G. Bellini Criminologa – Dirigente Medico UO Neurologia Ospedale di Livorno

L. Rossi Psichiatra

A. Bellini Medico Veterinario

Abbiamo indicato come “Il seme della violenza” la violenza dell’uomo sull’animale, facendo una citazione cinematografica (1) e abbiamo definito la violenza sull’animale e la violenza interpersonale “la stessa faccia della stessa medaglia” proprio a sottolineare il rapporto inscindibile tra gli agiti di crudeltà sull’animale compiuti dall’uomo e quelli compiuti dall’uomo sull’uomo legati da un filo conduttore; la violenza del più forte sul più debole.

(1) Il Seme della Violenza, Film drammatico USA, del 1955, regia e sceneggiatura di Richard Brooks, con Glenn Ford come attore protagonista. Titolo orignale in lingua Inglese “The Blackboard Jungle”, dall’omonimo romanzo del 1954 di Evan Hunter, noto come Ed Mc Bain

L’agito violento e la scarsa empatia per il dolore dell’altro essere vivente sono infatti la stessa faccia della stessa medaglia; la voglia di sopraffazione del più debole, l’espressione della propria inadeguatezza, l’uso di un “linguaggio” nei rapporti con l’altro, acquisito in età evolutiva, l’affermazione di se stessi.

La vittima rappresenta l’essere più debole, facile a questa sopraffazione, facile da dominare; equale essere sarà più facile alla sopraffazione di un animale, con scarsi o nulli diritti, che non può ribellarsi, o talora rappresentato da un animale già socialmente utilizzato a fini macellativi?

Riuscire a cogliere già in soggetti in età prescolare, quei segnali di allarme, indicatori di probabili abusi ma anche indici predittivi di sviluppo e conclamazione di una futura attività violenta, antisociale o delinquenziale in età adulta, permetterebbe di poter bloccare il ciclo della violenza.

L’interesse per questo stretto legame va quindi oltre la mera didattica, ma diventa sociale, indirizzato a cercare di comprendere quei fenomeni e quei fattori che stanno alla base di tale violenza, “Il Seme” appunto.

Diventa quindi importante saper riconoscere quando dai ‘normali’ agiti crudeltà esplorativa tipica della fase evolutiva dei bambini, si passa oltre, sfociando in qualcosa che ci fa comprendere che dietro quegli stessi agiti vi sia una probabile storia di abusi subiti, maltrattamento o di relazioni disfunzionali, disagi o sofferenze in ambito familiare, scolastico o amicale.

Questo permetterebbe di mettere in atto azioni protettive sul bambino o sull’adolescente stesso, ma anche di poter contemporaneamente interrompere una probabile evoluzione che in età adulta potrebbe manifestarsi a sua volta con azioni abusanti, maltrattattanti, disfunzionali, fino a raggiungere veri e propri atti criminali.

Per un genitore, così come per un insegnante, un assistente sociale o per  il medico di famiglia saper vedere il germogliare di questo Seme di violenza diventa fondamentale.

Nella pratica veterinaria i medici veterinari vengono spesso in contatto con animali soggetti a vario livello di maltrattamento, dalla cattiva cura a veri e propri atti di crudeltà. E’ dovere del clinico riconoscere i segni ed i sintomi e segnalare i casi all’Autorità competente. In Europa sono nate strutture ricettive e modalità di protezione per gli animali che abbiano subito abusi. Interessanti sono i dati che legano segnalazioni di maltrattamento animali domestici da cui sono scaturite segnalazioni di maltrattamento familiare e di minori. Nella nostra Società e recentemente aumentata la sensibilità nei confronti della sofferenza animale. Il trattato di Lisbona nell’articolo13 ha definito gli animali come “esseri senzienti”, decretando che i Paesi devono tenere conto delle benessere degli animali in quanto esseri senzienti, cioè esseri in grado di avere autocoscienza e consapevolezza di sé, individui a tutti gli effetti.

Quindi si comprende come atti di maltrattamento, di crudeltà, di tortura fino all’uccisione violenta fine a se stessi di un animale, rappresentino non solo unaaberrazione morale e un reato penale regolato dal nostro Ordinamento dall’art 544 cp, ma siano un indicatore di abusi subiti dai maltrattanti in erba e un indicatore di un potenziale pericolo sociale proveniente da chiunque li commetta.

Nota a tutti è l’espertizzazione che quasi tutti i serial killer sadici/violenti hanno messa in atto nell’età infantile o adolescenziale, commettendo atti di crudeltà sugli animali che poi hanno riprodotto in vario modo in età adulta nelle proprie vittime umane.

E’ noto inoltre che nel 30-40% dei casi chi commette agiti di crudeltà e violenza interpersonale ha commesso in età evolutiva o adolescenziale atti di crudeltà sugli animali.

