P. Vitti Dipartimento Specialità Mediche, AOUP

E’ una piccola ghiandola a forma di farfalla collocata davanti alla trachea, alla base del collo. Quasi non ci accorgiamo della sua esistenza, eppure è fondamentale per il buon funzionamento del nostro organismo.

La tiroide infatti controlla il metabolismo e il consumo di energia, regola la frequenza cardiaca, il colesterolo, il peso corporeo, la forza muscolare, l’attività cerebrale, agisce perfino su pelle, capelli e molto altro ancora. A volte però qualcosa nel suo funzionamento si inceppa, e allora bisogna correre ai ripari. Si tratta quasi sempre di patologie lievi che però colpiscono frequentemente, in modo particolare le donne: ci sono forme in cui si produce un ingrandimento della tiroide stessa, spesso accompagnato dalla formazione di noduli, altre in cui la ghiandola funziona troppo e troppo poco, e anche casi di tumore. In molti casi i sintomi non rimandano immediatamente a un problema tiroideo, per cui spesso si scopre di esserne affetti quasi casualmente, magari con un’ecografia fatta per altri motivi. Fortunatamente la percentuale di guarigione è altissima. Le principali e più diffuse malattie della tiroide il “gozzo” accompagnato in molti casi dalla presenza di noduli tiroidei, l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e molto più raramente il cancro.

Il gozzo, riconoscibile come rigonfiamento sul collo, oltre che talvolta da difficoltà a inghiottire o a respirare, è oggi fortunatamente abbastanza poco frequente, è causato in larga misura da una carenza di iodio e da predisposizione genetica. Oggi sono molto più frequenti piccoli noduli della tiroide che vengono evidenziati con l’ecografia del collo. Una causa fondamentale di gozzo nodulare è una carenza di iodio,  elemento necessario per la produzione dell’ormone tiroideo (tiroxina e triiodotironina), che possiamo procurarci solo attraverso l’alimentazione: ne sono ricchissimi tutti i tipi di pesce, particolarmente i crostacei, e anche il cosiddetto “sale iodato”, che si trova facilmente in commercio. Lo sforzo compiuto dunque dalla tiroide per catturarne il più possibile provoca anche un aumento del numero delle cellule tiroide e quindi un ingrandimento della ghiandola, che col tempo possono portare allo sviluppo di noduli, benigni nella maggior parte dei casi. A volte il gozzo si forma invece per una predisposizione genetica e familiare. Eliminarlo è difficile, ma si può cercare di bloccarne la crescita con una terapia farmacologica a base di tiroxina.

Fondamentalmente genetica è invece la causa di ipotiroidismo e ipertiroidismo, che provocano un mal funzionamento della ghiandola. Nel primo caso, che investe dal 2% al 5% delle donne, questa lavora poco, quindi fatica a produrre i suoi ormoni e rallenta molte funzioni dell’organismo, provocando stanchezza fisica e mentale, sensazione di freddo, battito cardiaco più lento, depressione, gonfiori e pelle secca. Richiede una terapia con farmaci a base di tiroxina, e non guarisce mai definitivamente.

Al contrario, nella forma più diffusa di ipertiroidismo nota come morbo di Basedow, che colpisce il 2% delle donne tra i venti e i quarant’anni, la ghiandola funziona eccessivamente, causando tachicardia, irritabilità, insonnia, tremori e sudori, perdita di peso, insofferenza al caldo, gozzo e spesso anche esoftalmo, vale a dire occhi sporgenti e particolarmente irrorati di sangue. Si risolve definitivamente con i farmaci solo in 1 caso su 3, negli altri occorre l’asportazione chirurgica della tiroide, oppure una terapia radiometabolica con un isotopo radioattivo dell iodio, lo iodio 131.

Esiste un’altra forma di ipertiroidismo non genetica, più difficile da riconoscere perché quasi asintomatica, e deriva da un gozzo nodulare che lentamente nel tempo produce noduli capaci di produrre ormoni tiroidei in eccesso. A differenza del morbo di Basedow, questa forma di ipertiroidismo si instaura soprattutto in età avanzata, colpisce entrambi i sessi allo stesso modo e non raggiunge mai una guarigione completa con i farmaci antitiroidei, ma solo con le altre due soluzioni.

Molto raro e quasi mai letale, infine, il cancro, provocato da un’alterazione dei geni che regolano i meccanismi di crescita delle cellule tiroidee. Si manifesta come un nodulo tiroideo ed  è diagnosticabile  con certezza soltanto con l’apposito esame dell’agoaspirato, che individua eventuali alterazioni maligne delle cellule.   In questo caso il tumore va asportato chirurgicamente per poi procedere con la terapia radiometabolica con lo iodio radioattivo, eliminando, nella maggior parte dei casi, definitivamente il pericolo.

Come ogni anno, gli allievi della Scuola di Endocrinologia Pisana hanno commemorato l’anniversario della scomparsa del Professor Aldo Pinchera con un evento scientifico che li ha visti riuniti per discutere, come lui amava fare, le ultime novità nell’ambito endocrinologico. L’evento si è svolto in data 14 ottobre 2016 presso il Bastione San Gallo al Giardino Scotto e ha visto coinvolti non solo molti degli endocrinologi diplomatisi presso questa prestigiosa Scuola ma anche altri che per motivi vari sono legati alla Endocrinologia Pisana. Il convegno si è aperto con una lettura magistrale sulla oftalmopatia basedowiana centrata sui cambiamenti sia della patologia che dei suoi trattamenti avvenuti nelle ultime decadi seguito poi da un simposio sulle varie conseguenze della insulino resistenza e sulle relazioni di questa patologia con l’obesità e il cancro della tiroide. Successivamente ci sono state una serie di relazioni sull’uso convenzionale e non convenzionale del TSH umano ricombinante nella pratica clinica. Nell’ambito del convegno sono stati previsti ampi spazi per la discussione interattiva tra docenti e discenti necessari per raggiungere quello che è lo scopo di questo convegno e cioè il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutti.