M. Figus, Unità Operativa Oculistica Universitaria, AOUP

La tecnologia con ultrasuoni ad alta frequenza (HIFU) negli anni 50 venne introdotta per la cura di alcune malattie neurologiche e successivamente negli anni 70’ venne applicata in oncologia per determinare un’ ipertermia prolungata a livello della massa tumorale. Per quanto riguarda l’oftalmologia l’applicazione degli HIFU ha riguardato sia patologie retiniche, sia del cristallino, che del plesso coroideale. In modo particolare, il trattamento del glaucoma con ultrasuoni ad alta frequenza, e’ stato sviluppato in Francia circa 10 anni fa ma è stato perfezionato solo nell’ultimo periodo grazie allo sviluppo di nuove sonde per il trattamento. Il meccanismo d’azione responsabile della riduzione della pressione intraoculare dopo HIFU è il risultato di varie componenti: la distruzione dell’epitelio pigmentato e non pigmentato del corpo ciliare, l’atrofia del muscolo ciliare, una ciclodialisi e un assottigliamento del tessuto sclerale stesso. L’intervento prevede l’utilizzo di una sonda circolare che si adatta perfettamente alla superficie oculare; all’interno della sonda sono presenti 6 trasduttori ciascuno dei quali produce un fascio di ultrasuoni focalizzato permettendo di agire contemporaneamente su più parti del corpo ciliare, sede della produzione dell’ umore acqueo. Il trattamento si esegue in sala operatoria  in anestesia topica. Il fascio di ultrasuoni generato dalla sonda può essere concentrato nei seguenti modi: geometricamente, per esempio attraverso lenti o con trasduttori sferici, elettronicamente, adeguando le relative fasi di elementi in una matrice di trasduttori. Gli ultrasuoni si propagano come un’onda acustica, che attraversa i tessuti, senza lesionarli, e trasformandosi in energia termica solo nel punto focalizzato. In medicina questi ultrasuoni focalizzati sono già ampiamente utilizzati nella terapia e cura di alcuni tumori, come già ricordato in precedenza, proprio per la capacità di determinare un’ablazione selettiva del tessuto tumorale senza lesionare i tessuti vicini. Per quanto riguarda le malattie oculari il campo di applicazione principale attualmente è il glaucoma; può essere usato sia nelle forme refrattarie alla terapia, quindi glaucomi avanzati già sottoposti a precedenti interventi chirurgici, sia in quelle forme di glaucoma primario o secondario dove la terapia medica crea allergie e danni alla superficie oculare; addirittura sono in studio trattamenti su occhi vergini rispetto alla tradizionale chirurgia del glaucoma.  Il fascio focalizzato nell’occhio colpisce il corpo ciliare provocando una ablazione pari a circa il 60% dei corpi ciliari stessi che progressivamente vanno in contro ad atrofia con riduzione della produzione di umore acqueo, e conseguente riduzione della pressione intraoculare. La procedura, grazie alle moderne tecnologie applicate, viene eseguita sotto guida ecografica ultrabiomicroscopica (UBM) quindi con una visione in diretta; la durata del trattamento è molto breve (meno di due minuti) poiché si trattano in contemporanea più parti del corpo ciliare, e in casi selezionati può anche essere ripetuta. In letteratura i dati sperimentali confermano la sicurezza e l’efficacia della metodica mettendo in evidenza la selettività del trattamento rispetto anche a metodiche convenzionalmente utilizzate in presenza di glaucomi refrattari; in particolare rispetto a tecniche come la ciclocrioablazione gli ultrasuoni focalizzati consentono di limitare gli effetti collaterali del trattamento quali la riduzione della acuità visiva, l’ipotonia persistente o nei casi ancora più gravi la ftisi bulbare, massimizzando il risultato ipotensivo.