G. Guidi, F. Fanucci, M. Nardi U.O. Oculistica Universitaria – AOUP

La chirurgia refrattiva è un tipo di chirurgia usata per correggere, intervenendo sulla cornea o sul cristallino, i vizi refrattivi dovuti ad un difetto di focalizzazione delle immagini sulla retina. Tali difetti sono la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo; la loro entità viene espressa in diottrie e, nel caso dell’astigmatismo, anche da un asse (espresso in gradi), che ne indica l’orientamento.

Isuddetti difetti possono essere normalmente corretti con l’uso di occhiale e lenti a contatto. L’intervento chirurgico è generalmente consigliato solo quando tali ausili non sono ben tollerati: difetti elevati, difetti molto sbilanciati tra un occhio e l’altro, casi di intolleranza alle lenti a contatto o attività lavorative dove l’uso di lenti costituisca un problema.

È indispensabile sottoporre il paziente che desideri affrontare un intervento di chirurgia refrattiva, a tutti gli accertamenti diagnostici necessari a verificare lo stato di salute dei suoi occhi, l’esistenza delle condizioni anatomiche e fisiologiche ideali per conseguire un risultato soddisfacente, la presenza di controindicazione relative o assolute alla chirurgia refrattiva. Tali esami vengono effettuati previa astensione dall’uso di lenti a contatto per almeno 10 giorni. Nella raccolta dell’anamnesi generale il medico indagherà se vi sono alcune patologie sistemiche che rappresentano una controindicazione all’intervento. Tra queste rientrano alcune patologie metaboliche, patologie del sistema immunitario, patologie del sistema endocrino ed emopoietico. Nella raccolta dell’anamnesi oculare il medico indagherà su pregressi processi infettivi o infiammatori degli annessi, pregresse cheratiti erpetiche, strabismo, cheratocono, distrofie corneali, uveite, glaucoma, cataratta, retinopatia su base metabolica, vascolare o regmatogena. La visita oculistica comprenderà la misurazione dell’acuità visiva naturale e corretta con lenti, la pressione intraoculare, la biomicroscopia del segmento anteriore e del fondo oculare, l’esame della refrazione in cicloplegia, la topografia corneale, la pachimetria, la pupillometria e la produzione lacrimale (Test di Schirmer).

I vizi refrattivi possono essere corretti ricorrendo a diversi tipi di intervento: la classificazione primaria è tra chirurgia corneale e intraoculare.

La prima si avvale dell’applicazione del laser ad eccimeri che asporta i tessuti per evaporazione con la precisione del millesimo di millimetro (micron) e può avvenire mediante differenti tecniche: prk, lasik e ptk.

La tecnica PRK

La tecnica PRK (PhotoRefractive Keratectomy) si basa sull’ablazione dello stroma anteriore dopo rimozione dell’epitelio corneale, strato che si rigenera nei primi giorni del decorso post-operatorio. L’intervento dura qualche minuto, compresa la preparazione del paziente, ossia l’anestesia della superficie corneale mediante gocce di collirio e la disepitelizzazione corneale. A fine intervento viene applicata una lente a contatto terapeutica,che verrà rimossa dopo circa 5 giorni, con il duplice scopo di favorire la rigenerazione epiteliale e ridurre la sintomatologia dolorosa dei primi giorni. Effetti collaterali nei primi giorni possono essere: fastidio, lacrimazione, senso di corpo estraneo e fotofobia. La stabilità refrattiva può richiedere dai 3 ai 6 mesi.

La tecnica Lasik

La tecnica LASIK (Laser-Assisted In situ Keratomileusis) è un trattamento misto abbinato al laser ad eccimeri. Il laser agisce su uno strato di stroma più profondo, dopo che il chirurgo ha creato una lamella di tessuto superficiale che viene ribaltata su se stessa per consentire l’esposizione del tessuto in profondità. Per creare il flap corneale il chirurgo può utilizzare un microcheratomo o il laser a Femtosecondi. Al termine del trattamento la lamella verrà riposizionata e potrà aderire perfettamente al tessuto sottostante in un breve periodo di tempo e senza punti di sutura. L’utilizzo del laser ad altissima frequenza detto a Femtosecondi consente di realizzare un lembo corneale di maggiore precisione e di spessore minore (anche soli 90 micron) rispetto al microcheratomo (140-160 micron). I vantaggi sono la completa assenza di dolore post-operatorio, l’immediato recupero visivo, una terapia post-operatoria cortisonica di breve durata, l’assenza di rischio di “haze” post-operatorio (opacità corneale) e la minore possibilità di regressione del risultato ottenuto.

La PTK o cheratectomia fototerapeutica è una tecnica che viene utilizzata per asportare tessuto corneale alterato nelle sue caratteristiche di trasparenza e regolarità (ad es. le erosioni corneali recidivanti, cicatrici da pregresse cheratiti). La chirurgia refrattiva intraoculare comprende tecniche che prevedono la sostituzione del cristallino naturale con uno artificiale (lente intraoculare) o l’impianto in un cristallino artificiale parallelo (lenti fachiche).

La chirurgia refrattiva intraoculare si esegue nel caso di cataratta o nel caso di un importante difetto di vista che non possa essere corretto lavorando sulla cornea.

Presso la Clinica Oculistica Universitaria, vengono effettuati trattamenti PRK, FEMTO-LASIK e PTK. E’ necessario prenotare una visita di idoneità all’intervento presso l’ambulatorio di chirurgia refrattiva inviando una mail all’indirizzo eccimeri@ocupisa.it; al termine di tale visita il medico valuterà il tipo di tecnica più idonea al difetto refrattivo da correggere e inoltre comunicherà tutte le informazioni relative ai costi, alla terapia pre e post-operatoria ed ai tempi di recupero. Sono “mutuabili” e quindi assoggettati a ticket di 38 euro le tipologie di difetti refrattivi e/o corneali che rientarno nei criteri di esenzione regionale LEA (per ulteriori informazioni consultare il sito www.ocupisa.it/box/refrattiva).