M. Zanobini

MD PhD Cardiochirurgo presso Centro Cardiologico Milano

Casa di Cura San Rossore Pisa

L’apparato valvolare mitralico è una struttura dalla complessa architettura anatomica che separa due camere cardiache, l’atrio ed il  ventricolo di sinistra, regolando tra di esse il flusso di sangue unidirezionale ed impedendone al contempo il rigurgito, in rapporto alle diverse fasi del ciclo cardiaco.

La valvola mitrale può essere interessata da due alterazioni principali nel suo funzionamento: la stenosi o piu’ frequentemente il rigurgito. Quest’ultimo può talora nascere da un difetto che non interessa in primis i lembi della valvola stessa, ma le corde tendinee che, prendendo origine dalla testa dei muscoli papillari si inseriscono nella loro estremità distale sul margine libero, e non solo, dei lembi mitralici; controllando di fatto l’agile e regolare escursione dei lembi della valvola. Se immaginiamo la valvola mitrale come un ponte, di cui i muscoli papillari, con le relative corde tendinee, costituiscono i tiranti, appare intuitivo come, in caso di un cedimento di uno di questi tiranti,  il  ponte (la nostra valvola mitrale) possa diventare meccanicamente insufficiente. Se ci spostiamo all’interno delle camere cardiache, la conseguenza di questo indebolimento strutturale è una chiusura non completa della valvola, e quindi il rigurgito di sangue in atrio sinistro.

Le cause più frequenti di questa tipologia di insufficienza valvolare mitralica sono l’allungamento o la rottura di una o più corde tendinee, che rientrano nell’ambito della cosidetta malattia degenerativa.

Ad oggi i centri di Chirurgia Cardiaca sono in grado di offrire per questa malattie le opzioni chirurgiche tradizionali: sternotomia o mini-toracotomia, circolazione extracorporea, arresto cardiaco, apertura dell’atrio sinistro, riparazione valvolare.

Da alcuni anni solo in Centri in cui si investe nell’innovazione tecnologica in ambito cardiovascolare si può disporre di innovativi devices mini-invasivi per ripristinare il corretto funzionamento della valvola, con intervento diretto sulle corde tendinee. Il sistema Neochord, per l’appunto, è stato concepito per sostituire le corde tendinee danneggiate o rotte della valvola mitrale attraverso il rilasciamento di nuove corde tendineee artificiali (o neo-corde), a cuore battente e senza circolazione extracorporea, in modo da preservare gli elementi anatomici non strutturalmente alterati.

Il sistema Neochord

La procedura viene ormai routinariamente eseguita e prevede, in anestesia generale, la realizzazione di una mini-incisione cutanea toracica antero-laterale sinistra (circa 4 cm), attraverso la quale si procede ad introdurre una guida diretta verso l’apice cardiaco. Il catetere così posizionato consente di rilasciare, e successivamente ancorare alla valvola, più corde artificiali in Goretex, della lunghezza di circa 5-7 cm e dello spessore di circa 1 mm. Le neo corde impiantate da un punto di vista strutturale sono le medesime corde, quindi ben testate, che vengono utilizzate nella chirurgia tradizionale; esse quindi mantengono in maniera sufficientemente fedele le caratteristiche anatomiche di resistenza delle corde “naturali” e nel contempo ne riproducono la fisiologica flessibilità. L’intervento viene eseguito sfruttando come guida le immagini ottenute dall’ecocardiogramma transesofageo tridimensionale intra operatorio, che verificano il corretto posizionamento, l’adeguata lunghezza delle neocorde ed il loro ottimale grado di tensione, al fine di ridurre/eliminare il rigurgito patologico.

I risultati finora ottenuti sono davvero entusiasmanti, con netto miglioramento della sintomatologia dei pazienti, basso tasso di complicanze e tempi brevi di dimissione ospedaliera, con una media di 4-5 giorni di degenza in Reparto cardiochirurgico, senza necessità di riabilitazione post-operatoria. E quindi con una rapidissima ripresa e ritorno alla vita normale.

La tecnologia Neochord è stata sviluppata presso la Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), ed è ormai riprodotta in modo sicuro e standardizzato presso il Centro Cardiologico Monzino di Milano.

Essa trova un’indicazione terapeutica nel trattamento dell’insufficienza mitralica in tutti i pazienti affetti da malattia da prolasso, ed offre l’innegabile vantaggio dell’incisione di piccole dimensioni, ma soprattutto il mancato ricorso alla circolazione extracorporea e all’arresto cardiaco ed oggigiorno occupa, a giusta ragione, un ruolo di primo piano nello scenario in sviluppo delle tecniche chirurgiche cardiache mini-invasive.