S. Berrettini

U.O. Otorinolaringoiatria Audiologia e Foniatria AOUP

In condizioni normali, l’orecchio riceve e trasforma il suono in segnale elettrico per l’attivazione delle vie e dei centri nervosi encefalici. L’orecchio esterno e l’orecchio medio convertono l’onda sonora in vibrazione meccanica, mentre l’orecchio interno trasforma quest’ultima in segnale elettrico.

Le due vie di trasmissione del suono che portano la vibrazione meccanica all’orecchio interno sono: la via aerea (VA) e la via ossea (VO). La VA è la via fisiologica, mediante la quale l’onda sonora mette in vibrazione la membrana timpanica e la catena ossiculare, e questa a sua volta trasmette la vibrazione meccanica all’orecchio interno. La stessa onda sonora, contemporaneamente, oltre alla membrana e alla catena ossiculare, mette in vibrazione la teca cranica, determinando in questo modo la trasmissione della vibrazione meccanica all’orecchio interno attraverso la VO.

La VO segue le ossa della teca cranica che trasmettono la vibrazione prodotta dall’onda sonora all’orecchio interno al pari della VA. La vibrazione delle ossa della teca induce a sua volta la vibrazione della membrana timpanica e della catena ossiculare.

Il meccanismo di trasformazione del suono dalla vibrazione meccanica al segnale elettrico a livello dell’orecchio interno è identico, sia che il suono venga trasmesso attraverso la VA, sia che venga trasmesso attraverso la VO. La protesizzazione acustica può utilizzare entrambe queste vie di trasmissione, le classiche protesi retroauricolari sfruttano infatti la via aerea mentre le protesi per via ossea sfruttano,come specificato dal nome, la seconda via.

La possibilità di trasmettere il suono attraverso la VO è nota da molti secoli. Nel XVI secolo, Girolamo Cardano descrisse la trasmissione del suono all’orecchio attraverso i denti e la pelle. Da allora moltissimi passi avanti sono stati fatti e e La notevole evoluzione tecnologica degli ultimi 10 anni in questo settore ha prodotto una serie di dispositivi con caratteristiche tecniche e indicazioni cliniche diverse . Allo stato attuale l’audiologo dispone di protesi esterne tradizionali e di diverse protesi impiantabili che si differenziano l’’una dall’altra per il tipo di contatto con l’osso della teca cranica, che si possono così classificare:

• Protesi impiantabili percutanee

• Protesi impiantabili transcutanee con il vibratore esterno

• Protesi impiantabili transcutanee con il vibratore impiantabile

• Protesi per via ossea esterne tradizionali

Le protesi impiantabili percutanee sono così definite perché l’impianto  (vite di titanio) attraversa la cute e resta esteriorizzato a permanenza una volta avvenuta l’osteo-integrazione e la stabilizzazione della cute intorno all’impianto. Grazie all’impianto stabile e diretto nell’osso della teca cranica garantisce il massimo della resa acustica, con il minore consumo di energia (batterie), poiché la vibrazione che produce per essere trasferita all’orecchio interno, deve superare soltanto la resistenza dovuta all’impedenza ossea.

Le protesi impiantabili transcutanee con vibratore impiantato, a differenza delle protesi impiantabili percutanee, hanno un processore esterno in contatto magnetico con il vibratore impiantato sotto la cute direttamente sull’osso mastoideo. Come per la protesi percutanee, la vibrazione prodotta deve superare solamente l’impedenza dell’osso per trasferirsi all’orecchio interno. Tuttavia la trasmissione del segnale da parte del processore esterno all’impianto sottocutaneo, è attenuata dalla resistenza della cute, con un consumo di energia (batterie) superiore rispetto alle protesi percutanee.

Le protesi impiantabili transcutanee con il vibratore esterno, a differenza delle precedenti, hanno un processore-vibratore esterno in contatto magnetico con un magnete impiantato sottocute sull’osso mastoideo. Il contatto sulla cute del vibratore esterno è ottimale, ma la vibrazione prodotta deve superare sia l’impedenza della cute sia quella dell’osso per estendersi all’orecchio interno. Ne consegue una attenuazione del segnale elevata più accentuata per le basse frequenze.

Le protesi per via ossea tradizionali esterne non necessitano di un intervento per essere applicate come le protesi impiantabili. Sono facilmente reperibili nei centri di audioprotesi. Per contro hanno la resa acustica più bassa di tutte le protesi impiantabili, per il contatto insicuro sulla cute e la evidente necessità da parte del segnale prodotto, di superare l’impedenza della cute e dell’osso.

Il gradimento delle protesi impiantabili per via ossea, varia notevolmente per sottogruppi di patologia. Soggetti con difetti del condotto uditivo esterno (atresia auris), quindi con una buona trasmissione del segnale sonoro per VO, hanno un valore di gradimento. Al contrario, soggetti affetti da patologie dell’orecchio medio con platina fissa (otosclerosi), con una scarsa trasmissione del segnale sonoro per via ossea, hanno un basso valore di gradimento. La variabilità della trasmissione del suono per via ossea nelle diverse condizioni patologiche determina una variabilità anche nel gradimento delle protesi per via ossea.