Alice Sanpaolesi de Falena

Dottore Commercialista Revisore Contabile

Il periodo (giugno 2016) è ancora troppo “fresco” per poter raccontare serenamente di fisco a chi legge, il “tax day” è appena trascorso e allora meglio ricordare un altro fisco, quello dell’antica Roma, quello di Ottaviano Augusto, quello di colui che inventò “il fisco”.

Ottaviano, nato nel 63 avanti Cristo, primo imperatore di Roma, tra le tante imprese pose mano a riordinare la cosa pubblica e prima tra le altre “l’Amministrazione finanziaria” dello Stato Romano. Ottaviano Augusto fu buon amministratore a tal punto che al Senato lasciò un testamento nel quale erano esattamente dettagliati i soldati in servizio, le somme di denaro contenute nell’“eararium” e le somme contenute nelle casse imperiali, ciò che restava ancora da versare delle imposte indirette da parte degli “appaltatori” (oggi diremmo dai Concessionari della Riscossione).

Fu proprio Ottaviano a costituire il “fiscus” ovvero la cassa delle entrate dell’imperatore alimentata da entrate provinciali e demaniali e distinta dal patrimonio privato dell’ imperatore. Al “fiscus” rimase affiancato il già costituito “aerarium” (la cassa del popolo) ovvero la cassa principale affidata a due pretori. L’imperatore Ottaviano Augusto infine creò un “aerarium militare” una cassa alimentata da una tassa indiretta sulle vendite (gravante sul popolo) e una tassa sui beni trasmessi in eredità e sulle donazioni (che gravava sulle classi abbienti). Questa “cassa militare” doveva servire a pagare le spese di un esercito permanente ed a pagare i compensi ai veterani.

Fu Augusto a creare i “monopoli” sul sale, sullo zolfo e sul cinabro. Il sistema imperiale era finanziato essenzialmente da due tasse dirette: il “Testatico “(tributum capitis) e l’imposta fondiaria (tributum soli) che rivestiva importanza fondamentale dal momento che l’economia del mondo romano era essenzialmente agricola. Al “tributum capitis” imposta personale proporzionale, erano soggetti tutti i residenti: infatti nell’intero territorio dell’impero venivano tenuti censimenti periodici nei quali ogni famiglia doveva presentarsi al paese di origine e dichiarare i propri redditi sui quali poi pagare l’imposta proporzionale. L’imposta fondiaria gravava invece sui terreni in proporzione alla produttività del suolo, e fu proprio questa tassa all’origine dell’istituzione del “catasto”, registro nel quale venivano catalogati tutti i fondi per estensione e qualità.

Altre imposte vigevano al tempo dell’imperatore Ottaviano Augusto: i dazi doganali, l’imposta sulle successioni e l’imposta sulle manumissioni (imposta dovuta allorchè il dominus rendeva libero lo schiavo) un’imposta del 5% sul prezzo degli oggetti venduti e del 2% sul prezzo degli schiavi venduti, una tassa sulla esposizione e sul trasporto merci, una tassa sul celibato…..

Sono trascorsi oltre 2000 anni ma poco è cambiato, l’imperatore Augusto aveva già inventato le imposte che oggi hanno solo cambiato nome: Imu,  Iva, Irpef, tassa di occupazione del suolo pubblico…….e addirittura il catasto!     

(Fonte “Economia e Finanza nell’antica Roma”, “Scritti di storia Repubblicana Augustea”, “Diritto Pubblico Romano”)