G. Fontanini Ordinario Anatomia Patologica, Dip. Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e di Area Critica, Univ. Pisa

 

Nel mondo della medicina non tutte le figure professionali sono conosciute in egual misura e una delle figure professionali più “misteriose” è proprio l’anatomo-patologo. E’ quasi divertente lo sguardo perplesso di un interlocutore a cui riferisci “faccio l’anatomo-patologo”. Questo perché, nell’immaginario comune, il lavoro dell’anatomo-patologo è quasi inevitabilmente associato a situazioni che provocano una sorta di inquietudine (per esempio l’esecuzione di una autopsia).

L’associazione con tali situazioni conferisce una connotazione “noir” ad una attività che, in realtà, dovrebbe essere inquadrata positivamente, come tutte le attività mediche, essendo volta a perseguire la guarigione della malattia.

Ma cosa fa realmente l’anatomo-patologo? Le sue attività sono numerose e variegate ed oggi, più di un tempo, indispensabili nel percorso diagnostico e terapeutico di un paziente, soprattutto in ambito oncologico. Negli ultimi anni l’anatomo-patologo ha contribuito alla conoscenza delle varie patologie umane, osservandone le caratteristiche morfologiche, le modalità con cui le cellule dei singoli tessuti si modificano nel corso di una specifica malattia, si dispongono e si aggregano o aggrediscano le cellule normali vicine; tutto questo attraverso l’interposizione e l’aiuto di una lente di ingrandimento-il microscopio-.

Partendo da un organo o da un frammento di tessuto, sia esso ottenuto tramite biopsia o resezione chirurgica, l’anatomo-patologo è in grado di rilevare le caratteristiche più “nascoste” delle singole cellule, riuscendo a formulare nella maggior parte dei casi, una “diagnosi” che identifica e da un nome ad ogni specifica lesione. Tutto questo in virtù di conoscenze approfondite e tecnologie sempre più sofisticate.

Il ruolo dell’anatomo-patologo è quindi diventato fondamentale nell’universo della medicina moderna: nessuno di noi potrebbe immaginare di non avere la possibilità di distinguere una lesione infiammatoria da una lesione tumorale o un tumore benigno da un tumore maligno. Ed è proprio nell’ambito dei tumori che l’anatomo-patologo svolge oggi la sua attività più importante. Con i suoi strumenti riconosce la cellula tumorale, le da un nome, la isola dal tessuto e ne studia le caratteristiche “intrinseche” a livelli via via più approfonditi, “estraendo” dalla cellula stessa  parti del suo patrimonio genetico (DNA, RNA) e studiando quelle alterazioni che nel tempo l’hanno danneggiata nei suoi meccanismi perfetti di regolazione dalla nascita, alla crescita, alla senescenza ed alla morte.

Ogni singola informazione così ottenuta, viene integrata con i dati clinici del singolo paziente e trasferita in “un responso diagnostico” che favorisce la definizione “precisa” e “personale”  di ogni singola patologia, che risulta diversa e unica per ogni singolo paziente.

Attraverso questo percorso, negli ultimi decenni, il ruolo dell’anatomo-patologo si è in parte trasformato: l’anatomo-patologo è uscito dal suo angolo fatto di sedia, tavolo e microscopio ed è entrato più direttamente in contatto con il paziente e con le sue problematiche; in questo modo è diventato parte integrante di un nuovo approccio diagnostico e terapeutico, rigorosamente basato sulle evidenze scientifiche  (morfologiche, biologiche e molecolari specifiche di ogni singola malattia), integrandosi con tutte le altre professionalità mediche coinvolte.

Le informazioni che oggi l’anatomo-patologo è in grado di fornire, partendo da una cellula morfologicamente ben identificata, possono riguardare e aiutare a definire non solo la sfera diagnostica di una specifica patologia (che tipo di lesione è?), ma anche la sfera prognostica (come evolverà la lesione?), e la sfera predittiva di risposta ad uno specifico trattamento (a quale farmaco risponderà questa lesione?).

Con quali strumenti e dove lavora oggi l’anatomo-patologo? La tecnologia per l’anatomia patologica moderna, rappresenta un valore aggiunto ed una inesauribile risorsa per il miglioramento delle attività diagnostiche, soprattutto in campo oncologico. Nei moderni laboratori di Anatomia Patologica Molecolare sono disponibili strumenti estremamente sofisticati ma anche molto versatili in grado di coniugare l’analisi strutturale dei tessuti e delle cellule con l’analisi bio-informatica e con specifici modelli matematici. Le strutture portanti delle cellule “malate” possono essere analizzate nelle loro più piccole alterazioni.

Non più solo il microscopio dunque per l’attività dell’anatomo-patologo, ma numerosi altri strumenti (microdissettori laser, analizzatori di immagine, sequenziatori di ultimissima generazione), capaci di prelevare da un tessuto anche un’unica, singola cellula, ricavarne una immagine digitalizzata, evidenziarne la struttura molecolare rilevandone le alterazioni della “successione ordinata delle basi nucleotidiche”, gli  elementi portanti del DNA.

Questo nuovo modo di studiare le cellule malate e le loro alterazioni danno all’anatomo-patologo la possibilità di essere più vicino al paziente, perché proprio dall’anatomo-patologo parte l’informazione per il clinico.

Lo sguardo perplesso di chi non ha chiaro quindi il ruolo di questo “strano medico” rimasto per decenni nell’ombra ed associato a “strane attività”, oggi, nell’era della “medicina di precisione”, mirata e ritagliata sul singolo paziente, sarà forse un po’ meno confuso: l’anatomo-patologo è un “medico vero”, che con molti altri medici (chirurghi, radiologi, endoscopisti, oncologi) è in prima linea per cercare di migliorare la vita dei pazienti.