Alice Sanpaolesi de Falena

Dottore Commercialista Revisore Contabile

La vicenda del risarcimento ai medici “ex specializzandi” anni 1991- 2006 prende le mosse dalla mancata attuazione della disciplina comunitaria in tema di organizzazione dei corsi di specializzazione medica, disciplina volta a garantire il diritto ad un’adeguata remunerazione sancito in ambito Ue al fine di garantire ambiti omogenei di tutela tra gli stati membri in favore dei medici specializzandi.

La direttiva europea 93/16 stabiliva l’obbligo dell’adeguata retribuzione per gli anni di scuola post-laurea. Dopo alcune pronunce favorevoli agli specializzandi con le quali i Tribunali riconoscevano il diritto di ciascun medico al risarcimento del danno conseguente all’illegittimo ritardo nell’opera di recepimento del diritto Comunitario, gli stessi si riunivano in “class action” dando vita ad azioni collettive.  Diverse sono state le condanne allo Stato da parte delle Corti di Appello, a porre la parola definitiva è stata la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 5230 del marzo 2015: la Cassazione respingeva il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed i Ministeri dell’Istruzione e della Salute, motivando che laddove manchi o ritardi l’attuazione della disciplina comunitaria, sorge una responsabilità dello Stato Italiano, di cui può rispondere il Ministero ove convenuto quale Organo di direzione della politica generale del Governo. Nelle previsioni la cifra che lo Stato avrebbe dovuto rimborsare agli ex-specializzandi assumeva nel frattempo dimensioni “preoccupanti” per le casse erariali: 4-5 miliardi di euro. In effetti lo Stato, soccombente alle sentenze, pagava tempestivamente onde evitare aggravi di interessi.

Nello scorso mese di settembre 2015 l’Agenzia delle Entrate di Roma ha notificato ai medici vittoriosi in giudizio tramite “class action” un avviso di liquidazione dell’imposta di registro pari al 3% del valore globale della sentenza, chiedendo a ciascuno di versare l’importo di euro 370.000,00…..a fronte di un rimborso personale percepito pari a 25.000,00 – 30.000,00 euro…La ragione della richiesta notificata a ciascun ricorrente dell’intera somma dell’imposta di registro del 3% trova la sua spiegazione nel principio di “solidarietà” in base al quale l’Erario decide a quanti e a quali suoi creditori (in questo caso i medici ricorrenti) notificare la richiesta complessiva. Il meccanismo di “solidarietà” però in questo caso non doveva essere applicato infatti: infatti il singolo ricorrente non conosce gli altri soggetti che hanno partecipato all’azione di risarcimento del danno, con l’assurda conseguenza che più soggetti potrebbero pagare l’intero importo, oppure il pagamento da parte di un solo medico renderebbe vano il ricorso eventuale degli altri. Ma c’è di più: alcune sentenze della Cassazione hanno precisato che in caso di più azioni esercitate nello stesso processo ma da una pluralità di parti (appunto le “class action”) l’imposta di registro non grava indistintamente su ciascun attore. Concludendo: i medici ai quali è stato notificato l’avviso di liquidazione adesso hanno sessanta giorni per decidere se pagare, se contestare l’avviso in autotutela o adire la Commissione Tributaria a meno che l’Agenzia delle Entrate non annulli spontaneamente gli avvisi…..

(Fonte “Eutekne”)