F. Francesca

U.O. Urologia SSN – AOUP

La Regione Toscana su iniziativa e stimolo dell’Istituto Toscano Tumori – ITT -sta per avviare la costituzione dei Centri per il trattamento del carcinoma prostatico (PCU).

Il carcinoma prostatico è il primo tumore in ordine di frequenza nel maschio e, data la lunga storia naturale della malattia, ha un’elevata prevalenza. Come per altri tumori altamente incidenti come il cancro della mammella, la costituzione di centri dedicati a questa patologia, dalle fasi diagnostiche alle fasi terminali della malattia, ha l’obiettivo di garantire la migliore assistenza possibile ai cittadini che ne sono colpiti. Centro dedicato vuol dire avere a disposizione non solo tutti gli specialisti coinvolti nella varie fasi della malattia, ma anche il loro coordinamento in tempo reale e l’aggiornamento scientifico per offrire al cittadino le più recenti innovazioni diagnostiche e terapeutiche.  Inoltre  il centro rappresenta un formidabile strumento epidemiologico di studio prospettico della malattia nella nostra Regione.

Realtà simili già esistono in Italia nei “santuari” oncologici quali sono percepiti dai cittadini i Centri Tumori: si pensi all’ Istituto dei Tumori (INT) e all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, al Regine Elena – IFO – di Roma. Il Sistema Sanitario Toscano ha una forte impronta decisionale e organizzativa e anche la costituzione dei centri dedicati, che in altre regioni sono il frutto dell’iniziativa degli specialisti operanti nelle singole strutture ospedaliere,  nella nostra regione segue percorsi differenti.

Altra considerazione che ha ispirato i nostri amministratori della sanità alla realizzazione dei centri è la concentrazione in poche sedi della patologia a maggior complessità. E’ noto dalla letteratura scientifica che le complicanze di un trattamento terapeutico di alta complessità (intervento chirurgico, trattamento radiante, etc) sono percentualmente minori presso i centri con alto volume di attività. In Europa molti sono gli esempi di concentrazione della patologia maggiore in centri di riferimento. In Toscana già esiste di fatto una suddivisione ideale delle strutture sanitarie nell’ambito delle tre Aree Vaste: di fatto dunque esiste già lo scheletro organizzativo.

Che cosa deve avere un Centro per i tumori prostatici?

Certamente le tre figure professionali “centrali” – urologo, radioterapista e oncologo medico – ma anche il radiologo , il medico nucleare, il palliativista o terapeuta del dolore e non ultimo lo psicologo. Quest’ultima figura professionale dovrebbe a mio parere essere sempre disponibile accanto agli specialisti che interagiscono con un malato di cancro e non solo nelle fasi più avanzate della malattia quando anche il supporto psicologico può modificare il trattamento farmacologico. Nel caso del cancro prostatico lo psicologo è utile nella fase decisionale iniziale: basti pensare ad una opzione terapeutica come la Sorveglianza Attiva o la chirurgia demolitiva con le sue conseguenze funzionali. All’INT di Milano ad esempio lo psicologo è presente alla vista collegiale in cui viene informato il paziente e possibilmente la sua partner sul significato, le caratteristiche e le conseguenze della diverse offerte terapeutiche.

Un centro siffatto deve poi possedere tutte le risorse strumentali necessarie per il miglior trattamento possibile: dalla Risonanza Magnetica Multiparametrica con la possibilità di eseguire biopsie prostatiche mirate, al robot, ai moderni acceleratori lineari per una radioterapia più efficace ed al contempo meno invasiva sugli organi adiacenti al bersaglio. Accanto a ciò ovviamente le risorse umane che devono far funzionare al meglio  quelle strumentali.

Per la costituzione di un centro dedicato ai tumori della prostata pertanto oltre a questi   requisiti indispensabili  dovranno essere definiti  i volumi di attività: quanti casi all’anno dovranno essere trattati?  Come si conteggeranno? Quali saranno gli indicatori qualitativi? E infine quali investimenti farà la Regione per realizzarli e renderli soprattutto efficaci?

In tempo di risorse finanziarie sempre più scarse e in procinto di assistere ad un importante riassetto della sanità toscana – ad esempio la costituzione di tre sole grandi aziende sanitarie – la creazione dei PCU rappresenta una innovazione che ci riallinea ai modelli più performanti di altre realtà italiane ed europee.