C. Basile Fasolo, P. Mirri, F. Pizzi, M. Tangheroni

LabCom Laboratorio di Comunicazione in Medicina, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Univ. di Pisa

La comunicazione non verbale (CNV) è quella parte della comunicazione che riguarda il linguaggio del corpo, ovvero i gesti, le espressioni facciali, la postura e la distanza interpersonale. Durante le nostre interazioni quotidiane diamo eccessiva importanza alle parole, lasciando da parte la CNV.

In realtà, saper riconoscere e codificare il linguaggio del corpo è estremamente utile in qualsiasi relazione, sia personale che professionale. Innanzitutto, la CNV definisce le relazioni interpersonali e completa il messaggio verbale regalando all’interlocutore un insieme di segnali che aiutano a comprendere anche il senso dell’enunciato. Molti dei gesti comunemente usati durante un’interazione servono per integrare una frase nel caso in cui sia iniziata con le parole e finita con un gesto, oppure per rafforzare ciò che stiamo dicendo e talvolta sostituire la comunicazione verbale. Il linguaggio del corpo svela la nostra identità e personalità, è una sorta di presentazione di noi stessi di fronte ad un interlocutore. Attraverso la mimica facciale, la postura, l’orientamento del corpo e lo sguardo, esprimiamo emozioni o siamo in grado di riconoscerle in un interlocutore. Questo permette anche di capire quale opinione suscitiamo negli altri e di stabilire come procedere nell’interazione. Non dimentichiamo che la cornice delle nostre interazioni è costituita dal contesto culturale che carica di convenzionalità la CNV: il segno “OK” fatto con le dite ad “O”, nella nostra cultura significa che va tutto bene; lo stesso gesto per i Giapponesi significa denaro e per i Greci è un insulto. Capire quello che l’altro trasmette attraverso i segnali del corpo può essere utile in qualunque tipo di interazione. Il medico, per la funzione che ricopre e per la figura che culturalmente si è tramandata nei secoli, è una persona che si ritrova costantemente a contatto con gli altri nei loro aspetti più intimi. La malattia spesso non è unicamente un malessere fisico, ma anche una condizione di disagio esistenziale, per sé stessi e per le persone care. Comprendere il disagio, talora il dolore intimo, causato dalla malattia al paziente, anche secondo Ippocrate è parte integrante del processo curativo, come il sostegno emozionale al malato. Alcuni indicatori di stato emozionale non verbali, quando ben osservati e considerati, possono concretamente aiutare a percepire lo stato d’animo del paziente ed agire di conseguenza. Molto spesso in ambito sanitario, il paziente si trova di fronte ad un medico che tiene lo sguardo fisso sulla cartella clinica, che non mostra segni di comprensione e che non coglie le sue esigenze emotive. Il medico, oltre all’anamnesi e alla valutazione dei sintomi, dovrebbe prestare attenzione ai messaggi non verbali del paziente, e allo stesso tempo comunicare interesse nei suoi confronti inclinandosi verso di lui e mantenendo un orientamento nella sua direzione.Come facciamo per codificare la CNV? Prima di tutto dobbiamo essere dei buoni osservatori. Ogni parte del corpo invia un messaggio e il contenuto del messaggio è in funzione dello stato emotivo dell’emittente e del destinatario. L’interpretazione della CNV diventa molto importante specialmente per la codifica dei segnali di ansia/stress, e rifiuto/fastidio. La relazione medico-paziente è un buon esempio per introdurre i segnali di ansia e stress. Il più delle volte il paziente ha difficoltà ad esprimersi con le parole. Saper codificare la CNV diventa un utile strumento a vantaggio del medico. Una persona che sposta continuamente lo sguardo, o che ripetutamente sbatte le palpebre o che mostra sopracciglia sollevate e avvicinate al centro o che preme le labbra e contrae la mascella, è sicuramente in stato di ansia o stress. Altri fenomeni osservabili in questo stato emotivo potrebbero essere uno sguardo timido, un sorriso nervoso, un arrossamento cutaneo sul petto, un tremore, un respiro affannoso e una deglutizione marcata. Uno dei segnali più comuni di fastidio è lo sfregamento del naso con tutte le sue varianti, come grattare la punta, comprimere un’ala o sfregarlo all’altezza delle narici. Se lo sfregamento avviene in prossimità delle mucose nasali, significa che il senso di fastidio è più intenso. Non esiste solo questo segnale: infatti ci sono altri microcomportamenti indicanti fastidio o disappunto, come sfregare l’angolo interno della zona lacrimale, spingere o grattare il sopracciglio o premere la lingua contro l’interno delle guance. Tra i segnali di fastidio, con significato più aggressivo, esistono atti in cui un tipo di impulso viene spostato verso oggetti invece che verso il proprio interlocutore, quelli che Desmond Morris definisce “azioni deviate”. La lettura di tali messaggi e l’empatia che il medico mostra verso il paziente, diventano il motore della relazione: da una parte, il medico è orientato a formulare la domanda o la considerazione giusta; dall’altra, il paziente si sente compreso e di conseguenza, predisposto a parlare di ciò che lo preoccupa ed a seguire le direttive del medico, quindi aumentare la compliance.

Quindi, l’attenzione verso i segnali che invia il nostro interlocutore può essere più vantaggiosa nell’interazione rispetto alla comunicazione verbale. L’importanza della CNV fu già espressa da Charles Darwin: “Essa è più delle parole, che possono essere falsate, rivela i pensieri e le intenzioni altrui.”