S. Berrettini

Direttore Audiologia e Foniatria, Dip. Neuroscienze – AOUP

Per presbiacusia si intende la ridotta sensibilità uditiva dell’età avanzata. Il termine tuttavia non si riferisce solamente al processo d’invecchiamento dell’apparato uditivo. L’indebolimento uditivo che caratterizza la presbiacusia è un fenomeno silente, infatti, è caratterizzato da qualcosa che si perde e non da qualcosa che si percepisce.

pazienti ne sono spesso inconsapevoli, sono conviventi o conoscenti che portano alla luce il problema. E’ una patologia ingravescente; difficilmente da un anno all’altro i reperti audiometrici si mantengono stabili . La perdita uditiva coinvolge inizialmente le alte frequenze, con conseguenti difficoltà a percepire il parlato in ambienti rumorosi o riverberanti. Essa si estende quindi alle frequenze medio-alte, rendendo difficoltosa la percezione delle consonanti (t, p. f, s, k, c) e di conseguenza quella del parlato, anche in ambienti comuni. I pazienti dichiarano di ‘sentire’ ma di ‘non capire’ le parole. Questo problema si verifica, in particolare, in condizioni di ascolto difficili come nei casi in cui sia presente rumore di sottofondo, in locali molto riverberanti o quando più persone parlano contemporaneamente. Inoltre, frequentemente, i pazienti sono disturbati dalla percezione di un suono costante all’interno della testa o dell’orecchio, il cosiddetto acufene.

Secondo stime dell’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità, 1 individuo su 3 con più di 60 anni e circa il 60% sopra gli 85 anni è affetto da ipoacusia. Nel nostro Paese oltre 7 milioni di individui presentano ipoacusia e tale diffusione si traduce in una spesa annua di 3,6 miliardi di euro, pari al 5% del Fondo Sanitario Nazionale. L’ipoacusia è quindi una delle problematiche croniche più frequenti e disabilitanti dell’età geriatrica, è età correlata e sembra essere maggiore tra gli individui di sesso maschile. La riabilitazione basata sulla protesizzazione è, nella maggioranza dei casi di ipoacusia dell’anziano, l’unica opzione terapeutica mentre il trattamento medico è da riservare ad una porzione ristretta di casi secondari, a malattie dell’orecchio o malattie sistemiche. Nonostante la provata efficacia dell’utilizzo di apparecchi acustici su risultati importanti quali l’autonomia funzionale e la qualità della vita, esiste un marcato sottoutilizzo degli apparecchi. La protesizzazione avviene in media 10 anni dopo che l’individuo prende coscienza della propria condizione di ipoacusia. L’età media dei “portatori” di apparecchi acustici in Italia è di 74 anni contro i 60.5 della media dei Paesi Europei. Infine si stima che circa un terzo delle persone che possiedono un apparecchio acustico lo utilizzino poco, ognuno di noi infatti ha l’ esperienza personale di un parente anziano che ha comprato gli apparecchi ma li tiene chiusi in un cassetto. Vi sono  barriere all’utilizzo di apparecchi acustici come la ritardata diagnosi della ipoacusia per inadeguata attenzione al problema da parte dell’individuo e dei familiari; i costi elevati, la difficoltà di gestione che necessita di un periodo di adattamento e i non trascurabili problemi estetici. Nessuno infatti riesce a considerare le protesi acustiche come un paio di occhiali.

L’anziano ipoacusico trova difficile conversare con familiari e amici. È evidente anche una diminuzione dell’interesse nell’ascolto di radio e televisione. Tale condizione conduce di frequente ad isolamento sociale e perdita di interessi e attività. L’anziano che vive tale condizione va incontro ad una progressiva perdita di autostima, genera una condizione di apatia e può frequentemente sviluppare un disturbo dell’umore di tipo depressivo. In uno studio prospettico condotto su 1.328 individui di età pari o superiore a 60 anni, la presenza di sintomi depressivi è risultata associata ad ipoacusia bilaterale di grado lieve. Tale associazione risultava particolarmente marcata nelle donne al di sotto di 70 anni. L’utilizzo frequente e regolare di apparecchi acustici risultava invece associato ad un rischio ridotto di sintomi depressivi. È evidente che, tra i sensi, l’udito è il prerequisito per una buona interazione sociale che, se precaria, condiziona negativamente il tono dell’umore. Quella che è però la condizione più grave e più sottostimata, è nell’anziano l’incapacità di comprendere determinata dall’ipoacusia con apparenti disturbi cognitivi, che includono il disturbo di memoria, il disturbo di attenzione, il disturbo di comprensione verbale fino ad un quadro di apparente stato confusionale. E’ stato suggerito che l’ipoacusia possa essere associata ad un aumentato rischio di reale decadimento cognitivo. Lin e colleghi hanno condotto uno studio osservazionale prospettico su un campione di 639 individui senza demenza negli anni tra il 1990 e 1994, sottoposti ad esame audiometrico per identificare la presenza di ipoacusia.

Secondo i risultati dello studio, rispetto ai soggetti con udito normale, coloro con ipoacusia avevano un rischio di 2 volte aumentato di sviluppare demenza se l’ipoacusia era di grado lieve, di 3 volte aumentato se l’ipoacusia era di grado moderato e di circa 5 volte aumentato se l’ipoacusia era di grado severo. Numerose evidenze scientifiche indicano un’altra situazione misconosciuta e potenzialmente grave: l’ipoacusia si associa ad un aumentato rischio di caduta a terra. Nella popolazione anziana la caduta a terra e la frequente conseguente frattura di femore rappresentano una delle principali cause di disabilità. L’udito contribuisce al mantenimento di una postura e andatura stabili attraverso la percezione e l’identificazione degli stimoli uditivi che aiutano a localizzarsi e orientarsi nello spazio. Inoltre, la presenza di ipoacusia può a sua volta essere associata ad una disfunzione del sistema vestibolare, coinvolto nel mantenimento dell’equilibrio e della stabilità. La perdita di udito è una condizione invalidante per gli anziani che ne soffrono ed impatta marcatamente sulla qualità della vita dell’individuo. Interventi atti a prevenire l’ipoacusia degli anziani e ad identificarla precocemente necessitano di essere promossi in campo di sanità pubblica, al fine di ridurre i costi sociali ed economici associati a tale condizione. Interventi poi che convincano della necessità di utilizzare la protesi ad evitare le conseguenze dell’ipoacusia non possono più essere rimandati a fronte dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento vertiginoso degli ipoacusici.