C. Rossi, G. Gambaccini,

M. R. Maluccio, C. Frittelli, R. Galli

Azienda U.S.L. Toscana Nord Ovest – Dip. Specilità Mediche

Area Omogenea Patologie Cerebro e Cardio Vascolari

U.O.C. Neurofisiopatologia – P.O. “F. Lotti” Pontedera

Uno dei disturbi che più comunemente conduce il paziente all’attenzione del medico curante è la vertigine, preceduta in percentuale soltanto dal dolore toracico di qualsiasi tipo e dalla sensazione di astenia: la frequenza è tale da interessare il 50% della popolazione al di sopra dei 65 anni.

Viene generalmente definita come una sensazione sogget- tiva o oggettiva di movimento, caratterizzata da una percezione erronea di moto del corpo nello spazio e può assumere spesso carattere rotatorio (vertigine soggettiva) o di rotazione dell’ambiente circostante (verti- gine oggettiva). In genere quasi tutte le forme di vertigine sono accompagnate da sintomi neurovegetativi (nausea, vomito, sudorazione, pallore e ipotensione).

L’equilibrio è una risultante dell’interazione tra le informazioni fornite dai sistemi visivo, propriocettivo e vestibolare, e una sua alterazione, associata a comparsa di vertigine, può derivare da interruzioni a qualsiasi livello di tale circuito di integrazione.

L’individuazione della eziopatogenesi della sintomatologia vertiginosa indirizzerà il clinico verso approcci diagnostici e terapeutici differenti, ma spesso risulta addirittura amletico il dubbio che si pone di fronte alla discriminazione tra una vertigine di origine centrale e periferica (tabella 1). Di aiuto può risultare il riconoscimento di insorgenza acuta, e appunto ictale, del disturbo, che può nascondere una patologia cerebrovascolare alla base. Generalmente inoltre, un danno del sistema nervoso centrale, in accordo all’area cerebrale coinvolta, può determinare una costellazione di segni e sintomi oltre la vertigine: cefa- lea, paralisi dei nervi oculomotori, disturbi cerebellari, motori o sensitivi. In corso di stroke soltanto l’1% della popolazione presenta solo un segno o sintomo.

Le problematiche del sistema centrale che possono determi- nare la comparsa di vertigine comprendono:

– malattie cerebrovascolari (TIA/ ictus ischemico o emorragico del circolo posteriore, dissecazione delle arterie vertebrali, sindrome da furto della succlavia)
– malattie demielinizzanti
– neoplasie parenchimali / extra – parenchimali
– epilessia vestibolare
– emicrania
– patologie neurodegenrative
– trauma cranico

Un evento vascolare deve sempre essere sospettato laddove siano presenti fattori di rischio vascolari: età al di sopra dei 50 anni, patologie emocoagulative anamnestiche, traumatismi cervicali (es. manipolazioni, tamponamenti). Si ribadisce comunque la necessità di riconoscere la presenza di segni neurologici (bilaterali o “alterni”) associati, ricordando che vertigini isolate croniche raramente riconoscono un’origine vascolare.

Tabella 1

Imbattersi in una sintomatologia vertiginosa a seguito di trauma cranico è estremamente frequente: talvolta la causa può nascondersi in una frattura della rocca petrosa e conseguente sofferenza labirintica o in uno brusco stiramento del tronco con secondaria sofferenza transitoria e non documentabile delle strutture di controllo dell’equilibrio.

La vertigine, insieme alla cefalea, è comunque riferita molto frequentemente nelle sindromi posttramatiche e tende a mantenersi: rientra generalmente in un disturbo complesso di tipo psichico secondario all’eventuale stato di shock, talora anche favorita da sindromi da indennizzo. In questi casi il disturbo è sempre di tipo soggettivo come nelle forme legate agli attacchi di panico.

Nell’anziano inoltre riconsiderare l’anamnesi farmacologica (tabella 2) può essere da guida nello svelare un quadro di ipotensione ortostatica, disturbo reversibile che spesso può causare vertigine (associata talvolta a cadute ed episodi sincopali).

In conclusione, occorre sottolineare la necessità di eseguire un esame di neuroimmagine nei casi di vertigine complessa o nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare noti: la TC encefalo senza mdc rimane il test diagnostico di prima scelta per la rapida acquisizione delle immagini, accessibilità della metodica, sensibilità per le lesioni emorragiche. Nei casi sospetti (trauma cervicale, massaggi, interessamento di più nervi cranici, alterazione stato di vigilanza) tuttavia occorrerà optare per una angio RM encefaloche permetta una rapida diagnosi ed ottimizzazione della terapia.