F. Francesca U.O. Urologia SSN – AOUP

Queste considerazioni poco scientifiche in apparenza riguardano il punto di vista di un dipendente ospedaliero sul processo riorganizzativo in atto nella nostra Regione che dovrebbe completarsi con l’inizio del prossimo anno.

Le motivazioni dei nostri amministratori che hanno “pensato” questa riforma sono indiscutibilmente condivisibili e si riassumono nel principio di:

mantenere la stessa qualità di assistenza ai cittadini che si rivolgono al nostro sistema sanitario a fronte della riduzione delle risorse economiche.

Non entro nel merito della opportunità di tagliare le risorse all’assistenza sanitaria in Italia. Vorrei solo ricordare che fino ad oggi l’Italia vantava a detta degli esperti di settore uno dei migliori sistemi sanitari del pianeta seguendo il principio, non sempre realizzabile, riconducibile all’affermazione “tutto a tutti”.

Nemmeno voglio entrare nel merito della qualità del sistema sanitario toscano confrontato con altri modelli organizzativi regionali. Secondo il parere di chi scrive, che ha lavorato in Piemonte, Lombardia e Lazio il SST certamente non sfigura pur non essendo come spesso sentiamo dire il miglior sistema sanitario italiano.

A fronte dell’ennesimo taglio dei finanziamenti destinati alla sanità è inevitabile affrontare il problema di come raggiungere l’obiettivo che si sono posti i nostri amministratori regionali.

Riordinare il territorio “sanitario” passando da 12 USL a 3 USL a cui si affiancono le AOU di Firenze, Siena, Pisa oltre all’Azienda Meyer e la Fondazione Monasterio non è impresa facile.

Certo si potrà risparmiare personale con compiti dirigenziali e amministrativi – un solo Direttore Generale, Amministrativo, Sanitario, delle Risorse Umane e via dicendo per USL  – quando però la riforma sarà a regime e quando le attuali figure che occupano i suddetti posti nelle attuali  12 USL saranno messe a riposo. Ma la partita più importante si gioca su un altro fronte che coinvolge direttamente i medici.

Andiamo con ordine.

Per progettare e rendere più soffice il cambiamento tutti i direttori di UU.OO. sono stati invitati a partecipare propositivamente alla riforma. Sono stati costituiti Gruppi di Lavoro – GdL – coordinati dal Super Commissario di Area Vasta – il traghettatore della riforma – che ha compito di coordinamento tra il Commissario di Area Vasta e il Direttore della Azienda Ospedaliero Universitaria corrispondente: per quanto riguarda la nostra area territoriale  il Commissario di Area Vasta Nord Ovest e il Direttore Generale della AOU Pisana.

Sono stati individuati diversi temi che i GdL devono affrontare. Il più scottante, quello su cui si giocherà il successo o meno della riforma è la Mappatura del territorio: contestualizzazione livelli per specialità.

n pratica il GdL dovrebbe definire i criteri secondo i quali distribuire tra i vari centri ospedalieri della grande ASL le attività assistenziali. Per fare un esempio relativo alle specialità chirurgiche, in particolare alla Urologia, il GdL dovrà proporre i criteri per concentrare l’alta complessità chirurgica – interventi oncologici demolitivi e conservativi, utilizzo delle alte tecnologie – nei centri dotati delle necessarie risorse strumentali, organizzative e professionali. Si dovrà trovare il sistema di far accettare al Dott. Caio Sempronio, che si reputa più o meno legittimamente un valido chirurgo , di non eseguire più interventi complessi che andranno al contrario concentrati in centri di riferimento per quella patologia. La letteratura conferma che il volume di attività correla con una riduzione del numero di complicanze. Sembra pertanto legittimo concentrare nei centri a maggior volume di attività gli interventi più complessi che richiedono non solo competenza professionale specifica ma anche un insieme di risorse strumentali ed organizzative che altri centri non hanno. Va da sè che ridurre il numero delle complicanze, così come concentrare l’utilizzo di strumenti costosi ottempera ad entrambi gli obiettivi: mantenere alta la qualità dell’assistenza e ridurre i costi di gestione.

Ma qual è quel professionista che raggiunto il traguardo dell’autonomia professionale su interventi chirurgici di alta complessità sarebbe disposto a rinunciare  “volontariamente” a tale attività per il “bene” della Sanità Regionale?

E come si concilia il principio della libera scelta del medico da parte del paziente se il professionista non può assisterlo per quella determinate patologia?

Si potrà obiettare che esiste sempre la Libera Professione. Se il cittadino vuole farsi operare del Dott. Caio Sempronio può optare per la solvenza. Già me se il Dott. Caio Sempronio è direttore di U.O. in Toscana può eseguire solo LP in regime di intramoenia e nel suo ospedale certi interventi non li può più fare. Verrà prevista per il Dott. in questione la possibilità di optare per l’extra moenia?

Ovvero potrà  farsi ospitare nel centro ad alto volume di attività  per operare il proprio paziente con il support organizzativo e le risorse adequate?

E’ realistico  pensare che siano i nostri amministratori ad imporre il nuovo modello organizzativo. Non sarebbe per altro una novità in Toscana che ha un sistema sanitario impositivo.

Rimarrebbero comunque i quesiti esposti.

I professionisti ne trarranno le conseguenze. Potrebbe ipotizzarsi una fuga extraregionale da parte di chi non accetterà di essere “declassato” a chirurgo di serie minore.