E. Bozzi, Medicina della Donazione

A. SaviozziPhD Scienze dei Trapianti, AOUP

Recentemente sono stati introdotti nuovi provvedimenti normativi (Legge 26 febbraio 2010 n. 25 art. 3, comma 8-bis e successivo art. 43 del  Decreto-Legge 21 giugno 2013 n. 69, così come modificato dalla Legge di Conversione 9 agosto 2013 n. 98) che regolamentano ulteriormente l’ opportunità di espressione della dichiarazione di volontà per la donazione di organi e tessuti.

A seguito di ciò  gli Uffici di Anagrafe dei Comuni italiani possono  raccogliere e registrare la dichiarazione di volontà  al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità da parte dei cittadini maggiorenni.

L’iniziativa denominata “una scelta in Comune” consente di esprimere l’assenso o il diniego alla donazione, dopo la morte, in un contesto diverso da quelli precedentemente previsti dalla legge 1° aprile 1999, n. 91.

La predetta manifestazione di volontà costituisce una facoltà e non un obbligo e l’eventuale modifica può avvenire, presso i competenti uffici ASL,  in ogni momento.

Inoltre la volontà dichiarata, a meno di precisa  richiesta,  non viene annotata sul documento di identità e vale l’ultima espressione resa in ordine temporale.

E’ indispensabile che al cittadino, al momento della richiesta/rinnovo del documento all’Ufficio di Anagrafe,   vengano  fornite le informazioni necessarie  a consentirgli di esprimere una volontà il  più possibile consapevole.

Per questo i Comuni che aderiscono all’iniziativa devono  impegnarsi almeno su due fronti:

a) fornire istruzioni pratiche sulla nuova modalità di dichiarazione della volontà;

b) fornire gli elementi informativi atti ad  esprimerla in modo convinto;

Principalmente è opportuno che venga veicolato un chiaro messaggio sull’utilità di  manifestare, in vita, la propria volontà alla donazione,  anche in termini sociali e altruistici.

In tutte le questioni strettamente personali, quali ad esempio,  quella inerente la donazione di organi e tessuti,  sono  presenti  forti componenti psicologiche e sociali caratterizzate dalla presenza dei cosiddetti “fattori chiave” o “aspetti personali, sociali, organizzativi e professionali” (quali, ad esempio, la fiducia dei cittadini nella sanità pubblica, la comprensione del processo di donazione da parte della popolazione generale, le modalità delle attività organizzative e informative, la disponibilità  con la quale gli operatori sanitari di base si confrontano sul tema, con i loro assistiti) per cui assume un  valore enorme la sinergia operativa tra i vari attori,  direttamente o indirettamente coinvolti, del Sistema Sanitario Nazionale.

Agevolare l’iscrizione nel registro nazionale di coloro che vogliono  esprimere la volontà in tema di donazione costituisce una risposta istituzionale di contrasto alla cronica carenza di organi e tessuti e allo sfoltimento delle liste di attesa per il trapianto.

Indubbiamente l’iniziativa è anche da considerare un valido tentativo per raggiungere capillarmente la cittadinanza e un modo efficace per suscitare un momento di confronto all’interno delle famiglie italiane.  Il progetto  sarà tanto più efficace quanti più Comuni daranno la loro adesione andando ad operare con una modalità  informativa omogenea, peraltro abilmente messa a punto dal Centro Nazionale Trapianti, laddove ha previsto la predisposizione di documenti e software personalizzabili.

Un  ruolo assai importante nelle attività informative territoriali sul tema viene svolto anche dalle Associazioni di volontariato impegnate nel settore che, per loro natura, promuovono iniziative di grande rilevanza sociale a carattere culturale, sportivo o umanitario.

Quindi, fermo restando l’intrinseca validità, a livello diffusivo e informativo, vi è anche un altro aspetto per il quale l’aumento del numero degli iscritti (che non comporta automaticamente l’aumento del numero dei donatori e dei trapianti) potrebbe creare una proporzionalità diretta con l’aumento della consapevolezza sul tema.

Infatti l’intento donativo, per sua natura molto carico di significati personali e per questo tenuto riservato, può  essere aiutato ad emergere se ancorato alla singola identità di cittadino che viene così a trovarsi  al centro di un contesto di utilità sociale fino ad ora poco  considerato.

Questo fatto potrebbe, verosimilmente, indurre all’incremento  del numero delle espressioni di volontà utilizzando  un positivo effetto moltiplicatore.

Per concludere riteniamo che se vogliamo, per il futuro, assicurare la sostenibilità sociale della donazione di organi e tessuti dovremo continuare a fare ricorso ad iniziative “socialmente coinvolgenti” in modo da renderla sempre più “familiare”  e di conseguenza sempre più “accettabile”.