A. Lepri, M. Lepri, A. Sframeli

U.O. Oculistica Universitaria Pisa Cisanello

Come stanno gli occhi dei nostri bambini? Non è facile rispondere a questo semplice quesito in quanto la “buona visione” è più che il “vederci bene” riferito da bambini e genitori: è il risultato di numerosi fattori che devono svilupparsi contemporaneamente e con la giusta tempistica nel corso della crescita soprattutto nei primi anni di vita.

La visione binoculare è un complesso fenomeno che non solo necessita dell’integrità anatomica e funzionale dei due occhi singolarmente ma pretende che i due occhi inviino immagini corrispondenti al cervello che deve imparare a riconoscerle e a dar loro un senso. Questo può accadere solo se già a partire dai primissimi mesi di vita gli stimoli esterni che giungono alle due retine sono sufficienti e sovrapponibili: ostacoli a carico dei mezzi diottrici (anomalie palpebrali, opacità corneali, cataratta congenita), patologie della motilità oculare estrinseca (strabismo), patologie retiniche, anisometropie sono le principali cause che possono alterare la visione. Se però è vero che bambini che presentano importanti patologie oculari giungono alla nostra osservazione tempestivamente non altrettanta attenzione si presta ad un bimbo che apparentemente ci vede bene. Purtroppo dietro alla sensazione di vederci bene si possono celare disturbi soprattutto monoculari che il bambino tende a compensare sforzandosi o usando l’occhio migliore a discapito di un corretto sviluppo visivo controlaterale (si instaura il cosiddetto occhio pigro o ambliopia). Si possono manifestare così mal di testa e bruciore agli occhi soprattutto dopo uno sforzo visivo come quello che richiede fare i compiti, con conseguente cattiva attenzione a scuola e scarso profitto; si possono sviluppare anomale posizioni del capo nel tentativo di compensare un astigmatismo non corretto o forme particolari di strabismo; infine si può perdere la visione tridimensionale con conseguente riduzione della percezione della profondità che può tradursi ad esempio in scarsa abilità a praticare sport. Tutte queste difficoltà spesso possono sfociare in disturbi psicofisici rilevanti. Quando i piccoli pazienti giungono per la prima volta alla nostra osservazione in età scolare, cioè all’età in cui si ritiene siano all’altezza di effettuare la visita completa, possono presentare già seri danni alla visione binoculare e il tempo per poter intervenire è notevolmente esiguo dato che la plasticità del sistema visivo si riduce drasticamente già intorno ai 6-8 anni di età. Il problema è più comune di quanto si pensi, l’ambliopia colpisce mediamente il 3% dei nuovi nati e rappresenta una delle principali cause di deficit visivo nell’infanzia e nei giovani al di sotto dei 20 anni. La nostra sfida è prevenire l’insorgenza di questo disturbo con screening mirati già nei primi 3 anni di vita e evitare l’insorgenza di danni irreversibili con un’opportuna terapia ottico-riabilitativa se l’ambliopia si è già instaurata.

Già i genitori possono essere un aiuto fondamentale al nostro scopo: gli chiediamo di provare a occludere in maniera alternata con la mano o con un cartoncino per pochi attimi un occhio mentre il bimbo fissa un oggetto da lontano che lo incuriosisce e di osservare le reazioni: irritabilità, insofferenza, pianto, tentativo di scoprire l’occhio coperto sono tutte condizioni che potrebbero indicare un’anomalia oculare che deve essere individuata e valutata dallo specialista. Una volta riusciti ad individuare il difetto visivo si instaura la terapia più adatta che consiste nel rimuovere le cause che riducono la visione (prescrizione di occhiali, piccoli interventi palpebrali o oculari) e nello stimolare la visione dell’occhio pigro penalizzando l’occhio sano con una semplice benda e cercando di utilizzare l’occhio ambliope in attività che richiedono attenzione e quindi sforzo visivo (colorare, fare i compiti, giocare ai videogiochi).

Il nostro centro è inoltre impegnato nella ricerca di riabilitazione visiva dell’ambliopia anche dopo i 10 anni di età. La base della nostra ricerca è l’evidenza scientifica che la visione binoculare si sviluppa molto precocemente già nei primi 3 mesi di vita e che il nostro cervello non “scorda” mai i comportamenti acquisiti. Fattori che subentrano successivamente possono bloccare la visione binoculare ma non cancellarla quindi utilizzando opportuni mediatori e agendo su specifici sistemi neuronali si potrebbe richiamare la condizione già appresa e silenziata nel tempo. Siamo solo agli inizi ma le prospettive sono allettanti, nel frattempo la nostra attenzione è pienamente rivolta alla prevenzione e alla terapia precoce dell’ambliopia per cui necessitiamo del supporto trasversale di famiglia, medici pediatri e insegnanti nell’indirizzare al minimo sospetto il bimbo di qualunque età alla valutazione specialistica perché vederci bene non sempre significa che gli occhi dei nostri bambini stiano realmente bene.