L. Dell’Osso, C. Carmassi, C. Gesi

Dip. di Medicina Clinica e Sperimentale – Sez. Psichiatria – Univ. di Pisa

Il personale medico e paramedico è frequentemente esposto a situazioni di grande stress sia fisico che psicologico e una particolare attenzione è stata dedicata dalla ricerca clinica, negli ultimi anni, allo sviluppo di sintomi psichici e somatici negli operatori della salute, oltre che all’individuazione di potenziali fattori di rischio o protettivi al fine di strutturare interventi mirati di prevenzione.

La ricerca psichiatrica ha utilizzato frequentemente il termine burn-out (Burn-out Syndrome) per definire questo logoramento professionale e psicologico. Tale termine, traducibile letteralmente come essere bruciato, sta ad indicare una condizione di esaurimento emotivo derivante dallo stress dovuto alle condizioni di lavoro e a svariati fattori relativi alla sfera personale e ambientale, come il divario tra le richieste e/o le aspettative personali e la realtà lavorativa. Questa definizione evidenzia il burn-out come uno stato psicologico correlato alla prolungata esposizione a fattori di stress correlati al lavoro. I tassi di prevalenza riscontrati variano tra il 10 e il 50% in relazione alle diverse professioni, agli strumenti diagnostici adottati e alle caratteristiche delle popolazioni esaminate.

I professionisti che operano nel campo della salute spesso pagano il costo emotivo dell’aver quotidianamente a che fare con la sofferenza delle persone e con l’essere investiti del ruolo di alleviare questa sofferenza e/o di eliminarne la causa. Le attività medica e paramedica possono risultare molto stressanti per l’imprevedibilità del lavoro quotidiano, per il frequente confronto con fasi acute delle malattie, per la necessità di confrontarsi con le aspettative e con le reazioni emotive di pazienti e familiari esposti a loro volta a situazioni inattese, oltre che, infine, per l’articolazione in turni spesso troppo faticosi.

L’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, APA 2013) ha riportato, tra le principali modifiche, la ridefinizione dei Disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, e in particolare del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), all’interno di un capitolo a sé stante. Inoltre, è stato per la prima volta esplicitato come l’esposizione professionale a situazioni quali il primo soccorso possa costituire un evento traumatico tale da scatenare il PTSD.

Molte caratteristiche psicologiche del burn-out corrispondono proprio a reazioni di spettro PTSD con sintomi di rievocazione (come incubi e flashback), evitamento, ottundimento affettivo e aumentato arousal (come disturbi del sonno, facile irritabilità). In uno studio recentemente condotto sul personale medico e paramedico impiegato nel Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, per esempio, sono stati riscontati tassi di PTSD pari al 15,7%, cioè circa 6 volte il tasso riscontrato nella popolazione generale italiana.

Come categoria di professionisti della salute, anche gli odontoiatri possono manifestare una maggior suscettibilità a quadri derivanti dall’effetto dello stress lavorativo sul loro benessere fisico, psicologico e professionale. Nell’ultimo decennio, una letteratura crescente ha mostrato che i dentisti rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile al burn-out professionale, ai disturbi d’ansia e depressivi, oltre che a problematiche legate all’uso di alcol. Sebbene non siano stati ancora intrapresi studi rigorosi dal punto di vista statistico, la letteratura riporta anche tassi di suicidio più alti nei dentisti rispetto ad altre categorie occupazionali. E’ verosimile che almeno una parte di questa vulnerabilità sia da ricondurre al particolare tipo di attività clinica che gli odontoiatri svolgono. Tuttavia, da alcuni studi emerge che gli elevati livelli di stress esordiscono in questa categoria di soggetti già fin dal corso di studi in odontoiatria, così come il burn-out professionale insorgerebbe in fasi molto precoci della carriera lavorativa. Questo ha fatto ipotizzare che la maggior suscettibilità dei dentisti alla patologia stress-correlata potrebbe per altra parte derivare anche da alcuni tratti di personalità particolarmente comuni in coloro che decidono di intraprendere questa professione.

Sebbene ancora scarsi, stanno emergendo i primi dati sul ruolo dei sintomi di spettro autistico come importanti mediatori nel rischio di sviluppare PTSD, soprattutto alcune forme a decorso cronico e più grave. Altri studi, inoltre, evidenziano come alcuni tratti di spettro autistico, in particolare quelli correlati all’empatia, possano influenzare la scelta professionale e, per quanto concerne l’ambito sanitario, la branca specialistica intrapresa. Alla luce di queste interessanti ricerche preliminari, la clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa ha intrapreso uno studio sulla qualità di vita e sullo spettro PTSD negli odontoiatri di tutta Europa con l’obiettivo specifico di indagare la prevalenza di sintomi di spettro autistico dell’adulto e le loro potenziali correlazioni con i sintomi dello spettro PTSD e con le diverse dimensioni del benessere fisico, psicologico e professionale. I primi risultati ottenuti dai dati raccolti in maniera anonima da oltre duecento odontoiatri europei saranno pubblicati e condivisi con la comunità scientifica già a partire dalla fine di questo anno.