Oltre alla crudeltà sugli animali compiuta dal singoloindividuo non dobbiamo dimenticare quella utilizzata a scopi di lucro in ambito della criminalità organizzata come nel caso dei combattimenti o le corse clandestine o ancora di più nello sfruttamento sessuale. Questa attività lucrosa della criminalità organizzata continua ancora a rimanere nel sottobosco per quanto riguarda le forze messe in campo per debellarlo o arginarlo. Nonostante dai seppure pochi dati disponibili in letteratura, questo abominiosembri fonte di un giro di affari non indifferente ebbene questi atti di violenza vengono considerati di serie B poiché compiuti appunto su un animale e non sull’uomo.

Quello che invece teniamo a puntualizzare è la necessità dicambiare proprio quest’ultimo punto di vista.

Abbiamo infatti parlato non a caso di “stessa faccia delle stessa medaglia” e di Seme della violenza.

I dati disponibili dalla letteratura sono infatti tutti concordi che il 15-50% degli stupratori seriali ha fatto precedente esperienza di violenze sugli animali prima di passare ai propri simili.

E’ ben noto, dalla psichiatria prima e dalla criminologiasuccessivamente, lo stresso rapporto che lega soggetti sadici, non empatici, con particolari disturbi psichiatrici conclamati o disturbi di personalità ad azioni criminali, violente, crudeli, sadiche, che vanno dalla tortura all’uccisione delle loro vittime.

La violenza e la crudeltà feroce verso gli animali molto spesso ha origine infatti nell’infanzia, come conseguenza di una serie di disturbi, abusi o problemi mentali.

L’esternazione di questa pressione interna si materializza in ferocia e abuso verso gli animali domestici o randagi, può portare a rituali di sacrificio religioso oppure di tipo artistico, come ad esempio mostre ma anche l’uccisione durante riprese effettuate con video camere.

Tali azioni sono indicate come IATC – “Intentional Animal Torture and Cruelty” – ovvero atti intenzionali di tortura e crudeltà. Chi li mette in atto può presentare disturbi dellapersonalità con tendenze psicopatiche, che trasforma in azioni di sadismo.

La violenza ed aggressività perpetrata su animali da parte dell’uomo è oggetto di grande attenzione.

Già nel 1953 l’etologo e piscoanalista inglese John Bowlby riconosceva che “La crudeltà verso gli animali e verso gli altri bambini è un tratto caratteristico, sebbene non comune, dei delinquenti non empatici. Manifestazioni occasionali di crudeltà senza senso sono ben conosciute in alcune forme di malattie mentali”.

Nel 1987 la crudeltà sugli animali è stata inoltre inserita fra i sintomi indicativi del disordine della condotta nel DSM-III-R (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali).

Le patologie psichiatriche nella quale è in anamnesi assistenza deficitaria ,maltrattamento, abuso – violenza e tortura su animale sono molte e possono essere presenti in varie fasi dell’evoluzione della patologia con espressione maggiore o minore a seconda del quadro psicopatologico in cui il soggetto versa.

Il fenomeno è ampiamente presente e spesso sottostimato anche per una sorta di “omertà sociale” davanti a queste manifestazioni aggressive.

Di seguito si elencano alcune patologie, dove maggiormente risulta associato a un disturbo di natura psichiatrica la presenza di atti crudeli verso animali.

In primis troviamo sempre associato Il disturbo della Condotta o Disturbo Antisociale di personalità seguono le Parafilie ed altri Disturbi.

Parafilie–Zoosadismo- Feticismo

Nel DSM-IV il sadismo è quella condizione psichica per la quale un individuo tare piacere dal dolore, fisico e morale, inflitto ad altri.

E’ una perversione dell’erotismo in cui il godimento sessuale è legato alla rappresentazione mentale di una sofferenza altrui o al compimento di atti che provocano uno stato di dolore alla vittima. Le fantasie e gli atti sadici possono comportare un’attività che indica un controllo e dominio sulla vittima come imprigionare, bendare, fustigare, mutilare e procurare ferite fino alla morte.

Forme di sadismo: nel DSM-IV il sadismo è quella condizione psichica per la quale un individuo tare piacere dal dolore, fisico e morale, inflitto.

E’ una perversione dell’erotismo in cui il godimento sessuale è legato alla rappresentazione mentale di una sofferenza altrui o al compimento di atti che provocano uno stato di dolore alla vittima. Le fantasie e gli atti sadici possono comportare un’attività che indica un controllo e dominio sulla vittima come imprigionare, bendare, fustigare, mutilare e procurare ferite fino alla morte.

