G. Casini, M. Nardi

U.O. Oculistica Universitaria AOUP

La moderna chirurgia della retina compie 43 anni. Nel 1971, infatti, fu il chirurgo tedesco Robert Machemer, realizzò il primo intervento di vitrectomia via pars plana avvalendosi di un nuovo strumento (vitrectomo) del diametro di 17 gauge. Oggi è una vera e propria branca oftalmologica.

Presupposti insindacabili, quali l’aumento dell’età media della popolazione, gli stili comportamentali ed alimentari e la cronicizzazione di patologie un tempo rapidamente progressive, hanno fatto sì che divenissero sempre più frequenti talune condizioni morbose, rendendo necessario lo sviluppo di  uno specifico settore  capace di trattare quadri patologici sempre più frequenti, complessi ed invalidanti.

Superato l’iniziale periodo pioneristico, è stata raggiunta una fase di maturità chirurgica di notevole livello al punto che la vitrectomia può essere considerata una delle tecniche di micro–chirurgia oftalmica più avanzata sviluppata negli ultimi trent’anni.

L’introduzione di novità, sia nella strumentazione che nelle tecniche chirurgiche, volte ad un approccio sempre meno invasivo, ha portato alla realizzazione di vitrectomi di 27 gauge (dal diametro inferiore ad un ago di insulina) capaci di  passare attraverso incisioni sclerali di piccolo diametro e “self-sealing” (auto sigillanti) riducendo il trauma chirurgico sui tessuti, l’infiammazione post-operatoria e permettendo una riabilitazione più rapida.

In funzione di tutto ciò, malattie retiniche quali il pucker maculare, il foro maculare ed il distacco di retina , fino a pochi anni fa di difficile approccio clinico–chirurgico, sono diventati, ora,  interventi di routine associati nella maggior parte dei casi a restituito ad integrum della componente anatomica retinico-maculare ed a buon recupero funzionale.

Nella maggior parte dei casi si tratta di interventi chirurgici eseguiti in  anestesia locale, con tecnica retrobulbare o parabulbare, per evitare al paziente qualsivoglia tipo di  stress  psicologico e fisico legati ad un’anestesia generale.

L’intervento, effettuato in regime di Day-Surgery, oltre a permettere di razionalizzare l’attività e le spese gestionali di reparto fa sì che il paziente, dimesso il giorno stesso dell’intervento, eviti il disagio di una lunga degenza ospedaliera.

L’Unità Operativa Universitaria della AOUP si  occupa da anni dello screening, della  diagnosi, della terapia medico-chirurgica e del follow up delle patologie che colpiscono il segmento oculare posteriore.   

La possibilità dell’utilizzo di strumenti di ultima generazione (ecogrefia, tomografia ottica, angiografia retinica a fluorescenza e con indocianina) consente di diagnosticare precocemente patologie retiniche che, se opportunamente sottoposte a trattamento chirurgico, possono esitare in una completa risoluzione.

Il riferimento è a patologie quali il distacco di retina (separazione della retina neuro sensoriale dall’EPR associato ad accumulo di  liquido sottoretinico); il pucker maculare (maculopatia secondaria alla formazione di membrane a livello dell’interfaccia vitreo-retinica); il foro maculare; l’emovitreo (versamento ematico in camera posteriore a seguito di: retinopatia diabetica, rottura retinica, distacco di retina, occlusione venosa retinica, distacco posteriore del vitreo, degenerazione maculare senile  e traumi).

Tra i diversi servizi è operativo anche un ambulatorio specifico per le patologie retiniche, al quale è possibile accedere, tramite appuntamento, chiamando il numero 050 997656.