S. Del Prato

Direttore Centro di Riferimento Regionale Diabete Mellito – AOUP

La ricerca in ambito diabetologico continua a essere attiva come dimostra la produzione scientifica della comunità italiana che, nell’arco degli ultimi 10 anni, ha pubblicato oltre 3000 articoli scientifici continuando a mantenere viva un tradizione che pone la diabetologia italiana tra le prime al mondo.

Nel corso di quest’anno, numerose sono state le novità e le rinnovate speranze sia per le tante persone con diabete, sia per quelle affette da diabete tipo 1, il diabete che più spesso insorge in età pediatrica e che richiede la somministrazione di insulina più volte al giorno. Le novità riguardano la possibilità, nel prossimo futuro, di vedere la realizzazione del pancreas artificiale anche con il contributo fondamentale di gruppi di ricerca italiani. Si tratta di un sistema tecnologico che prevede l’integrazione di un microinfusore di insulina, di sensore che misuri in continuo la glicemia e un ‘cellulare’, deprivato delle funzioni di telefono, nel quale viene inserito l’algoritmo matematico che funge da controllore esterno. Sulla base della glicemia che viene monitorata in continuo dal sensore, l’algoritmo – il cervello pensante del sistema – determina la quantità di insulina da erogare tramite il microinfusore e mantenere la glicemia normale. In questo modo il pancreas artificiale si sostituisce alle decisioni che quotidianamente la persona con diabete (o nel caso dei più piccoli, i genitori) deve prendere per mantenere la glicemia sotto controllo. La novità è che i sistemi sono stati miniaturizzati al punto tale da renderli facilmente “indossabili”, come dimostrato dalle prime esperienze condotte sotto stretto controllo dei ricercatori sia in soggetti adulti che in bambini. La ricerca italiana sta fornendo anche contributi sostanziali al miglioramento e sicurezza dei trapianti di isole pancreatiche. Infatti, per quanto queste procedure siano già accettate a livello internazionale (ma non necessariamente riconosciute e rimborsate dal nostro Sistema Sanitario), esiste ancora la necessità di garantire sopravvivenze maggiori delle isole trapiantate. Queste possono essere oggi perseguite grazie a farmaci anti-infiammatori innovativi. Mai abbandonata dalla ricerca è la strada delle cellule staminali, la cui applicazione sembra ora un poco più vicina. Recenti studi hanno dimostrato come sia possibile ottenere, da cellule staminali, cellule produttrici di insulina in modi qualitativamente e quantitativamente sufficienti per poter essere impiantate in un soggetto con diabete. Inoltre è stato possibile farlo senza immunosoppressione, ponendo le cellule all’interno di un device che le protegge dall’attacco del sistema immunitario e che ne consente la rapida rimozione in caso di necessità. Se pancreas artificiale e cellule staminali mantengono vive la speranza di una cura più agevole e sicura, la prospettiva d’ un vaccino che protegga dalla comparsa del diabete tipo 1 è ancora più allettante e un nuovo studio verificherà se questo obiettivo possa essere perseguito mediante la somministrazione per via orale d’ insulina. Novità riguardano anche la cura delle persone con diabete tipo 2, quelle nelle quali il diabete tende a comparire in età matura. Negli ultimi anni sono state introdotte nuove terapie che evitano la perdita di un ormone comunemente prodotto dal nostro organismo (GLP-1) o sulla sua somministrazione.

Quest’ultima avviene, ora, con un’iniezione giornaliera ma, nel prossimo futuro, sarà possibile diradare questa somministrazione a una volta alla settimana, se non addirittura una volta al mese. Ancor di più, sistemi di infusione di dimensioni inferiori a quelle di un cerino potranno essere collocate sottopelle per una somministrazione continuativa di GLP-1 per almeno 6 mesi. Il GLP1, già prodotto dall’organismo, può essere protetto da un eccesso di degradazione inibendo il sistema responsabile di questa degradazione mediante inibitori dell’enzima DPP somministrati per bocca. Anche in questo caso, l’assunzione della compressa potrà presto passare da una frequenza giornaliera ad una settimanale. Tutti questi nuovi farmaci sono stati, inoltre, valutati per quanto riguarda la loro sicurezza in un ampio numero di soggetti con diabete tipo 2 e con alto rischio cardiovascolare. I dati raccolti confermano un uso sicuro, anche in soggetti così fragili. La principale novità nella terapia del diabete tipo 2 riguarda farmaci che, sostanzialmente, abbassano la glicemia facendo eliminare più zucchero attraverso le urine (inibitori SGLT2). La cosa interessante è che l’eliminazione dello zucchero comporta anche perdita di calorie e quindi una riduzione del peso e di liquidi con conseguente effetto positivo sulla pressione. Ancor più importanti sono i risultati di uno studio recentemente presentato, nel quale uno di questi inibitori (empagliflozin) ha dimostrato un sicuro vantaggio sul rischio cardiovascolare che rimane il principale rischio per le persone con diabete tipo 2. Forse le persone con diabete, più che la cura sia essa per bocca o per iniezione, sono afflitte dalla necessità di controllare la propria glicemia anche più volte nel corso della giornata tramite la puntura del dito. Tale procedura potrebbe essere presto abbandonata. Infatti, sono già disponibili sistemi che permettono di monitorare la glicemia mediante sistemi applicati una volta ogni una o due settimane. Ma il futuro appare ancora più avveniristico, come suggerito da ricerche che sfruttano lenti a contatto capaci di leggere la glicemia nel liquido che protegge l’occhio o da “tatuaggi” di carta capaci di leggere la glicemia una volta applicati sulla cute. Tante novità, quindi, ma che comunque devono sempre essere viste come integranti la necessaria adesione ad un adeguato stile di vita. Anche in questo caso vale la pena ricordare un paio di risultati della ricerca, perché il tema di questo anno della Giornata mondiale del Diabete è proprio l’alimentazione. Proprio negli ultimi mesi è stato dimostrato come un eccessivo consumo di bevande zuccherate effervescenti possano contribuire, anche nelle persone senza diabete, ad aumentare il rischio di malattia cardiovascolare, mentre un bicchiere (uno solo!) di vino al giorno associato può, nelle persone con diabete tipo 2, ridurne il rischio. Questo avverrebbe, però, solo se assunto nell’ambito di una dieta salubre. Quale? Quella mediterranea ovviamente che, proprio recentemente, è stata associata ad un miglior grado di salute cerebrale. Mens sana, in corpore sano come dicevano i vecchi “mediterranei”.