Lo zoosadismo

Forma di sadismo perpetrato a danno degli animali

La pulsione aggressiva del soggetto sadico spesso si manifesta già nella prima infanzia, la sua eziogenesi riconducibile alla sfera sessuale. Questa pulsione trova il soddisfacimento in azioni lesive o nell’uccisione di animali, nonché nell’assistere a scene cruente.

Si ritrova maggiormente in età adulta una correlazione con la difficoltà a mantenere relazioni affettive stabili, del rischio dipendenze da alcol e da droghe.

Lo zoosadismo è praticato da soggetti adulti che sublimano con questa modalità comportamentale l’aggressività repressa.

Il Crush fetish è uno dei tanti comportamenti parafilici reperibili in rete e diffusi in cui l’animale vienesacrificato al fine di aumentare il piacere sessuale.

Consiste principalmente nel desiderio di vedere altri individui (generalmente il proprio o un potenziale partner) calpestare un oggetto o animali/insetti.

Altri fenomeni sono la zooerastia, cioè le pratiche sessuali tra esseri umani e animali e la bestialità, che consiste nel filmarsi mentre si infliggono torture agli animali per poi condividere ilvideo sui social network.

Numerosi purtroppo sono i siti specializzati nei diversi aspettidella devianza, che diffondono immagini provenienti da tutte le parti del mondo, e quindi anche da Paesi che non hanno alcuna normativa a tutela degli animali.

Disturbo di Personalità Antisociale e Disturbo da uso di sostanze (uso problematico di alcool- uso di sostanze)

In individui con questo disturbo ritroviamo brevemente una triade sintomatologica caratterizzata da: indifferenza patologica per i diritti altrui ed una coazione a ripetere sistematiche violazioni degli stessi.

Lla presenza di alessitimia (ovvero la incapacità di dare un nome alle emozioni ed ai sentimenti ), mancanza e deficit di empatia.

L’indifferenza emotiva e la scarsa empatia porterebbero gli stessi a perpetrare violenze e maltrattanimento contro gli animali di varie specie. Il fine di questi atti è spesso quello di difendere un ruolo, intimidire altri soggetti vicini (familiari- figli, vicinato) oppure marcare un territorio che essi sentono minacciato.

In età adulta la crudeltà verso gli animali o la loro uccisione sono riconosciute scientificamente come efficaci indicatori di pericolosità sociale, intendendo contale espressione la probabilità o mera possibilità che un soggetto responsabile di tali crimini realizzi contemporaneamente o in futuro altri reati.

In ambito domestico il maltrattamento e l’uccisione di animali da parte di adulti sono scientificamente riconosciuti come indicatori di potenziale violenza su donne e minori e possono sfociare in atti persecutori ed  intimidatori.

Disturbo ossessivo-compulsivo

Un esempio di abuso a danno dell’animale dove la violenza non si esprime con atti soppressivi è la patologia da acccumulo traslata su animali: Animal hoarding. Il termine inglese “animal hoarding” definisce precisamente la patologia di chi accumula (to hoard =accumulare, accaparrare, ammucchiare) nella propria abitazione un numero elevato di animali.

Cani e gatti sono le specie più comunemente detenute, ma il fenomeno coinvolge in minor misura anche animali selvatici, esotici e specie d’allevamento.In questo caso le patologie riscontrate negli animali sono da mancata assistenza a causa del sovraffollamento di essi in aree circoscritte.La difficoltà di trattare gli ospiti adottati dal soggetto porterebbe a una minore attenzione per la profilassi di patologie, trasmissione di malattie per le frequenti scadenti condizioni generali in cui si vengono a trovare gli animali “ accumulati”

Atti aggressivi verso animali si possono presentare, inoltre,all’interno di un Disturbo Delirante, nel Disturbo Bipolare di tipo I, nella Schizofrenia. In queste patologie, spesso, si assiste ad un’azione nei confronti degli animali non intenzionale, ma dettata dalla presenza di delirii di varia natura.

Applicare quindi la legge vigente e compiere uno sforzo investigativo per identificare e punire gli autori di tali reati permetterebbe di creare una mappatura sul territorio di soggetti predisposti ad agiti di comparabile crudeltà nei confronti dell’uomo, mappatura che poi potrebbe essere utile in fase investigativa al momento della necessità di disegnare profili criminali in presenza di un crimine violento sull’uomo commesso nello stesso territorio.

Riconoscere invece quel “seme” nei bambini ci premetterebbe di scoperchiare un sottobosco di situazioni disfunzionali, abusanti di cui i piccoli sono vittime, permettendo la messa in atto di una rete protettiva non solo per il singolo bambino ma anche per la società in cui tale bambino si troverà ad interagire nel futuro.

L’approccio al fenomeno nel suo globale è quindi multidisciplinare coinvolgendo in primis aspetti medici (medicina veterinaria, psichiatria, psicologia, pediatria), giuridici, sociologici, e criminologici.