi e tessuti per trapianto AOUP

A. Saviozzi PhD Sez. Medicina della Donazione organi e tessuti per trapianto AOUP

In Italia, dopo un lungo periodo “volontaristico” in cui la donazione di organi e tessuti era stata affidata alla particolare sensibilità di medici rianimatori e dei familiari di soggetti deceduti in morte encefalica, il Legislatore andò a colmare un vuoto normativo con l’emanazione della Legge 1 Aprile 1999 n.91 che regolamentava, in tutti i suoi aspetti, le attività di donazione e trapianto.

In particolare con l’istituzione dei Coordinamenti Locali alla donazione (art.12) fu dato, di fatto, l’impulso necessario alla nuova organizzazione del processo donativo ed, in seguito, la Conferenza Stato Regioni del 21 marzo 2002, 3.1,b gettò le basi affinché si creasse una struttura operativa all’interno della quale poter esercitare una nuova branca specialistica: “la medicina della donazione”.

La conferma definitiva venne dalla Conferenza Stato-Regioni del 13.10.2011 allegato A paragrafo 2.4 comma 3 “le strutture di coordinamento sono in staff alla Direzione Sanitaria e la loro articolazione e dimensionamento viene stabilita in base alla complessità dell’ospedale e dovrà prevedere figure professionali mediche, infermieristiche ed amministrative di supporto”.

In  verità la Regione Toscana, anticipando la normativa nazionale, nel 1996 aveva dato indicazione affinché venisse individuata la figura del Coordinatore Medico in tutte le Aziende sanitarie regionali che dalla fine degli anni ‘90 è stata integrata da quella del Coordinatore Infermieristico.

Con grande lungimiranza nel 2002 nell’ospedale pisano, per la prima volta in Italia, venne istituita una Sezione, interna alla Direzione Sanitaria, denominata “Medicina della Donazione di Organi e Tessuti per Trapianto”.

Successivamente, con l’istituzione dell’Organizzazione Toscana Trapianti (O. T. T.) , si diede inizio a quel processo regionale di evoluzione verso il consolidamento strutturale e organizzativo che in molti casi ha determinato la realizzazione di specifiche  strutture all’interno delle quali viene esercitata  la medicina della donazione.

Articolazione e dimensionamento della Struttura Operativa di Medicina della Donazione

Nel rispetto della Conferenza Stato-Regioni 2011, prima riportata, Il dimensionamento della Struttura deputata alle attività donative è variabile in base alla maggiore o minore articolazione del nosocomio in cui ha sede, alla presenza o meno di reparti di neurochirurgia o di programmi di trapianti  e in base ai programmi di procurement attivi (di soli organi, di organi e tessuti e cellule, HBD e/o NHBD o da vivente).

In tutti i casi si dovrebbe assicurare, in modo flessibile e tenuto conto delle potenzialità generative di potenziali donatori, una gestione organizzativa che tenga conto degli aspetti di programmazione, organizzazione e controllo, così da rendere il procurement oggettivo e scientifico.

Le professionalità sanitarie dedicate al processo donativo sono quelle classiche delle attività assistenziali, medica, infermieristica e di supporto.

E’ inoltre necessaria l’attribuzione di risorse economiche finalizzate da assegnare in base al raggiungimento di obiettivi predeterminati e concordati.

Ambiti  professionali  di  competenza

Gli ambiti professionali di competenza della Medicina della Donazione, integrati pienamente nel sistema aziendale, regionale e nazionale, sono quelli propri della disciplina, vale a dire quelli necessari a dare risposte oggettive e scientifiche ai quesiti che di volta in volta si situano di fronte all’esperto.

Il calcolo del potenziale generativo di donatori di organi e/o tessuti, che sta alla base del procurement, in una determinata Azienda sanitaria, non può prescindere da un rigoroso monitoraggio e da studi clinico- epidemiologici dei decessi nosocomiali e dalla individuazione e calcolo di indicatori specifici.

Così come la costruzione di una rete organizzativa concentrica che consenta la migliore valutazione d’insieme dell’organizzazione, non può non tenere di conto dei criteri di qualità e sicurezza.

Gli aspetti peculiari connessi con la relazione d’aiuto alle famiglie dei pazienti deceduti in ME o ACR, nell’ambito della quale viene verificata la disponibilità alla donazione, richiedono all’operatore sanitario una forte specificità ed esperienza nella comunicazione interpersonale; così come peculiari sono gli aspetti a carattere medico-legale da affrontare e risolvere nel corso del processo.

L’attività scientifica e di ricerca  supporta tutta l’attività ed orienta i cambiamenti e i miglioramenti.

Il monitoraggio globale e l’uso di indicatori di fase, di processo e di performance consentono la misurazione della efficacia e l’efficienza del processo.

L’Approccio scientifico al metodo

L’applicazione dei criteri e degli strumenti offerti dalla Medicina della Donazione ha consentito di  sviluppare e attuare un approccio scientifico  alle problematiche specifiche.  Il nuovo procedimento ha determinato l’applicazione di nuove metodiche e l’approfondimento della conoscenza suscitando maggiore interesse e creando nuove funzioni e nuovi ambiti professionali e di ricerca.

La  Medicina della Donazione  ha , oggi ,  un “corpus dottrinale”  che ne stabilisce i confini e ne delinea le competenze e che consente agli operatori sanitari che la esercitano, la pratica di un’attività specialistica propria e una attività di consulenza per altre discipline.

I risultati e le prospettive

L’iter  organizzativo regionale toscano e i dati che negli anni sono stati ottenuti,  ( 78,2 toscano  Vs 38,2 dato nazionale per quanto concerne i potenziali donatori segnalati  p.m.p. nell’anno 2013, e 38,2 Vs 18,2  p.m.p. per  quelli  utilizzati ) collocano la nostra regione  ai vertici europei e sono la migliore evidenza  di quale potrebbe essere l’impulso che il sistema nazionale riceverebbe qualora si determinasse l’estensione  del modello organizzativo toscano secondo i criteri della medicina della donazione. (Figura1 e 2).

Figura 1

Figura 2

Infine l’avanzato e specifico sistema di monitoraggio regionale, fino al marzo 2014 con sede in AOUP, ha visto la Toscana come Benchmark nazionale per completezza e correttezza dei dati elaborati e forniti.