F. Francesca

U.O. Urologia SSN – AOUP

In uno degli ultimi numeri della rivista è apparso un mio  articolo per sensibilizzare l’opinione pubblica “medica” sui nascenti centri per la diagnosi e il trattamento del carcinoma prostatico (cap) nella nostra regione. Qualcuno mi ha fatto notare che non ho mai citato la figura del patologo.

Devo pertanto fare pubblica ammenda per una dimenticanza incredibile. La figura del patologo non è solo importante ma centrale: basti pensare che la diagnosi di carcinoma prostatico è istologica. Pertanto senza un riscontro morfologico microscopico non è possibile fare diagnosi certa. Ancora: fondamentale è l’ esperienza del patologo nell’attribuzione del Gleason score che rappresenta il principale fattore prognostico del cap. Nonostante i tentativi fatti nel tempo per standardizzare e rendere meno arbitraria possibile l’attribuzione del gleason da parte dei patologi ancora oggi esiste una inevitabile discrepanza tra il gleason bioptico e quello definitivo sul pezzo operatorio frutto della inevitabile variabilità e soggettività di giudizio.

Ancora fondamentale per la stadiazione patologica finale e la classificazione del TNM è la processazione del pezzo operatorio con la sua chinatura e le sue sezioni sottili che consentono la definizione di un altro fondamentale fattore prognostico: i margini chirurgici, la cui positività condiziona il trattamento adiuvante successivo.

Ben si comprende pertanto quale sia il ruolo dei patologi in un centro per la diagnosi e il trattamento del carcinoma prostatico.

Mi scuso pertanto con tutti loro rinnovando la mia ammirazione per il lavoro che svolgono. Ai “miei” patologi in particolare vanno le mie sincere scuse per questa grave dimenticanza.