Alice Sanpaolesi de Falena

Dottore Commercialista Revisore Contabile

Il Regio decreto n. 246 del 1938 istituì la prima tassa sulle “radioaudizioni”, la norma prevedeva che: “chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione della radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento….”.

Il canone per il primo anno venne stabilito in 8 lire e furono obbligati al pagamento coloro che possedevano una radio. Nessuna sanzione per gli inadempienti che al massimo correvano il rischio del “suggellamento”.

Ma quanta strada ha percorso il Canone Rai da allora!

Di canone Rai se ne sono dovute occupare anche la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale: la Corte di Cassazione nel 2007 sentenziava che il canone di abbonamento non trova la sua ragione nell’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente da un lato e l’Ente Rai che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo dall’altro, ma costituisce una prestazione tributaria fondata sulla legge non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio; la Corte Costituzionale nell’anno 2002 riconosceva che il canone Rai benchè all’origine fosse configurato come un corrispettivo dovuto dagli utenti del servizio aveva successivamente assunto la natura di prestazione tributaria fondata dalla legge. Insomma il canone Rai è a tutti gli effetti una IMPOSTA! L’imposta si caratterizza per il fatto che il suo presupposto – evento valutabile economicamente – è realizzato dal soggetto passivo e non presenta alcuna relazione con lo svolgimento da parte dell’Ente pubblico di una particolare attività o di un servizio, ancora: l’imposta si caratterizza per il fatto di essere espressione del potere d’imperio attribuito agli enti che operano il prelievo e per il fatto di essere finalizzata a finanziare pubblici servizi indivisibili. Tutto ciò premesso veniamo ai giorni d’oggi, per la precisione al 1° luglio 2016, data prevista nella Legge di Stabilità 2016 come data di pagamento della prima di dieci rate del canone Rai che verrà addebitato nella bolletta per la fornitura di energia elettrica ai contribuenti italiani. Il canone, ridotto da 113,00 euro a 100,00 euro, sarà imputato ai privati cittadini che siano intestatari di un’utenza per la fornitura di energia elettrica riferita all’immobile in cui ciascun soggetto ha stabilito la propria residenza. Ma la cosa evidentemente non è così semplice, anche per le molteplici difficoltà  delle imprese fornitrici di energia elettrica che si trovano di fatto a svolgere l’attività di “esattori” dell’imposta per conto dell’Erario senza avere la disponibilità dei dati relativi al presupposto dell’imposta, ovvero senza conoscere i soggetti che appartengono alla stessa famiglia anagrafica per i quali il canone può essere richiesto una sola volta.

In ogni caso coloro che non possiedono apparecchi televisivi potranno annualmente presentare un’apposita autocertificazione all’Agenzia delle Entrate e gli ultrasettantacinquenni con reddito inferiore a euro 8.000,00 saranno esentati dal pagamento del canone ( ad oggi ancora non si conosce la modalità di richiesta).

(Fonte “Il Sole 24 Ore”, Wikipedia “Assoelettrica”)