L. Barbieri

Responsabile Settore Sanitario per la Toscana Lega Consumatori

Nei confronti degli “screening” per la diagnosi precoce dei tumori del seno esistono pareri controversi. L’approccio più comune è quello della mammografia biennale in età compresa fra  49 e 69 anni.  Essa è proposta a tutte le donne in vari Paesi occidentali mentre in altri è solo facoltativa (ed es. USA, Canada, Balcani, Cecoslovacchia, Slovenia) o poco eseguita (ad es., Africa, Sud-America).

Con il passaggio dall’ ”era analogica” a quella “digitale” molti  AA. ritengono, adducendo motivazioni teoriche convincenti, che agli attuali “screening”  possano sostituirsi esami termografici annuali e/o biennali.  In particolare, la Dr. C. Northrup del “Maine Medical Center (MDC)” Portland USA,  afferma che la diagnosi termografica di un cancro del seno sia possibile  anche allo stato cellulare  e consenta di predirne la  comparsa con largo anticipo (8-10 anni) rispetto alla mammografia (2-4 anni).

Termografia o IRT (InfraRed Thermography)

Notoriamente tutti i tessuti tumorali sono più attivi rispetto a quelli normali e necessitano di più ossigeno e glucosio. Ciò comporta una  richiesta nutrizionale maggiore e, pertanto, un aumentato afflusso di sangue ((RBF) Regional Blood Flow). Per sostenerne la crescita, si  formano nuovi vasi (neo-angiogenesi) e questo è il motivo principale per cui le neoplasie emettono più calore  rispetto alle zone sane. Ma  il riscaldamento  avviene in molte altre patologie  della mammella  (flogosi, displasie proliferative, traumi etc.) ed anche se in certi casi la diagnosi è facile, in altri si hanno  problemi interpretativi ed  è intuibile perché l’analisi di molte immagini anomale richieda  notevole esperienza e competenza. 

In Italia la termografia è poco usata,  mentre negli Stati Uniti è accettata anche per risolvere problemi  medico-legali ed in altri stati è assai popolare (Norvegia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo, Giappone, Australia, Brasile).  Nel 1977 uno studio di S. Feig ed  Al. eseguito su 16.000 donne, concluse che la mammografia individuava il 78% dei cancri e la termografia solo il 39%. Dopo tale ricerca la mammografia  è stata indicata come il “gold standard” nella diagnosi dei tumori del seno e la termografia declassata a “pseudoscienza”. Oggi è inserita nella cosiddetta “Medicina Complementare Alternativa o CAM (Complementary and Alternative Medicine)”  ma non è più  considerata una “pseudoscienza”.  In questi ultimi 20 anni  le sorgenti ad infrarosso sono  state oggetto di approfondite ricerche soprattutto dalla NASA con non poche ricadute sia sul piano pratico generale che su quello militare. Gli attuali termografi digitali raggiungono una sensibilità di 8/100 di grado, riproducono immagini nel “range” dello spettro elettro-magnetico compreso fra 9-14 µm e sono dotati di “software” che migliorano la qualità dei termogrammi. In medicina si usa la cosiddetta “tele-termografia passiva” dove non è necessaria alcuna fonte esterna di calore. La termografia è un “test” innocuo, a basso costo, della durata di circa 15’ e senza contatti fisici.

Normale                                         Malattia fibrocistica                  Cancro iniziale

In USA viene definito “thermologist” un medico che legge ed interpreta un termogramma  ed è esperto nell’identificare due simmetrici modelli calorici.  Infatti ogni minima differente distribuzione del calore come fra  i due seni è sospetto per patologie cancerose o potenzialmente tali. Diverse di queste varianti termiche sono facilmente spiegabili e non necessitano di ulteriori accertamenti.    

Il Dr. S. Wright, responsabile di uno “Staff”  di ricercatori presso “Tahoma Clinic” (Noarth Seattle college, Washington) interessati alla termografia del seno, sostiene che è un ottimo strumento per identificare  patologie di tutte le dimensioni e che sono avvantaggiate le donne giovani, quelle sottoposte a trapianti od affette da patologie reversibili come le mastiti e le mastopatie fibrocistiche. Conferma che nel cancro  la termografia  può individuare i primi segni indiretti  prima di altre procedure e che, con trattamenti medici adeguati  (od anche spontaneamente),  essi possono regredire (monitoraggio non invasivo dei  seni). Fra le metodiche invasive  include anche la mammografia perché comporta la compressione (circa 50 libbre) su ciascuna mammella (con potenziale diffusione di cellule tumorali) e l’impiego dei raggi X. Fa notare infine che né la  termografia né la mammografia consentono  diagnosi certe di cancro (solo la biopsia è dirimente) e che, se da sola, la mammografia porta (secondo i dati ufficiali) ad una riduzione del 30-40% della mortalità con entrambe le metodiche essa si attesterebbe sul  20-30% (10% in meno).

Fra i contributi autorevoli più critici della Dr. C. Northurup c’è quello pubblicato su “Sciense-Based Medicine” da D. Gorski con la collaborazione di  Alltri (S.P. Novella, D.H. Gorsky, K.C. Atwood IV, J. Bellarmy, S. Gavura, H. Hall, M. A. Crislip) nel quale si definisce il testo della Northurup (Best Breast Test: The Promise of Thermography) una “opportunistica promozione di  ciarlataneria” e si osserva che le diagnosi  troppo precoci  sono spesso dannose (“overdiagnosi  ed overtrattamento”).

Commento

La prima osservazione da fare è che qualsiasi metodica di “diagnostica per immagini”  (per sua stessa definizione) non dà informazioni al “livello cellulare” ma evidenzia solo aggregati di bilioni di cellulare.  La termografia ha già oggi una sensibilità  sufficiente a rilavare i generici processi biochimici che avvengono al livello micro-nodulare e/o cellulare anche se  (in via del tutto teorica)  potrebbe in futuro arrivare a decifrarli;  dimostrando però l’equivalenza: “Termogramma normale = Seno sano”, allora essa potrebbe sostituire la mammografia in tutte  le donne in età compressa fra 49 e 69 anni (od anche in fasce più ampie) fino alla comparsa di eventuali generiche anomalie termografiche per poi passare (qualora dovessero verificarsi) alle  abituali procedure di “screening”. Tale soluzione intermedia migliorerebbe la qualità di vita a molte donne, ridurrebbe sensibilmente i possibili rischi degli esami mammografici  e sarebbe  vantaggiosa anche in termini economici.

Le critiche ad oggi  più convincenti riguardano il cosiddetto “range di riferimento o normalità”: infatti se esso dovesse essere (contrariamente a quanto sostengono  la Dr  Northrup ed Altri) troppo ristretto, il numero delle donne con termogrammi negativi sarebbe molto esiguo e,  pertanto,   gli “screening termo-mammografici” poco utili sul piano pratico.

Una ricerca  approfondita  con eventuali “software” di aiuto alla diagnosi (cosiddetti CAD systems” (Computer-Aided Detection)) potrebbe essere vantaggiosa e chiarificatrice.